Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Modolo

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Modolo è un comune della provincia di Oristano, è il più piccolo comune per estensione territoriale della Regione e conta circa 150 abitanti. Confina con Flussio, Magomadas, Suni e Bosa.

Il nome “Modolo” viene fatto derivare dal toponimo antichissimo Madala, oppure può essere scaturito dal latino modulis riferibile sia a “piccola estensione” che alla maniera utilizzata anticamente dalle genti delle valli di Modolo per incanalare o intubare l’acqua delle vicine fonti.

In periodo romano esiste già “Modulo Vallis” attraversato dalla strada occidentale che portava da Sulki a Neapolis, Othoca (l’attuale Santa Giusta), Cornus, nel golfo di Oristano, e proseguiva per Bosa e Nure fino a Turris Lybissonis, l’odierna Porto Torres. Il nome venne mantenuto per tutta l’epoca romana, trasformandosi nell’attuale “Modolo” nel medio evo.

Sembra assodato che Modolo fu fondato da una popolazione nuragica:  intorno al paese, infatti, sono state rinvenute basi archeologiche di nuraghi e domus de janas, tra cui i più importanti sono Albaganes e Monte Nieddu. Nelle località Silitari e Coroneddu è possibile visitare numerose domus de janas, tombe sepolcrali preistoriche scavate nella roccia.

Nella valle di Modolo (in territorio di Suni) sorge il nuraghe Seneghe con una torre alta sei metri, costruita con enormi blocchi basaltici disposti su filari orizzontali, un corridoio da cui si dipartono tre nicchie e due ingressi architravati.

Il paese passò successivamente sotto il controllo dei Fenici, dei Cartaginesi e infine dei Romani dei quali sono visibili i resti di una villa.

Nel VII secolo d.C. vi si stabilirono dei monaci bizantini che evangelizzarono Modolo e vi edificarono la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo. All’interno della chiesa sono conservate statue lignee del XVII secolo e un crocefisso.

Nel Duecento appartenne al  Giudicato di Torres e fece parte della curatoria  di Planargia. Alla caduta del giudicato passò ai Malaspina e quindi al Giudicato di Arborea. Nel 1468  entrò nei domini della signoria della Planargia.

Nel Cinquecento, i Carmelitani vi fondarono un loro convento con l’annessa chiesa dedicata alla Vergine del Carmelo. Nel 1628 passò, con l’intera Sardegna, sotto il dominio della Spagna che affidò Modolo in  feudo alla famiglia cagliaritana dei Brondo. Nel 1716  passò per vie ereditarie ai Paliacio, che ottennero il titolo di marchesi di Planargia. Qualche anno dopo Modolo entrò nei domini dei Savoia, che confermarono il possesso dei Paliacio. Solo nel 1839 venne abolito in tutto il Regno di Sardegna il dominio feudale e Modolo diventò quindi un comune autonomo, inizialmente in provincia di Cagliari  e dal 1927 in quella di Nuoro.  A seguito di Legge regionale del 2003, il comune di Modolo è passato alla provincia di Oristano.

Altre chiese sono dedicate alla Madonna del Grappolo, a Sant’Isidoro e alla Santa Croce. Le celebrazioni più sentite sono per il patrono, due volte l’anno: metà maggio e fine novembre. Altra festa tradizionale sono i fuochi di sant’Antonio abate a metà gennaio con assaggio di vini e prodotti tipici.

Nel suo territorio, destinato ad attività agricole, crescono rigogliosi ciliegi, uliveti secolari e profumate vigne, che danno al paesaggio un aspetto pittoresco. La produzione più rinomata è quella vitivinicola, in particolare di malvasia.