Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Marrubiu

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Marrubiu è un comune della provincia di Oristano e conta oltre 4.000 abitanti. Confina con Terralba, Arborea, Uras e Morgongiori.

Il toponimo corrisponde al nome di pianta marrúbiu «marrobbio» (Marrubium vulgare L.), il quale deriva dal lat. marrubiu(m) «marrobbio», pianta utilizzata, un tempo, come medicinale.

Questo è un cespuglio basso a foglie grandi, rifiutato dal bestiame per il suo sgradevole odore e per l’amaro sapore; ma, gli abitanti dei paesi raccoglievano questa pianta per due scopi: il primo perché il Marrùbium aveva proprietà medicinali come tonico, depurativo e anche aperitivo; il secondo scopo era quello di sfruttarlo come sostanza repellente dei tarli.

Infatti nelle antiche case di legno dove si conservavano i capi del corredo si mettevano rametti e foglie di questo vegetale. L’odore sgradevole di questo vegetale allontanava gli insetti molesti,  salvando così il corredo.

Questa tesi deriva perciò il nome del paese dall’ambiente agricolo e sembrerebbe attendibile, soprattutto perchè si basa sulla natura che circonda un paese agricolo come Marrubiu e non ha bisogno di ipotizzare altri elementi non ben conosciuti.

Fa sorridere un’altra teoria che farebbe derivare l’origine del nome dalla vicinanza con Terralba.  “Marrubiu” verrebbe da Mar Rosso, perché in latino “rubium” voleva dire rosso, e questo tenendo conto che il vicino paese di Terralba, vuol dire “Terra bianca” sempre in latino dove “albus” sta per bianco. E come ironizza Fernando Pilia, con l’aiuto della Bibbia ecco che la soluzione è servita.

La tradizione locale fa nascere il villaggio di Marrubiu dal trasferimento, nel 1659, degli abitanti del vicino villaggio di Zurradili per sfuggire alle continue e feroci incursioni dei pirati saraceni.

Marrubiu si trova in una delle zone più fertili della Sardegna. Il territorio comprende anche una parte del Monte Arci fino alle sue pendici meridionali. Prima della grande opera di bonifica che ha determinato la nascita di Arborea divideva col vicino comune di Terralba la più grande laguna della regione oristanese, il Sassu, oggi totalmente prosciugato.

La storia di Marrubiu è imprescindibilmente legata a una delle più importanti ricchezze del suo territorio, l’ossidiana del Monte Arci. Questa roccia vulcanica, di cui si possono osservare tuttora alcuni importanti affioramenti, venne sfruttata sin dal periodo Neolitico per la fabbricazione di armi e strumenti e commerciata dai preistorici sardi in buona parte del bacino del Mediterraneo. Nello specifico l’ossidiana del Monte Arci raggiunse le coste francesi, la Corsica e alcuni insediamenti dell’Italia settentrionale, dalla Toscana alla Liguria e fino all’Emilia Romagna.

Della preistoria del territorio si conservano le tracce in alcuni importanti giacimenti di ossidiana di cui è stato accertato lo sfruttamento sin dall’antichità, situati nelle località di Tzipaneas, Murus, Monte Sparau.

Le successive tracce antropiche nel territorio di Marrubiu risalgono all’Età nuragica, tra l’Età del Bronzo e  l’Età del Ferro quando in tutto il territorio vengono costruiti nuraghi semplici e complessi, sia in montagna che in pianura. Alcuni di queste costruzioni attualmente sono scarsamente visibili, come il nuraghe Su Nuraxi, presso l’attuale Camposanto, o il Nuraghe Ruinas, presso il confine comunale che divide Marrubiu da Terralba. Altre fonti incerte lasciano ipotizzare che un altro nuraghe fosse situato laddove oggi sorge la chiesa parrocchiale. In gran parte queste testimonianze sono scomparse a causa di lavori agricoli particolarmente invasivi oppure per il riutilizzo dei blocchi da costruzione come materiale edilizio anche in epoca moderna.

A nord-est del paese, alle pendici del Monte Arci, vicino al confine col territorio comunale di Morgongiori, si trova il complesso nuragico di Sa Domu ‘e S’Orku. Si tratta di un nuraghe complesso in gran parte interrato e circondato da un grande villaggio di capanne circolari, di cui si possono cogliere le tracce sul terreno. Alle spalle di questo complesso, all’estremità del pianoro chiamato Pranu Pira, si trova il nuraghe Spignau risalente all’Età del Bronzo antico, con struttura a corridoio, tipica dei protonuraghi. In località Ceddus, immerse nei boschi, si possono ammirare le spoglie di un altro nuraghe complesso, anch’esso in gran parte interrato e circondato da un imponente antemurale in parte crollato.

Il sito archeologico più importante, che rappresenta un unicum in Sardegna, è il Praetorium di Muru Is Bangius. Si tratta di una struttura residenziale sorta in età imperiale, nel II secolo d.C. circa, come luogo di sosta per il governatore della provincia che necessitava di spostarsi dalla sua residenza ufficiale di Karalis verso le lontane colonie e municipia della Sardegna settentrionale.

La struttura era dotata di un impianto termale fornito di bellissimi mosaici e rivestimenti marmorei, mentre la villa vera e propria era decorata con intonaci dipinti con motivi molto vari e colorati di grande suggestione. Nelle campagne intorno al paese si trovano i resti di alcuni insediamenti archeologici del periodo punico e romano, interpretabili come fattorie rurali.

Le vicende storiche che portano alla nascita del moderno centro di Marrubiu si sviluppano a partire dall’XI secolo, con la nascita del villaggio di Zuradili nel giudicato di Arborea.

Durante l’età giudicale si hanno poche testimonianze, in parte desumibili dalla toponomastica: si ricorda Su Moru ‘e is Pisanus (il sentiero dei pisani), o Su Genovesu, che ci danno alcune informazioni sui frequentatori della zona. Ulteriore conferma delle attività commerciali probabilmente gestite o comunque intraprese dalle repubbliche marinare durante questa parte del medioevo sono alcuni genovini in argento (coniati dalla zecca di Genova tra 1139 e 1339) rinvenute nella zona di Zuradili. Alla caduta del giudicato entrò a far parte del Marchesato di Oristano, e alla sconfitta di quest’ultimo passò sotto il dominio aragonese e divenne un feudo.

Ulteriori notizie si hanno a partire dal XVII secolo quando, probabilmente dopo un periodo di forte crisi, il villaggio di Zuradili venne ripopolato nel 1644. Questo tentativo fu vano dal momento che gli abitanti del borgo chiesero ben presto il trasferimento a valle, che si concretizzò nel  1659  con la nascita del moderno centro di Marrubiu.

Nel 1928, con l’avvento del fascismo, iniziò un capitolo difficile sull’esistenza del Comune di Marrubiu: il sindaco fu sostituito da un podestà, il quale decise, con una delibera, di aderire alla fusione del Comune di Terralba e S.N. d’Arcidano.

Il primo gennaio 1928, Marrubiu perse la sua autonomia diventando frazione di Terralba, assieme a S. Nicolò d’Arcidano: questo fatto aveva le sue radici nella decisione di fondare un nuovo paese sulle terre della bonifica effettuata sul territorio di Terralba e Marrubiu. Il nuovo nucleo ebbe come nome Mussolinia, l’attuale Arborea; Terralba venne così privata di ben 9000 ettari di terreno e quasi per ricompensa gli vennero date le due frazioni.

Finita l’epoca del fascismo, dopo la guerra si presentò come primo obiettivo quello di ritrovare l’autonomia perduta. Dopo S.Nicolò d’Arcidano che ritornò autonomo già dal 1947, anche Marrubiu ritrovò lo status di comune autonomo, non dopo però una forte opposizione di Terralba. La protesta durò alcuni  giorni ed ebbe un risvolto sanguinoso, quando uno scontro tra abitanti di Terralba e la forza pubblica, venuta per controllare che le operazioni necessarie per riportare l’autonomia a Marrubiu fossero compiute, portò alla morte di uno degli abitanti di Terralba. In seguito a questa protesta Marrubiu ritrovò nel 1948 la sua piena autonomia.

Alle pendici del vicino Monte Arci sorge la chiesetta campestre di Santa Maria Zuarbara o Zuradili. La piccola chiesa, costruita nel XVII secolo insieme al villaggio omonimo, è stata ricostruita nei primi decenni del secolo scorso e inaugurata nel 1938, quando ritornò ad essere la sede dei festeggiamenti della Madonna di Zuradili, molto sentita dagli abitanti del paese.

La nascita del paese parte dal villaggio di Zuradili nell’XI secolo, i cui abitanti si trasferirono a Marrubiu alla fine del XIV secolo. La leggenda narra che avessero scordato una statuetta della Madonna nel villaggio. Perciò ancora oggi, a inizio maggio, un corteo di cavalieri e carri tradizionali dalla parrocchiale della Vergine di Monserrato accompagna in processione il simulacro nella chiesa di santa Maria di Zuradili, ricostruita nei primi decenni del XX secolo.

La storia del paese è imprescindibilmente legata all’‘oro nero’ del monte: dentro le sue viscere c’è il più grande giacimento di ossidiana della Sardegna. L’abito verde del massiccio, fatto di sughere, roverelle e macchia mediterranea, coperto da colate di lava, culmina in tre vette, in origine tre condotti vulcanici, che evocano l’immagine di un treppiede.

I boschi sono popolati da mammiferi, tra cui cervi e daini, e volatili, come astore, sparviero e falco pellegrino. All’interno del parco, giacimenti di ossidiana si trovano nelle località di Tzipaneas, Murus e monte Sparau. Il raro minerale, sfruttato per fabbricare armi e strumenti, è stato a partire dal VI millennio a.C. un’attrazione per vari antichi popoli del Mediterraneo che giungevano in Sardegna ad approvvigionarsi.