Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via Berengario Priore

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia.

di Annalisa Pirastu

Via Berengario Priore si trova nella zona di Genneruxi.

Berengario nacque a Tours al principio dell’XI secolo da famiglia ricca e prominente. Proseguì i suoi studi a Chartres, dopo averli iniziati a Tours. Ritornato nella città natale divenne scolastico nella chiesa di S. Martino e nel 1040 fu nominato arcidiacono di Angers. Fu a Tours che acquistò larga rinomanza e un seguito di valorosi discepoli. Berengario aveva una mente aperta e si propose di esplorare nuove speculazioni religioso-filosofiche. Grazie alla protezione di Eusebio Brunone, vescovo di Angers, e di Goffredo Martello conte d’Angiò, Berengario propugnò, tra le altre, posizioni opposte alla dottrina accettata dell’Eucaristia.

Il vescovo di Langres e Adelmano, scolastico di Liegi, comunicarono a Roma le “scandalose” dottrine di Berengario. Tra altre imprecisioni cattoliche, Berengario negava la transustanziazione nell’Eucaristia. Nella teologia cattolica, la transustanziazione è la totale conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo, in forza della consacrazione pronunziata dal sacerdote durante la messa. Quanto alla presenza reale di Cristo il pensiero di Berengario non risultò sempre netto anche se le sue premesse portavano a negarla.

Durante il concilio del 1050 Berengario fu condannato, e gli fu imposto di recarsi al successivo concilio di Vercelli. Ma Berengario venne imprigionato da Enrico I re di Francia, e pagata una somma di riscatto in oro, riparò alla corte del conte d’Angiò. A Vercelli in sua assenza la sua dottrina fu condannata e nel 1051 al concilio di Parigi la condanna venne confermata.

Intanto il conte d’Angiò si riappacificò con Leone IX e Berengario la cui protezione vacillava, sottoscrisse nel concilio di Tours, la professione di fede eucaristica. Nel concilio di Roma del 1059 ne accettò ancora una nuova. Ma appena si sentì meno minacciato scrisse contro il concilio nel primo libro della sua opera De sacra coena, oggi perduto.

Un’assemblea riunitasi ad Angers nel 1062, gli si mostrò contraria, e il conte d’Angiò gli impedì d’esercitare il suo ufficio di arcidiacono. Berengario allora si rivolse al papa, Alessandro II che scrisse lettere benevole in suo favore. Berengario però non riuscì a rinunciare alle sue idee e quando il papa lo avvertì di cambiare atteggiamento, rispose di non poter mutare la sua dottrina. Al concilio di Poitiers nel 1074-75, poco mancò che non fosse massacrato, e quello di Saint-Maxent ebbe lo stesso esito. Egli urtava il sentimento unanime dei cattolici e persino i suoi stessi condiscepoli di Chartres lo avversavano.

Nel 1078 si presentò al concilio lateranense di Gregorio VII, dove accettò una formula non completamente esplicita. L’anno dopo al concilio fu costretto ad accettare la dottrina ufficiale senza ambiguità. Gregorio VII lo difese perchè credette alla sincerità del suo pentimento e impedì che lo chiamassero eretico.

Ma appena messo piede in Francia, Berengario ritrattò la formula che aveva sottoscritta a Roma ma di nuovo, al concilio di Bordeaux nel 1080, dovette ritrattare. Berengario analizzava con la ragione i dati della fede e sottometteva ai sensi ogni conoscenza.

Persino dopo la sua morte il concilio di Piacenza del 1095 ribadì la condanna delle sue dottrine che ottennero il risultato contrario alle aspettative di Berengario, cioè rinforzarono il “dogma” eucaristico. Il modo di procedere di Berengario era pericoloso per la teologia perchè lasciava libero il campo a una dialettica senza freno e mostrava quanto poco determinati nei loro confini fossero i campi della ragione e della fede.

Berengario morì a Tours il 6 gennaio del 1088 circa.