Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via Rudolf Virchow

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia.

di Annalisa Pirastu

Rudolf Ludwig Karl Virchow nacque a Swidwin, nella arretrata Pomerania (oggi parte della Polonia), il 13 ottobre 1821. Figlio unico di modesta famiglia, per ristrettezze economiche Virchow scelse la carriera di medico militare e nel 1839 entrò al Collegium medico-chirurgicum di Berlino.

Si laureò con una tesi ardita. “I reumatismi sono da considerare come stato di irritazione, causato da sostanze di natura albuminosa e non come malattia infiammatoria”. Alla Charité di Berlino iniziò la sua carriera professionale. Divenne professore di anatomia e acquisita una notevole fama, fu incaricato nel 1848 dal governo prussiano di condurre una ricerca sulla febbre petecchiale in Alta Slesia. Virchow diede una cruda descrizione della pessima situazione sociale della popolazione di minatori e tessitori. Attribuì la malattia alle cattive condizioni igieniche e non, come si credeva a quel tempo, al clima.

La sua teoria sociologica della malattia evidenziava che fattori politici e socio-economici, come la povertà e uno stato repressivo, agissero come fattori determinanti e predisponenti. Elencò una serie di malattie suscettibili di guarigione o di eliminazione attraverso i cambiamenti sociali. Insistette sul diritto costituzionale alla salute e dichiarò che era responsabilità della società fornire le necessarie condizioni sanitarie. Queste indirette accuse lo resero inviso al governo.

Nel 1846 Virchow, appena venticinquenne, pubblicò la sua teoria, con lo scopo, di richiamare alla coscienza l’unità della vita in tutte le forme organiche, contrariamente alle unilaterali tendenze umorali e neurali, che si erano tramandate dall’antichità. Era questo un ulteriore tassello che si andava ad aggiungere agli sforzi compiuti da altri medici scienziati per allontanarsi dalla concezione umorale ippocratica e galenica.

Quando a Berlino scoppiò la rivoluzione, affiancata da un’epidemia di colera Virchow espresse le sue idee politiche, che influenzarono la politica prussiana e gettarono le fondamenta della medicina sociale in tutta Europa.
Assunse a Würzburg in Germania, la cattedra di Anatomia Patologica creata per lui, iniziò i suoi studi di antropologia e pose le basi per la fondazione della Patologia Cellulare. Curò un annuario tedesco raffigurante i progressi della medicina.

Nel 1856 a Berlino, ottenne la creazione di un Istituto di Patologia, per la formazione di scienziati tedeschi e stranieri. Nel 1859 venne nominato consigliere comunale. A lui si deve il miglioramento del sistema idrico, dello smaltimento dei liquami, la costruzione di un eccellente impianto di fognatura, la creazione di nuovi ospedali e la legge sull’ispezione delle carni. Eseguì inoltre un sondaggio nazionale sugli scolari, concludendo che non esisteva nessuna razza pura tedesca, dichiarazione che lo rese inviso al successivo regime nazionalsocialista.

Nel 1862 fu eletto membro della Camera bassa per il Partito Progressista Tedesco, e nel 1880 fu eletto membro del Reichstag, dove giocò un ruolo fondamentale come presidente della Commissione Finanze.Fu nominato membro del consiglio di amministrazione della “Berliner Hilfsverain für die Armee im Felde”,per gli aiuti all’esercito sul campo. Organizzò i primi treni ospedale da inviare al fronte. Durante la guerra franco-prussiana contribuì alla costruzione dei primi ospedali da campo a Berlino.

Per Virchow la medicina era la più alta forma di conoscenza della realtà umana e la madre di tutte le scienze. Per i suoi tentativi di ottenere un quadro etico delle scienze Biologiche si può considerare come il precursore della Bioetica.
La sua opera più importante è la “Patologia Cellulare” che insistette sull’importanza della cellula come centro di nutrizione. Nel 1845 pubblicò un tema dal titolo “Sangue Bianco, una prima descrizione della leucemia e l’anno successivo diede alla stampa una descrizione sperimentale di un embolo dell’arteria.

Il nome di Virchow è internazionalmente legato alla patogenesi della trombosi su cui pubblicò un trattato nel 1845, e ancora oggi mantiene la sua validità la cosiddetta “triade di Virchow”. Nel 1847 fondò la rivista medico-scientifica “Archivio per l’Anatomia Patologica, la Fisiologia e la Medicina Clinica” che divenne un mezzo per lo scambio di idee scientifiche a livello internazionale

In contrasto con la concezione di tumore al tempo, combatté contro la teoria che esso fosse un’alterazione degli umori, e che l’intervento chirurgico fosse inutile. La concezione di Virchow ridava importanza alla chirurgia, anche se per le metastasi parlò di infezione, causata da una sostanza tossica diffusa attraverso il sangue. Nel 1874 introdusse una tecnica standardizzata per l’esecuzione delle autopsie per dare a tutto il corpo eguale importanza, per rilevare lesioni altrimenti insospettate.

Virchow era convinto che non ci fossero sufficienti evidenze scientifiche per un’accettazione della teoria dell’evoluzione di Darwin e non riteneva importante il lavaggio delle mani per la prevenzione della febbre puerperale.

Nel 1873 fu eletto all’Accademia Prussiana delle Scienze e rifiutò il titolo nobiliare di Von Virchow. Nel 1894 fu eletto consigliere. In Inghilterra gli fu conferito il titolo di medico onorario oltre all’onorificenza di Comandante della Legione d’Onore.

Virchow morì nel giro di pochi mesi di insufficienza cardiaca pur essendo sino ad allora sano. Il 4 gennaio 1902 ,saltando da un tram in movimento, riportò la frattura del femore e dell’anca. Costretto a letto in piena inattività, morì a Berlino, il 5 settembre dello stesso anno.