Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Nughedu Santa Vittoria

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Nughedu Santa Vittoria è un comune della provincia di Oristano e conta meno di 500 abitanti. Si trova nella zona del Barigadu e confina con Sorradile, Bidonì, Ardauli, Neoneli, Austis e Olzai.

L’etimologia di Nughedu deriva dal lat. nucetum «noceto, sito di noci» perché, in origine, il paese sorse in una zona di alberi di noci. La specificazione di Nughedu Santa Vittoria derivata da quella che era la santa patrona del  paese e che da il nome anche al monte che ha alle spalle.

Il valore ambientale del Monte Santa Vittoria è grande anche perché è dominato da spettacolari ammassi granitici che s’impennano maestosi, tra il fitto bosco lussureggiante, assumendo forme bizzarre e intersecandosi tra le colline di “Intrecrastos” e “Artolochele”. Guglie, pinnacoli, massi dalle svariate forme, vallate, sorgenti, torrenti impetuosi e fitta vegetazione rendono questa località tra le più belle della Sardegna.

Nella zona denominata “Alamoju”, sempre all’interno della montagna, sorge il museo avifaunistico che presenta alcune sale allestite con diversi esemplari di fauna presenti nel territorio, con uccelli predatori come l’aquila reale che nidifica a “S’Iscala de Su Greccu”, falchi, poiane e altri ancora come cervi, lepri, daini e cinghiali.

Il museo è allestito all’interno dell’Oasi di Assai, uno splendido ambiente naturale caratterizzato da graniti, sughere, lecci e macchia mediterranea, nonché area di ripopolamento del cervo e del daino.

Vi sono esposti, in un unico ambiente, esemplari impagliati di fauna sarda e pochi altri non sardi (fenicottero, testuggine marina). E’ stato riprodotto anche un angolo di territorio naturale della foresta, con un bell’esemplare di aquila reale (che nidifica nel territorio di Nughedu Santa Vittoria), il topo quercino, la poiana, il daino, cinghiali, donnole, il gatto selvatico, lo sparviere.

Sono anche presenti sezioni longitudinali e trasversali di numerose essenze legnose della macchia mediterranea e dell’alto fusto, ed una collezione di minerali e fossili di provenienza isolana.   Concludono la visita, all’esterno del museo, una carbonaia ed una pinnetta pastorale costruite secondo le tecniche tradizionali. Particolarmente notevole un esemplare di corallo di Bosa.

La presenza di elementi prenuragici e nuragici nella zona è data dalle “Domus de Janas” di “S’angrone” e “Arzolas de Goi” dove si possono ammirare le sculture della testa del toro che rappresenta la testa del Dio maschile, adorato dalle popolazioni del neolitico le quali seppellivano i loro morti in queste grotte artificiali.
Una caratteristica del luogo è il protonuraghe su Casteddu, con attorno un villaggio di capanne e una struttura megalitica che per conformazione richiama sia i dolmen che le tombe di Giganti.

Nel medioevo appartenne al giudicato di Arborea e fece parte, con il nome di Nugheddu, della curatoria di Parte Barigadu. Alla caduta del giudicato passò sotto il dominio aragonese e divenne un feudo. Nel 1773 fu incorporato nel marchesato di San Vittorio, concesso insieme a Bidonì e Sorradile ai Todde. Nel 1839, con la soppressione del sistema feudale fu riscattato alla famiglie dei Pes.

La chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo Apostolo risale al XVI secolo ed è costruita in stile gotico-aragonese. Ha la facciata in trachite rosa, con un grande rosone, mentre l’interno è di notevole pregio con archi a sesto acuto, un altare ligneo; la fonte battesimale e l’acquasantiera sono arricchiti da sculture raffiguranti teste di angeli.

Nei dintorni, degna di nota è la chiesa campestre dedicata a San Basilio Magno, risalente al XV secolo, arricchita da un loggiato, da colonne e da una corte circondata dai “Muristenes”.

La valle del Tirso è costellata da innumerevoli chiesette campestri tutte intitolate a santi bizantini. Si affacciano tutte sulla splendida conca del grande lago Omodeo e da ognuna di esse si scorgono generalmente le altre, offrendo, insieme ai rispettivi paesi di appartenenza, uno scenario di forte spettacolarità.

Intorno ad ognuna di queste chiesette sopravvivono ancora antiche e modeste casupole, chiamate “muristenes”, destinate ad ospitare i devoti durante i novenari. Per nove notti consecutive la popolazione esprime, in una sorta di ritiro spirituale, la propria devozione al santo, allietata da canti e balli.

Le nove notti di raccoglimento spirituale rappresentano una sorta di scolarizzazione del culto dei nuovi santi portati dai monaci bizantini nell’isola, per poi trasformarsi in un perenne culto devozionale, arrivato fino ai nostri giorni praticamente intatto.

Basilio Magno è un novenario campestre situato a circa due km dal centro abitato. La chiesa è stata realizzata in stile tardo gotico – catalano risalente al 1600, presenta un porticato sorretto da otto colone su un lato e i caratteristici muristenes dall’altro.

L’area circostante la chiesa è delimitata attualmente per tre lati da una serie di costruzioni che occupano attualmente una superficie di circa 300 mq e che racchiudono lo spazio del sagrato, chiamato dai Nughedesi “sa corte de sa festa”, cioè “la corte della festa”. Si tratta di edifici costruiti con pietrame trachitico reperito in loco legato con malta di calce e fango, piccole casette che servivano di rifugio ai fedeli che in passato vi trascorrevano tutto il periodo della novena e della festa.

Anche in cucina si rinnovano antiche tradizioni e si potranno assaporare piatti genuini e gustosi in occasione delle feste. In estate si concentrano le celebrazioni del patrono a fine luglio, di Santa Vittoria a inizio agosto e di San Basilio a inizio settembre.

In estate il paese si trasforma in un grande ristorante sotto le stelle in occasione del social eating: la sala è il sagrato di San Giacomo e cuochi e camerieri sono gli abitanti del paese che ospitano anche i turisti nelle case.