Visti per voi su Netflix: Ala Vaikunthapurramuloo

di Annalisa Pirastu

Ala Vaikunthapurramuloo è un action film Bollywoodiano del 2020, in lingua del Kerala, una porzione del subcontinente indiano. Il titolo prende il nome dalla residenza abitativa dei protagonisti.

La pellicola narra una vicenda di spessore, intramezzata da danze corali colorate, eseguite con movenze effeminate e sensuali anche dai maschi, scene di violenza acrobatiche con fermo immagine di rara originalità e godibilità, quasi fossero dei dipinti armoniosi, il tutto arricchito da un premiato soundtrack composto dal talentuoso Thaman S.
Il single “Samajavaragamana” featuring Sid Sriram’s voiceover,è diventato il primo successo in lingua Telugu con 100 milioni di visite su YouTube. Parte di “Samajavaragamana” è stato girato in uno dei posti per me più magici del pianeta, che è Mont Saint-Michel, in Normandia, Francia.

Bantù, un giovane uomo della classe media un pò cialtrone ma pieno di qualità, è vessato da un padre sgradevole tanto nell’aspetto quanto nello spirito. Il giovane, figlio biologico di un imprenditore di successo non sa (ma lo spettatore si), di essere stato scambiato alla nascita con il figlio di colui che dice di essere suo padre, che ha voluto dare al suo proprio figlio una vita migliore.
Bantù è innamorato della sua bellissima boss Amulya, che lo capisce, pur nella sua rudezza, e che lo ricambia ma, per uno scherzo del destino, Amulya’s viene fidanzata d’ufficio a Raj, il ragazzo scambiato.

Reso edotto della verità della sua nascita dall’infermiera testimone dello scambio, uscita dal coma in cui si trovava per la caduta procuratale dal padre di Bantù, il nostro protagonista, affranto ma senza precipitare nel ruolo di vittima, decide di recarsi a Vaikunthapuram, casa dei suoi veri genitori, ma solo per salvarli da criminali che li minacciano, decidendo di tacere per sempre le sue origini.
Appala Naidu un uomo potente del sottobosco criminale indiano, attenta alla vita di Ramachandra, il vero padre di Bantù, piantandogli l’asta di un ombrello nel cuore, perchè si rifiuta di cedere il 50% delle azioni di ARK. Bantù lo salva e viene accolto nella sua casa per risolvere altri problemi della società e familiari, tra cui una mancanza di comunicazione tra i suoi veri genitori.

Il film è stato apprezzato dalla critica ma la mancanza di suspence rispetto allo svolgimento della storia, è stata criticata. Valutazione negativa per la lunghezza eccessiva della pellicola.

Lungo tutto il film scorre gradevole lo humour vivace del regista Trivikram. “Non dovremmo ricorrere alla violenza”dice calmo Bantù dopo aver atterrato con il gomito una dozzina di uomini.
Molte le frasi significative che in questo bailamme di colori, sovrabbondanza di personaggi, botte, colpiscono come frisbees lo spettatore. “Noi pensiamo che tutti i ricchi siano intelligenti ma sono solo fortunati.” “Guardiamo alla famiglia perchè è la nostra forza ma quando quella famiglia è la nostra debolezza?”

Dopo aver rocambolescamente menato per benino tutta una serie di altri personaggi per proteggere la sua famiglia d’origine, un testimone rivela finalmente che Bantù è il vero figlio dell’uomo di successo.
La rivelazione viene però tenuta segreta solamente alle due madri perchè, per volere di Bantù, hanno diritto di non “perdere” i propri figli.