Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via Antonio Lo Frasso

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia.

di Annalisa Pirastu

Antonio Lo Frasso nacque ad Alghero nel 1540.
Sono scarse le notizie sulla sua vita. Le poche informazioni che sono documentate sono desunte dalle narrazioni su sè stesso contenute nelle sue opere, in cui si autodefinisce militar sardo de la ciudad de L’Alguer.
Lo Frasso racconta di essere stato ingiustamente accusato per un omicidio che avrebbe compiuto per amore di una ragazza di Alghero. Condannato dalla legge subì il carcere ed in seguito venne costretto a lasciare la Sardegna e dovette rifugiarsi a Barcellona, negli anni tra il 1565 e il 1571.
A Barcellona pubblicò il suo primo libro nel 1571, intitolato “Los mil y dozientos consejos y avisos discretos sobre los siete grados y estamentos de nuestra humana vida”. Consigli in versi presumibilmente rivolti ai suoi figli che continuavano a vivere in Sardegna.

Lo Frasso e’ famoso soprattutto come autore dell’opera “Los Diez libros de Fortuna de Amor”, romanzo citato da Miguel de Cervantes nel suo Don Chisciotte. Nel libro le avventure del protagonista Frexano, che altri non è se non lo stesso Lo Frasso, ricostruiscono appunto la sua biografia. Lo sfortunato amore del pastore Frexano per l’algherese Fortuna, si svolge durante la competizione tra i buoni pastori, e i cattivi porcai. Tale ricostruzione storica si ispirerebbe al conflitto avvenuto in Sardegna negli anni 1540-50, tra i seguaci del viceré e i nobili isolani fedeli alla Corona. Frexano parteggia per i pastori e mentre si trova in prigione perde l’amata che va sposa a un altro pastore.

Nel Don Chisciotte mentre l’hidalgo giace a letto per le bastonate che la sua prima avventura gli ha procurato, il barbiere e il curato, suoi cari amici, decidono di bruciare i libri che influenzano negativamente la mente del cavaliere. La cernita offre lo spunto per ironizzare sulle inverosimili trame e gli strampalati personaggi della letteratura cavalleresca. “I dieci libri di Fortuna e di Amor” si salvano dal falò che i due preparano perché vengono apprezzati. Il curato esclama “Non è stato mai composto un libro tanto strambo e divertente come questo. Nel suo genere è il migliore e il più singolare di quanti di questa specie hanno visto la luce: e chi non lo ha letto può dire di non aver mai letto cosa di gusto.”

Le vicende di Lo Frasso e Cervantes si intersecano anche nella realtà ; Cervantes partecipa alla battaglia di Lepanto dove viene ferito. Ne “Il verdadero discurso de la Batalla de Lepanto”, Lo Frasso fa una descrizione esatta degli eventi che portano a credere che ne fu testimone oculare, se non addirittura in veste di militare impegnato in prima linea. Cervantes passò l’inverno del 1573-74 in Sardegna ma non è dato sapere se i due si conobbero.

In seguito Lo Frasso pubblicò “El verdadero discurso de la gloriosa victoria”, dove narra le vicissitudini da lui vissute durante la battaglia di Lepanto.
La sua fama rimane ancorata ai “Diez libros”. L’opera era molto popolare e veniva citata dalle dame iberiche come sfoggio di grazia e sapienza. Cervantes, nel “El Vizcaíno fingido”, consiglia i “Diez libros de Fortuna d’Amor” come lettura adeguata alla donna che desidera fare bella figura in società.
Lo Frasso morì a Cagliari intorno al 1600.