Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Gonnoscodina

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Gonnoscodina è un comune di circa 400 abitanti della provincia di Oristano, che si trova nell’antica regione della Marmilla e confina con Simala, Gonnostramatza, Baressa e Masullas.

Il paese si trova su un pendio collinare tra la giara di Gesturi, la Giara di Siddi e il Monte Arci. Il territorio, particolarmente ricco di alture e rilievi, si presenta molto fertile e adatto all’agricoltura, attività cui si affianca nell’economia paesana la lavorazione artigianale del legno e della ceramica.

Proprio dalla sua posizione su un pendio collinare deriva il nome del paese: la radice del toponimo Gonnos, comune anche ad altri paesi sardi, significa infatti “collina”, mentre la parte finale Codina significa “pietra”, “roccia”. Quindi Gonnoscodina significa “collina di pietra o rocciosa”.

Fin dall’antichità il territorio di Gonnoscodina fu abitato, come testimoniano alcuni monumenti e siti di età nuragica, come il  Nuraghe Nuratzou in località ” Nuratzou ” e il Nuraghe di Gotzua in località ” Padru e gotzua “.

Fu poi conquistato dai romani, alla cui epoca risale una piccola necropoli e un deposito con monete rinvenuti nelle campagne circostanti.

Durante il Medioevo sorse il villaggio vero e proprio, appartenente alla curatoria di Parte Montis nel giudicato di Arborea. Alla caduta del giudicato entrò a far parte del Marchesato di Oristano e, sconfitti definitivamente gli arborensi, passò sotto il dominio aragonese. Questi ultimi la incorporarono nell’Incontrada dei Parte Montis, feudo della famiglia Carroz.

Nel 1603, quando la contea di Quirra si trasformò in marchesato, passò ai Centelles e successivamente agli Osorio de la Cueva. A questi ultimi fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Dal 1927 al 1946 fu aggregata al comune di Gonnostramatza.

Il centro storico di Gonnoscodina accoglie sul Rio Isca un “antico ponte”, ricostruito nel XVIII sec su una base di un antico ponte romano.

Ricostruito nel ‘700, il ponte romano di Gonnoscodina è realizzato con blocchi di pietra mista, calcare marnoso locale e basalto di spoglio proveniente da alcune strutture molto più antiche.
Il ponte, il cui stato di conservazione generale è ancora buono, presenta tre luci ad arco a tutto sesto, con la luce centrale molto più ampia delle altre; sono inoltre ancora visibili gli alti parapetti di protezione.

La strada romana sovrastante è realizzata con due diverse pendenze, piuttosto ripide, probabilmente per evitare il ristagno d’acqua e garantire una maggiore durata all’intera struttura.

La chiesa parrocchiale di San Sebastiano fu costruita nel XVI secolo e successivamente ingrandita e abbellita con marmi e legni intagliati. Considerata insufficiente, la chiesa antica fu demolita e al suo posto, tra il 1839 e il 1845, fu realizzata la nuova chiesa su progetto di Gaetano Cima. Ha la pianta a croce greca a tre navate e una cupola imponente, mentre l’interno e stato particolarmente curato e abbellito con alcuni degli arredi marmorei della chiesa precedente. Nella chiesa è custodito un calice molto antico e di notevole pregio, e una reliquia della S. Croce.

La costruzione della chiesa di San Daniele, posta ai confini dell’attuale abitato di Gonnoscodina, venne iniziata nel 1825 su progetto dell’architetto Cappai e fu terminata nel 1831.
La cupola è stata costruita con la stessa tecnica costruttiva utilizzata per la parrocchiale, ma con proporzioni meno equilibrate, che accentuano lo sviluppo verticale attirando l’attenzione dell’osservatore: grazie a questo accorgimento la chiesa sembra dominare il paesaggio circostante.
Internamente l’edificio sacro, caratterizzato da due cappelle, è abbellito dall’altare maggiore in marmo.