Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Neoneli

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Neoneli è un comune italiano di circa 700 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna, nella regione storica del Barigadu e confina con Ula Tirso, Ortueri, Austis e Sorgono.

Il paese è citato come Neunelli fra le parrocchie della diocesi di Santa Giusta che nella metà del sec. XIV versavano le decime alla curia romana. Nel Codex Diplomaticus Sardiniae compare fra i villaggi che sottoscrissero la pace fra Eleonora d’Arborea e Giovanni d’Aragona del 1388 nella forma di Leunelli. Massimo Pittau sostiene che questo è un toponimo sardiano o protosardo, probabilmente da riportare all’altro Leune (Aidomaggiore), che letteralmente significa «leone». Pertanto Neoneli, Neuneli probabilmente significa «leoncino» e, per metafora, «volpicina, piccola volpe».

L’area fu abitata fin dall’epoca prenuragica e nuragica, come testimonia la presenza nel territorio di alcune domus de janas: Puleu, Pranu-Sasa e su Angiu. All’età del Bronzo risalgono i ruderi dei nuraghi Nocurreli, Olisetzo e Pruna.

Nel medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Barigadu. Alla caduta del giudicato passò sotto il dominio aragonese e fu dato in feudo alla famiglia De Jana fino al 1462, e poi ai Da Silva che lo possedettero con il titolo di conti di Montesanto fino al XVIII secolo. Nel 1774, in epoca sabauda, formò un marchesato, concesso in feudo a Pietro Ripoll. Il feudo rimase ai Ripoll fino al 1837, quando passò ai Sanjust, per il matrimonio di Maria Angela Ripoll e Carlo Enrico Sanjust, barone di Teulada. Il paese fu riscattato agli ultimi feudatari nel 1839, con la soppressione del sistema feudale.

Il paese si adagia su verdi colline nel cuore dell’Isola, a pochi passi dallo scenario del lago Omodeo, uno dei bacini artificiali più grandi d’Europa: ambiente, natura, cultura e tradizioni ne hanno fatto un borgo autentico d’Italia.

Ai giorni d’oggi deve parte della sua fama al coro di Neoneli, quartetto polifonico interprete dell’arcaico canto a tenores, celebre anche per le collaborazioni artistiche col cantautore Francesco Guccini e col gruppo Elio e le Storie Tese.

A dare lustro al paese anche l’oasi faunistica di Assai, quasi mille ettari di territorio sulle pendici del monte Santa Vittoria, ricoperto da fitti boschi di lecci secolari e sughereti e popolato da daini e cervi. All’interno del parco c’è il museo dell’oasi che espone, impagliate, varie specie di mammiferi e volatili, specie rapaci, tra cui uno splendido esemplare di aquila reale.

Numerosi i possibili percorsi, tra i boschi, con fonti d’acqua e grandi massi dalle forme più inconsuete. Tra questi spicca “Sa Crabarissa”, un monolite granitico alto più di 40 metri e raffigurante – secondo la leggenda – una fanciulla pietrificata a causa di un rifiuto amoroso.

L’abitato è caratterizzato da case in trachite rossa, diffusa pietra locale, con finestre in stile aragonese e ornamenti in basalto. Ad esse si affiancano botteghe artigiane, dove ancora oggi vengono prodotti manufatti secondo tecniche antiche: intagliatori di sughero, lavoratori di pelli e fabbri realizzano pezzi artistici, tra cui sos Corriolos, maschere indossate durante i riti ancestrali del celebre carnevale neonelese: nella piazza centrale, viene acceso un falò attorno al quale vanno in scena danze propiziatorie.

Al centro c’è la chiesa parrocchiale di san Pietro, costruita nel 1611. La facciata è in trachite rosa. L’interno custodisce un prezioso ostensorio d’argento del XV secolo e due statue lignee.

Nel ricco calendario di eventi spiccano le feste nella chiesa campestre di sant’Angelo (s’Angelu), intitolata all’arcangelo Gabriele celebrata ad agosto, e quella di sant’Antioco martire, due settimane dopo Pasqua. Alle processioni religiose fanno da contorno spettacoli folcloristici, mostre-mercato e i famosi canti a cuncordu o a sa neunelesa.

Tra le sagre paesane, imperdibile è sa festa de sa fregula istuvada e de sa cassola a inizio ottobre. La fregola cotta nel brodo e condita con vari strati di pecorino e strutto è l’eccellenza della cucina locale di tradizione agro-pastorale, fatta di pietanze semplici e dai sapori intensi.

Numerosi i dolci tipici, spesso legati a festività: tzipulas, per carnevale, amarettus, seadas, sospiri, morbide praline di pasta di mandorla, in occasione di matrimoni e cerimonie solenni. Imperdibile a fine settembre Licanias, ‘cultura e sapori’ di paesaggi rurali.