Bootcamp, imprese a scuola di innovazione

L’università di Cagliari ha chiuso con successo la terza edizione del seminario formativo. Applicazioni su casi concreti, strategie commerciali e di sviluppo, mercati. All’Horse country di Arborea coinvolti cinque dipartimenti. “Il futuro si affronta migliorandosi e sapendo innovare” ha detto il pro rettore Maria Chiara Di Guardo

di Antonio Tore

 Si è chiusa all’Horse country resort di Arborea la terza edizione del Contamination Bootcamp curato dal Crea (Centro servizi imprenditorialità e innovazione) dell’Università di Cagliari. I lavori si sono svolti con la partecipazione dei ricercatori dell’ateneo, numerose aziende di diversi settori merceologici e produttivi e i fondatori di start up innovative – con la preziosa conduzione di Augusto Coppola, esperto di contaminazione didattica e start up. Il workshop, così come nelle precedenti edizioni tenutisi a Sardara e Arbatax, si è chiuso con il segno più. In prima fila gli esperti dei dipartimenti di Ingegneria (Civile, ambientale, architettura; Meccanica, chimica, materiali; Elettrica ed elettronica), Scienze economiche e aziendali, Matematica e informatica.

Innovazione e gioco di squadra. Per guardare al futuro e affrontare un mercato in profonda trasformazione, saper innovare è fondamentale. Con il Contamination Bootcamp le imprese imparano a generare innovazione in modo collaborativo e condiviso anche grazie ad esperti di venture capital, ricercatori e startupper. Problematiche reali della propria azienda vengono affrontate e risolte. Inoltre, i manager si impadroniscono degli strumenti per affrontare le sfide e i problemi di domani. “In sostanza – spiega Maria Chiara Di Guardo, pro rettore per Innovazione e territorio – si è tenuta una efficace esperienza di Open innovation. Ovvero, un’opportunità per aziende che vogliono davvero migliorarsi con uno strumento potente per attivare il cambiamento e innescare un circolo virtuoso dell’innovazione”.

Il bersaglio. “Gli imprenditori indicano l’obiettivo e descrivono la propria esigenza innovativa.
I nostri ricercatori mettono a disposizione saperi specifici, competenze acquisite in ambito universitario e gli startupper contribuiscono al processo di innovazione con la creatività, grazie all’analisi dei problemi d’oggi con strumenti alternativi, al passo coi tempi. Tre mondi che dialogano tra loro grazie all’aiuto di un esperto ventur capital, che coordina, attraverso metodologie lean, tutte le fasi di lavorazione del processo di innovazione. La forza di un’idea vincente d’altronde risiede nel lavoro di squadra, nella contaminazione reciproca” rimarca la professoressa Di Guardo, direttrice e responsabile scientifica del Crea dell’Università del capoluogo. Alla quattro giorni hanno preso parte, tra gli altri, i ricercatori Annalisa Bonfiglio, Manuel Castriotta, Paolo Sanjust, Michele Mascia, Maurizio Atzori, Sara Cuccu e Ludovica Moi.

 La parola alle aziende. “Bootcamp unisce e armonizza la creatività umana, l’innovazione e il mercato. Il risultato è un sogno che si realizza attraverso un team unico al mondo” ha detto Fabio Mereu di Playcar. Per Francesco Russo di Vestis “mettersi in discussione sempre, riconoscere i propri limiti è fondamentale”. Giuseppe Delogu del Gallo Bianco: “È stata un’esperienza bellissima. Un’occasione di crescita personale, aziendale e networking. Da ripetere”. Infine, Francesca Migheli di Space: “Contamination Bootcamp, un luogo in cui si creano connessioni, un ambiente che apre la mente, in cui si impara facendo e ci lascia ispirare”.

Ai lavori ha preso parte anche il Crs4. Tra gli startupper, in primo piano Anna Maria Laddomada, Davide Emilio Lobina, Michela Murgia, Sara Loi e Marcello Rosas.