Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Genoni

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Genoni è un comune di circa 800 abitanti della provincia del Sud Sardegna, nella subregione del Sarcidano. Confina con i comuni di Nuragus, Nureci, Gesturi e Laconi.

Il toponimo è di probabile origine prelatina, derivante dallo strato linguistico protosardo. Attestato dal Medioevo, attraverso le forme “Gennane”, “Genatas” e “Genadas”, è, secondo alcuni studiosi, derivato dalla Dea Giunone alla quale sembra fosse dedicato un tempio di epoca Romana costruito sulla sommità del colle di Santu Antine.

Tale opinione ha trovato una conferma nel fatto che a Nuragus, cioè a 2 chilometri da Genoni, è stata rinvenuta una lucerna col bollo Iunonas, che potrebbe essere un genitivo arcaico di dedicazione alla grande dea romana = «(questa lucerna è) di Giunone».- Chi potrebbe avere fondato a Genoni il tempio dedicato a Giunone? Potrebbero essere stati i Valentini, cioè gli abitanti dello stanziamento di Valentia, che i Romani avevano fondato fra Nuragus e Nurallao, cioè a 3 chilometri da Genoni. E dove sarà stato esattamente l’antico tempio di Giunone? È probabile che si trovasse proprio nel sito della stessa chiesa parrocchiale di Genoni, la quale forse non a caso risulta consacrata alla «Madonna delle Grazie», cioè alla Madonna i cui attributi possono corrispondere a quelli della romana Giunone. Anche in questo caso dunque saremmo di fronte a quel fenomeno, molto frequente nel passato, di sostituzione di un culto religioso pagano con uno cristiano. Sempre a Genoni si ha con grande probabilità un altro caso di sostituzione di un culto pagano con uno cristiano: su un vicino colle alto 591 metri esistono i resti di una cappella dedicata a Santu Antine «San Costantino», la quale ha sostituito un precedente luogo di culto nuragico

Il paese è dominato dal piccolo pianoro del colle di Santu Antine che si eleva sino all’altitudine di 590 metri. Sul territorio comunale sono presenti numerosi elementi d’interesse dal punto di vista naturalistico, paesaggistico e archeologico.

Genoni è situata nei pressi dell’altopiano della Giara di Gesturi, di origine vulcanica, ha un’elevata valenza naturalistica. L’origine dell’altopiano risale al Miocene, quando l’area era ancora ricoperta dal mare. Il territorio della Giara è caratterizzato dalla presenza di nuraghi, da una flora peculiare, adattatasi all’altitudine (con sottospecie endemiche di quercia da sughero, leccio, roverella, cisto, corbezzolo, mirto), da laghetti naturali e stagionali di raccolta dell’acqua piovana chiamati paulis, ma soprattutto dal cavallino della Giara, equide di dimensioni ridotte, introdotto nell’isola dai Fenici e rinselvatichitosi nell’habitat dell’altipiano. Oggi sull’altopiano si contano oltre seicento esemplari e Genoni ospita, in località Impera Lavra, un centro di custodia curato da personale dell’Istituto di Incremento Ippico della Regione Sardegna.

L’origine antichissima del paese è attestata dalle numerosi siti archeologici presenti nel territorio.

In epoca preistorica la presenza antropica è rilevate nei siti di Is Piuncheddas e Is Piuncas Mannas ma è nel periodo nuragico che il territorio risulta massicciamente antropizzato. Nella cartina di densità dei nuraghi, realizzata dal prof. Giovanni Lilliu, Genoni rientra fra le zone con densità superiore a 0,60 nuraghi per km², molti dei quali sono tuttora visitabili.

Infatti, sono tuttora integri il nuraghe di Birìu e quello di Santu Perdu, mentre sparsi nelle campagne del paese, si possono notare i ruderi di Perdaligeri, Larunza, Duìdduru, Sussùni, Cijus, Bau-e-peddi, Monticordèris, Corrazzu, Scalamanna, Margini, Lorìas, Coccolò, Addòri, norache Longu, Tresbìas, Corongìu, Santamaria, Giàru e i quattro detti Gurdilonis.

Sempre sulla sommità del colle di Santu Antine da segnalare le mura di una fortezza punica, le rovine di una chiesa romanica dedicata a Sant’Elena e San Costantino Magno e un pozzo costruito in età nuragica profondo 39 metri (il più profondo in Sardegna) all’interno del quale sono stati rinvenuti in stratigrafia interessanti reperti tra i quali un raro esemplare di argano meccanico per il sollevamento dell’acqua risalente alla dominazione romana.

Ancora i villaggi nuragici di Santu Pedru, Mammuzzola e sulla Giara di Genoni i siti di Bruncu Suergiu e il pozzo sacro di Sa Corona Arrubia confermano la forte presenza antropica sin dalle epoche più remote anche se il paese non ha mai raggiunto grosse dimensioni, probabilmente a causa della posizione defilata rispetto alle vie principali.

Durante il Medioevo appartenne al giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Valenza. Alla sconfitta dell’Arborea per opera degli aragonesi il paese passò sotto il dominio aragonese e successivamente venne incorporato nella viscontea di Sanluri, data in feudo dal re di Aragona Alfonso V il Magnanimo a Giovanni De Sena. Passò più tardi a Enrico d’Enriquez, zio del re d’Aragona Ferdinando II, e successivamente al marchesato di Laconi, di cui furono signori prima i Castelvì e poi gli Aymerich.

In località Duidduru sono stati rinvenuti fossili e formazioni geologiche risalenti al primo ciclo sedimentario del Miocene, quando la zona era occupata da dei fondali marini di scarsa profondità in un clima tropicale. Il sito è stato aperto al pubblico come Geopaleosito e organizzato per le visite; questo è l’unico sito geopaleontologico visitabile della Sardegna e uno dei pochi esistenti in Italia. I fossili e i ritrovamenti più importanti sono stati estratti ed esposti nel Paleo Archeo Centro, situato ai piedi del colle di Santu Antine. Nel Centro si affiancano all’esposizione dei reperti paleontologici l’esposizione dei reperti neolitici e di epoca romana rinvenuti nella zona del pozzo sacro nuragico di Santu Antine.

Di particolare rilevanza la presenza nel centro urbano dei ruderi dell’ex convento dei frati minori osservanti edificato e dedicato a San Sebastiano. La chiesa, conservata nel tempo e restaurata, è oggi dedicata alla Madonna del Sacro Cuore

Il Museo Civico del Cavallino della Giara è stato allestito all’interno di una casa tipica campidanese restaurata e si evidenzia soprattutto da un punto di vista etnografico come un polo di conservazione della memoria delle tradizioni storiche e culturali. Infatti, grazie alla generosità dei genonesi il museo è stato allestito con attrezzi tipici del lavoro contadino e degli strumenti di lavoro legati al cavallo. All’interno del museo è custodita una raccolta digitale di foto storiche e una libreria.

Genoni, analogamente a quanto avviene in gran parte dei Comuni rurali della Sardegna, conserva ancora alcune manifestazioni caratteristiche della sua civiltà popolare. La festa della patrona, Santa Barbara si festeggia il 4 dicembre e ha prevalentemente un carattere religioso. A maggio si festeggiano S. Isidoro (14-15 maggio) e la Madonna del Sacro Cuore (30-31 maggio).

La festa di Sant’Isidoro è la festa degli agricoltori: durante la processione la statua del Santo è accompagnata da carri, trattori e cavalli infiorati e addobbati. La seconda è caratterizzata da una festosa processione che si svolge per le vie del paese ricoperte di petali di rose e altri tipi di fiori, con la statua della Vergine Maria generalmente accompagnata da un gruppo folk che indossa i suoi preziosi abiti tradizionali.

Ma la festa più attesa e più sentita religiosamente è quella in onore dei Santi Costantino ed Elena che si svolge ad agosto (4-5-6 agosto) nel corso della quale si celebra un’importante processione religiosa alla quale partecipano tutti gli anni oltre cento cavalieri. Genoni è anche un importante centro religioso poiché ospita la casa Madre della congregazione delle Figlie di San Giuseppe di Genoni, fondata dal Venerabile Padre Felice Prinetti.

 

 

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