Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Gonnosnò

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Il comune conta circa 700 abitanti ed è situato ai piedi dell’altopiano della Giara, a circa 200 metri s.l.m., nella subregione storica dell’alta Marmilla e comprende anche la borgata di Figu.

Confina con Sini, Albagiara, Curcuris, Baradili, Ales, Baressa, Simala, Usellus, Genoni.

Il toponimo è un composto tra un nome connesso alla base prelatina gon– “monte, altura” e un altro elemento che la tradizione erudita attribuisce al greco neòs “tempio” o neòs “nuovo”.

Anche secondo Massimo Pittau, gonnos, molto probabilmente, significa «altura, poggio, collina, prominenza», mentre il secondo probabilmente corrisponde all’aggettivo nou «nuovo». Il toponimo pertanto molto probabilmente significa «Poggio nuovo», con riferimento a un precedente «Poggio vecchio».-

Sull’origine del nome della frazione di Figu vi sono due ipotesi: la prima che derivi dal nome del leggendario bandito Figu; la seconda, molto più probabile, ci dice che il nome è stato dato per la copiosa presenza degli alberi di fico.

L’area fu abitata in epoca prenuragica, nuragica, punica e romana, per la presenza nel territorio di diverse testimonianze archeologiche, tra cui tombe dei giganti e nuraghi.

Nel territorio di Gonnosnò sono presenti il tempio nuragico di San Salvatore, un recinto litico lastricato (sulla Giara di Gesturi) e diversi nuraghi:

  • Nuraghe Emmàuru
  • Nuraghe Marafiu
  • Nuraghe Nieddiu
  • Nuraghe su Nuraxi
  • Nuraghe Tramatza
  • Nuraghe Monti Maiori
  • Nuraghe Nurafà
  • Nuraghe Terr’e Monti
  • Nuraghe Su sensu
  • Nuraghe Siorus

Di particolare interesse è quello Nieddiu che è situato nei pressi di Scala Pomposa (nella Giara) su uno sperone di basalto che sporge dall’altipiano per circa 30 m. Certamente tale nuraghe, vista la sua posizione, costituiva un poderoso sistema di difesa che permetteva l’avvistamento di qualsiasi pericolo. La struttura della torre del Nuraghe, minata ormai dal tempo e dall’incuria, è in opera poliedrica, domina, infatti, l’utilizzo di massi di basalto appena sbozzati ma disposti con cura. Oltre alla torre, il cui diametro è di circa 11 metri e, attualmente, un’altezza di circa tre metri, fino a poco tempo fa era visibile un contrafforte.

Oltre ai nuraghi, sono presenti nel territorio altre strutture risalenti a tale periodo. Sito importante e oggetto recentemente di scavi, è il Pozzo sacro di San Salvatore. Il pozzo è costruito in opera subquadrata ovvero con l’utilizzo di blocchi in pietra tagliati più o meno accuratamente. Nell’area adiacente il pozzo sorgeva una chiesetta probabilmente di epoca Bizantina. A circa 300m. dal pozzo di san Salvatore sono situate “Is lapideddas”: quattro sepolcri megalitici del tipo tombe dei giganti disposti a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. La particolarità di queste tipologie monumentali pongono l’accento sull’importanza dal punto di vista archeologico che riveste il territorio di Gonnosnò e sull’eventuale benessere che potrebbe apportare la loro valorizzazione.

Durante il medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Usellus.

Dopo il crollo del Giudicato, a seguito della sconfitta degli arborensi nella battaglia di Sanluri del 1409, Gonnosnò, insieme a tutto il territorio del Giudicato, passava sotto il diretto controllo della Corona d’Aragona, che lo infeudava alla famiglia dei Carroz, signori della Contea di Quirra. Nel 1603 la contea fu eretta a marchesato e assegnata in feudo ai Centelles de Riusech, famiglia proveniente dalla cittadina valenzana di Oliva.
Nel 1678 a Figu fu istituito il primo Monte granatico della Sardegna

In periodo sabaudo (1720-1861) la villa fu ceduta alla famiglia degli Osorio de la Cueva, alla quale venne riscattata, con la fine del regime feudale, nel 1839.

Gonnonsò presenta diverse eccellenze artistiche e significativi luoghi che meritano una visita turistica. Tra i luoghi più caratteristici e caratterizzanti sono la Chiesa di Sant’Elena e e la Chiesa della Natività di Maria Vergine.

La chiesa parrocchiale di Sant’Elena a Gonnosnò è molto antica: il suo campanile del 1645 è uno dei più antichi della Diocesi di Ales. Inizialmente la parte terminale del campanile era fatta a piramide con lastre nere in ardesia. Successivamente, verso la fine del 1600, la sommità del campanile fu modificata e venne realizzata una cupoletta rivestita con 800 tegolini colorati fabbricati dal maestro Agostino Cau, all’epoca fabbricatore di terre cotte di Gonnosnò. Questi tegolini nella metà degli anni settanta furono rimossi per problemi di umidità.

L’interno della chiesa è stata restaurato circa vent’anni fa. Tali opere furono effettuate per mettere in risalto i particolari in pietra, precedentemente intonacati.

All’interno di particolare interesse si trovano le due cappelle risalenti al 1690: la cappella di San Basilio e quella della Madonna del Rosario. Nella cappella di San Basilio fu realizzato da falegnami locali un importante altare ligneo e successivamente nel 1600 fu perfezionato e abbellito con intagli e dorature dal maestro cagliaritano Paolo Spinalis.

Il fonte battesimale risalente al XVII secolo ha un basamento realizzato in pietra e una bussola di copertura lignea con un sportello dipinto nel XVIII secolo. Il pulpito ligneo si regge su un piede a colonna in pietra con capitello realizzato in stile corinzio. Il presbiterio è delimitato da un’elegante balaustrata di pietra del XVIII secolo. L’altare maggiore di pietra, del XIX secolo, ha il paliotto di marmo policromo del 1700.

La santa patrona di Gonnosnò, Sant’Elena Imperatrice, si festeggia il 18 agosto. Momento tra i più suggestivi dei riti religiosi è quello della processione al seguito del simulacro della Santa, che si snoda lungo le vie del centro storico accompagnata da un folto numero di cavalieri provenienti da tutto il territorio, ed è seguita da una solenne messa con panegirico.

Al termine della funzione religiosa, si tiene il classico ballu de cresia accompagnato dalla fisarmonica: è il primo tra i numerosi eventi che si svolgono accanto ai riti religiosi, al quale fanno seguito manifestazioni culturali e sportive diverse. Attenzione particolare meritano le opere degli artigiani locali, esperti nelle arti della tessitura, dell’intaglio, dell’intreccio e della ceramica, che in occasione della festa trovano gli spazi adeguati a esporre al pubblico il frutto del proprio lavoro.

Chiudono i festeggiamenti gli appuntamenti musicali ed i balli in piazza.

La chiesa di Figu è dedicata alla Natività di Maria Vergine e si trova in cima ad una collina fin dal 1624. In tempi molto antichi la porta principale della chiesa guardava a ponente: ciò si capisce da un’antica porta che si vede anche oggi murata dietro il presbiterio.

All’interno la chiesa è a navata unica con copertura lignea. Vi sono diverse statue di cui tre antichissime: la Resurrezione, la Vergine del rosario e Sant’Antonio Abate.

L’ambiente ricco di biodiversità può rappresentare un interessante occasione di sviluppo economico; particolare attenzione viene rivolta alla valorizzazione delle risorse naturali dell’area nel tentativo di costruire un sistema che integri ambiente, cultura e produzione.
Il fine è creare un sistema di attività turistiche e ricreative tramite interventi di miglioramento della fruibilità e della promozione delle unicità ambientali e naturali del territorio