Una piccola storia: Lucifero, vescovo di Cagliari e Paladino della ortodossia cristiana 

Lucifero santo e vescovo di Cagliari. Per suo merito  nel IV secolo, grazie anche al sacrificio di Sant’Efisio e di tanti altri martiri sardi, è una città conosciuta e centro di discussioni religiose e dogmatiche. Gli ultimi anni della vita di Lucifero non sono conosciuti, si sa che nel 362 rientra a Caralis dove muore nel 370.

Di Sergio Atzeni 

Lucifero vive nel IV secolo dopo Cristo, la sua data di nascita non si conosce esattamente, sono anni in cui il cristianesimo esce allo scoperto grazie all’Editto di Milano di Costantino del 313 che concede ai cristiani di professare liberamente la loro religione.

Lucifero nel 354 viene inviato dal pontefice Liberio, insieme al sardo Eusebio vescovo di Vercelli, presso l’imperatore Costanzo.

Lo scopo è quello di protestare contro la sua posizione in favore dell’eresia di Ario che nega la natura divina di Cristo sancita nel concilio di Nicea.

Costanzo per reazione convoca un concilio a Milano nel quale mette in minoranza Atanasio vescovo di Alessandra che difende con tutte le forze la dottrina sulla natura divina di Cristo, costringendolo all’esilio. 

Eusebio e Lucifero difendono la posizione del consiglio di Nicea e insieme a Dionigi vescovo di Milano non si uniscono alla condanna di Atanasio come la maggior parte dei vescovi d’occidente. Lucifero rientra a Cagliari e per meglio contrastare l’eresia ariana fonda la “setta luciferina” che si batte per far trionfare l’ortodossia cristiana.

Per questa sua posizione contro l’imperatore Lucifero è processato e sottoposto a dolorose torture e infine condannato.
Il vescovo di Cagliari viene inviato in esilio prima in Siria poi in Palestina ma, nonostante la condanna, tenta in tutti i modi di convincere l’imperatore a non appoggiare l’eresia ariana e per questo viene trasferito in una zona sperduta dell’alto Egitto per costringerlo all’isolamento e impedirgli quindi ogni contatto con altre persone. 

Nel 361, muore Costanzo e il nuovo imperatore, Giuliano l’Apostata, richiama Lucifero che però protesta nei confronti dei vescovi che si erano schierati in favore dell’eresia di Ario chiedendo che fossero perdonati ma privati dalla dignità episcopale.

Un sinodo di vescovi convocato ad Alessandria nel 362 non è dello stesso parere, allora con Lucifero si schierano altri vescovi una volta perseguitati per la lotta in difesa dell’ortodossia: nasce per questo uno scisma denominato “Luciferiano”.

Per merito del suo vescovo Caralis in quei tempi, grazie anche al sacrificio di Sant’Efisio e di tanti altri martiri sardi, è una città conosciuta e centro di discussioni religiose e dogmatiche. Gli ultimi anni della vita di Lucifero non sono conosciuti, si sa che nel 362 rientra a Caralis dove muore nel 370.

Le sue spoglie sono forse tumulate proprio sotto l’attuale chiesa a lui dedicata nell’omonima via che comprende tre edifici funerari attribuiti al III e IV secolo e conosciuti come il sacello di San Lucifero, di Rude ed Eliano e di San Lussorio.
Il monumento del santo è situato sotto il presbiterio della chiesa e si presenta diviso in due livelli e a pianta quadrata: al centro era collocato il loculo dove per secoli si crede abbiano riposato i suoi resti mortali.
Dopo secoli di abbandono il sacello viene restaurato nel XVII secolo e aggiunta una volta a botte, in quell’occasione le reliquie sono trasferite in cattedrale.

 

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