Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Milis

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità.

di Antonio Tore

Milis è un comune della provincia di Oristano di circa 1500 abitanti e si trova  a ridosso della catena montuosa del Montiferru. Confina con Seneghe, Bauladu, Tramatza e Bonarcado.

Lo storico Massimo Pittau, recentemente scomparso, fa risalire  il toponimo a “Migil che deriverebbe dal bizantino Michaēl «Michele (arcangelo)», che certamente si pronunziava Migaíl e che probabilmente era il santo patrono del villaggio. Il santo patrono di Milis ai giorni nostri è San Sebastiano, ma si constata anche in altri numerosi centri abitati che un santo patrono più fortunato ne abbia sostituito uno precedente. D’altra parte si può anche pensare semplicemente a un proprietario bizantino, padrone di una villa «tenuta o fattoria» e chiamato «Michele»”.

Secondo altre teorie, invece, l’origine del toponimo “Milis” si può far risalire al termine latino miles (soldato).

Tale seconda teoria, peraltro, non coinciderebbe con l’esistenza di una popolazione già in epoca nuragica, in quanto nel territorio di Milis erano presenti numerosi nuraghi, di cui si conservano il nuraghe Cobulas e il nuraghe Tronza, situato sulle rive del Riu Mannu.

L’area è ricchissima di acque sorgive, che si raccolgono in numerosi piccoli corsi d’acqua, affluenti del Riu Mannu, che attraversano terreni fertili.

I monaci camaldolesi di Bonarcado iniziarono lo sfruttamento del territorio, ricco d’acqua, impiantandovi coltivazioni e in particolare un frutteto nell’attuale località di Ortus de is Paras e Milis fu conosciuta in tutta l’isola anche nei secoli successivi come luogo di produzione di agrumi, cereali e vernaccia. Ottenuta dalle uve della valle del Tirso.

Il comune venne fondato nel XIII secolo. I possedimenti dei frati camaldolesi erano stati confermati  da Costantino III d’Arborea. I monaci edificarono anche numerose chiese, tra le quali la chiesa di San Paolo, all’ingresso del paese, quelle di San Giorgio di Calcaria e di San Pietro di Milis Pizzinnu.

Alla caduta del giudicato d’Arborea entrò a far parte del Marchesato di Oristano e, successivamente, passò sotto il dominio aragonese e divenne un feudo. Nel secolo XVIII fu incorporato nel marchesato d’Arcais, feudo dei Flores Nurra, ai quali fu riscattato nel 1839, con la soppressione del sistema feudale.

Anche dopo la fine dei giudicati il paese mantenne la funzione di capoluogo locale ed ospitò anche in seguito il carcere, il tribunale e il comando dei carabinieri.

Durante la seconda guerra mondiale ospitò un aeroporto militare italo-tedesco, definito “aeroporto invisibile” in quanto nascosto dagli aranceti. In seguito all’abbattimento di un aereo nemico, venne tuttavia individuato dagli Alleati e bombardato il 3 luglio del 1943, facendo anche vittime tra i civili. I caduti vennero seppelliti nel cimitero del paese in una zona separata, presso la chiesa di San Paolo.

La chiesa sorge a breve distanza dall’abitato, fra gli agrumeti e colpisce per la spettacolare facciata ‘bicroma’ – con alternanza di calcare chiaro e basalto scuro. Costruita fra 1140 e 1220, è un pregevole esempio di architettura romanica. All’interno custodisce dipinti di scuola catalana, altare barocco e sculture lignee.

La Chiesa di San Sebastiano venne edificata in stile gotico-catalano nel ‘500.  Nella facciata è presente un  rosone in trachite rossa.

All’interno della Chiesa di Santa Vittoria sono state rinvenute tombe del VI-VII secolo.  Conserva un altare ligneo  risalente al ‘600. Una delle campane del campanile era appartenuta a palazzo Boyl. La famiglia Boyl donò alla chiesa una lettiga di legno sulla quale era esposta la statua di Gesù durante la rievocazione del Su icravamentu. La chiesa è sede della confraternita dello Spirito Santo.

Palazzo Boyl, costruito nel XVII secolo, venne ampliato ed utilizzato come residenza estiva dai marchesi Boyl che lo avevano acquisito attraverso il matrimonio con l’ultima proprietaria: donna Maddalena Vacca Salazar. Accolse ospiti illustri (Carlo Felice e Carlo Alberto di Savoia, il generale La Marmora, Gabriele d’Annunzio, il bibliotecario del re di Francia, Antoine Valéry e, nel 1838,  per alcuni giorni Honorè del Balzac). All’interno del palazzo è ospitato il “Museo del costume e del gioiello sardo“, mostra etnografica di stoffe, abiti e ornamenti che ripercorrono due secoli di storia. Nel cortile è presente un moderno anfiteatro in pietra e granito che può ospitare per eventi circa 700 persone.

Un altro monumento importante è villa Pernis, costruita alla fine dell’Ottocento all’ingresso sud del paese per l’allevamento dei cavalli destinati all’esercito regio e collegata alla tenuta regia (tanca regia) di Abbasanta. Comprende un edificio con pianta ad L di circa 500 metri di lunghezza e 10 metri di larghezza e include anche 4 ettari circa di agrumeto. Danneggiata dall’utilizzo come caserma militare durante la seconda guerra mondiale, venne acquistata da una famiglia milese e utilizzata come residenza abitativa, andata negli anni in disuso. Dopo l’abbandono dei proprietari, fu acquistata dalla regione che la cedette al comune di Milis ed è stata quasi tutta restaurata: la zona sud è stata adibita ad albergo-ristorante-bar, mentre nella zona nord è dedicata a un centro servizi per il turismo.

A Milis si svolgono tradizionali celebrazioni della Settimana Santa:

  • Il Giovedì Santo tre persone in saio bianco, scalze e incappucciate, (mammutinus) portano in giro, presso ogni stazione, la croce con le scale, mentre il pomeriggio si effettua la lavanda dei piedi (lavabo);
  • Il Venerdì santo di prima mattina si porta in processione la statua di Maria (s’inghiriedda); il pomeriggio avviene la discesa de sa lattera e successivamente si svolge su scravamentu, e la notte, con le vie illuminate da ceri o lumini, avviene la processione con la croce, sa lattera, con Gesù deposto e Maria;
  • la domenica di Pasqua si effettua la tradizionale processione che culmina con s’incontru.

In un territorio verdeggiante, reso fertile dall’abbondanza d’acqua, oltre alla arance, cui è dedicata la sagra degli agrumi a febbraio, sono prodotte altre eccellenze: cereali, miele e la rinomata vernaccia. L’evento clou è la rassegna dei vini novelli della Sardegna, a novembre, con manifestazioni gastronomiche e culturali. In tema di degustazioni, a metà marzo, durante la festa di san Giuseppe, c’è la sagra dei ceci. Ad agosto si svolge il festival di danza e musica etnica ‘La Vega’.