Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Fordongianus

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Fordongianus è un comune della provincia di Oristano di circa 800 abitanti  e si torva nella regione storica del Barigadu.

Fordongianus, è particolarmente importante per la sua posizione geografica che lo vede incuneato tra i monti della valle del Tirso, naturale via di penetrazione dalla pianura all’entroterra e punto di contatto tra i due diversi mondi. La città è presente nell’Itinerario Antonino, strada romana che andava da Caralis a Turris Libisonis (Porto Torres) e ad Olbia.

Il territorio di Fordongianus è disseminato di testimonianze preistoriche: le necropoli a domus de Janas di Domigheddas e di Gularis, scavate nella roccia e inserite in splendidi contesti ambientali, e i nuraghi Paranu Antoni e Putzola, sulle rupi dei monti Maiori e Ollastra, modellate da vento e acqua in forme bizzarre.

L’eredità nuragica più importante nelle vicinanze di Fordongianus – nel territorio di Villanova Truschedu – è il nuraghe santa Barbara, composto da una torre originaria cui si aggiunse un secondo edificio minore raccordato da cortine murarie. Poco oltre san Lussorio, c’è la zona di Balargianus, con boschi, orti e vigneti. Emozionante è la scalata del monte Grighini, dove affiorano filoni di quarzo. Nella sua vallata spicca la giara di Casteddu Ecciu dalle vertiginose pareti, con le rovine di un nuraghe e di un castello, da cui potrai scendere per ammirare il monolite di su Crastu Ladu.

Il toponimo deriva dalla locuzione lat. Forum Traiani «Foro di Traiano», la quale indicava un campo trincerato che i Romani fecero all’epoca ed in onore dell’imperatore Traiano (98-117), in funzione di contenimento delle incursioni che gli Ilienses o Barbaricini facevano contro i Romani e contro i Sardi romanizzati del Campidano. Con questa medesima funzione restò fino al periodo della dominazione bizantina, quando, forse durante il regno di Giustiniano (527-565), fu circondato da mura e fornito di un acquedotto.

Il toponimo, nella pronunzia locale, ha conservato la originaria desinenza del genitivo latino.

Fin dalla sua fondazione fu un centro rinomato per le sue terme, che sfruttavano una fonte naturale di acqua calda e curativa.

Qui si trova un’iscrizione che testimonia come l’attività delle genti della Barbaria fosse ancora viva nel I secolo d.C. poiché furono queste a dedicare un’iscrizione ad un imperatore, probabilmente Tiberio, rinvenuta nel Forum Traiani.

Sfruttando la fonte sorse, proprio presso il fiume, un vasto edificio termale (che costituisce oggi il nucleo dell’attuale area archeologica) caratterizzato da una grande piscina, in origine coperta, in cui giungono le acque calde temperate con un’aggiunta di acqua fredda.

L’aspetto curativo delle terme è sottolineato dal rinvenimento di due statue del dio Bes, divinità legata ai culti salutiferi, e la loro importanza è messa in evidenza dalla recente scoperta di un piccolo spazio sacro dedicato alle ninfe, divinità delle acque.

Le terme presentano i resti di tre ambienti: il calidarium, il tiepidarium, il frigidarium. In origine le terme erano coperte da un tetto sostenuto da archi che univano tra loro le varie vasche creando delle volte a botte. Sui bordi delle vasche sono incisi dei disegni che rappresentano le ninfe che erano le divinità dell’acqua. Il pavimento era fatto a mosaico (rimangono alcune tracce) e il soffitto delle vasche era fatto con pasta vitrea azzurra per ricordare il riflesso dell’acqua. L’accesso alle terme era probabilmente a sud, dove si apriva un’ampia piazza lastricata, delimitata da una scalinata.

Alla fine dell’impero romano, nel 534 d. C. , venne istituita la sede del Dux, comandante supremo delle milizie bizantine e per un certo periodo Fordongianus prese il nome di Chrisopolis, “città dell’oro”, in virtù della presenza della cassa aurea per gli stipendi delle milizie.

In un’area vicina all’attuale centro abitato è stato rinvenuto l’anfiteatro, vicino alla necropoli tardo-antica sulla quale fu edificata nell’XI secolo la chiesa di san Lussorio.

Durante il medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fu capoluogo della Curatoria di Parte Barigadu ma, nel XIV secolo il capoluogo fu trasferito a Busachi. Alla caduta del Giudicato entrò a far parte del Marchesati di Oristano e, alla sconfitta di quest’ultimo, passò sotto il dominio aragonese, ove divenne un feudo incorporato nell’Incontrada di Parte Barigadu. Nel  1790, in epoca sabauda, fu dato in feudo alla famiglia Manca Ledà, che nel 1829 la unirono con Villanova Truschedu nella contea di San Placido. Fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Fordongianus è conosciutissimo anche per la presenza di numerose cave di pregiata trachite di diversi colori. Nella “capitale” della trachite, la lavorazione di questa pietra ha assunto un ruolo di primaria importanza per l’economia del paese dove sorgono cave e laboratori artigiani nei quali la tenera e malleabile pietra viene facilmente lavorata e scolpita. Inoltre Fordongianus ospita, dal 1990, ogni estate tra luglio e agosto, un importante concorso di scultura che costituisce un’occasione di incontro e confronto tra artisti provenienti da tutto il mondo.

L’abilità degli scalpellini storici si mostra in tutta la sua maestria in alcune abitazioni seicentesche. Tra queste merita particolare attenzione la “casa aragonese“, in trachite rossa, con eleganti cornici che contornano porte e finestre finemente decorate e scolpite secondo lo stile gotico- catalano.

Costruita alla fine del Cinquecento-Seicento e così chiamata per i motivi gotico-aragonesi che la decorano, la Casa Aragonese fu abitata fino al 1978 e poi divisa in due parti, di cui una è oggi adibita a museo mentre l’altra è stata acquistata recentemente dal Comune di Fordongianus. La casa è preceduta da un ampio loggiato con colonne in  trachite rossa, di cui alcune ristrutturate. Anche le finestre sono in trachite rossa, decorate con motivi floreali e religiosi.

La finestra più interessante è quella della cosiddetta “camera degli sposi”. All’interno vi sono delle finestre costruite con una tecnica particolare chiamata “arco inflesso” o “carenato” di chiara  origine araba.

Non lontano, sorge la cinquecentesca chiesa parrocchiale di san Pietro aspostolo in trachite rossa, rifatta in epoca moderna. A pochi chilometri dal paese, vicino alle terme e all’anfiteatro romano, sorge la chiesetta di san Lussorio, costruita dai monaci vittorini attorno al 1100 su una cripta paleocristiana. Suggestive sono le muristenes, che durante la festa, a fine agosto, si animano di novenanti.

Tra le festività e le manifestazioni si ricordano: S. Antonio Abate (16- 17 gennaio), S. Lussorio e S. Archelao (dal 21 al 29 agosto) e la mostra dell’artigianato che si svolge nel mese di agosto.

 

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