Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Nureci

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Nureci è un comune della provincia di Oristano di  circa 300 abitanti e confina con Senis, Genoni, Assolo e Laconi.

L’area fu abitata già in epoca prenuragica e nuragica, per la presenza nel territorio di numerose testimonianze archeologiche.

Nella zona di Murtas è stata rinvenuta una struttura riconducibile a un recinto megalitico. Dell’età del Bronzo sono 14 nuraghi, fra cui l’Attori, arroccato sul versante nord della Giara, e il Giuerri Mannu, dove è stato rinvenuto un piede di tripode prenuragico.

All’uscita del paese, sul ciglio di uno strapiombo che lo sovrasta, si erge la misterioso Corona ‘e su Crobu (macigno del corvo), possente cinta muraria – di altezza residua di tre metri – con all’interno strutture minori, risalente forse alla dominazione punica. Il masso granitico posto in posizione baricentrica dentro le mura identificherebbe le fattezze stilizzate della Dea mater, divinità comune di tutti i popoli mediterranei. I siti di Turri Piccinnu e Pranu Ollastu, hanno restituito frammenti ceramici di età romana repubblicana.

Nel medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Valenza. Alla caduta del giudicato passò sotto il dominio aragonese. Sotto gli spagnoli formò una contea insieme al vicino paese di Asuni. Nel 1325 la signoria passò ai De Poxados, poi ai De Sena e, nel 1453, ai Joffrè. Nel 1759 un mercante marsigliese, Guglielmo Touffani, comprò il territorio e acquisì il titolo di conte di Nureci e di Asuni.

Il paese venne riscattato ai Touffani nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Nureci si adagia sulle pendici del monte Maiore, ai confini settentrionali della Marmilla, circondato da ampie vallate, sorgenti, pareti rocciose e originali formazioni granitiche. Gli abitanti di Nureci si dedicano ad attività agricole, di allevamento e lavorazione artigianale della pietra.

L’odierno abitato risale al XV secolo: gli abitanti di Genadas lasciarono il villaggio a causa degli assalti dei briganti e si stabilirono nell’attuale Nureci. Accanto alla chiesetta campestre della Madonna d’Itria ci sono i ruderi dell’antica villa. Il martedì dopo Pentecoste vi si svolgono festeggiamenti di origine bizantina.

La struttura urbana ha conservato tratti antichi: spiccano edifici di inizio XIX secolo, tra cui il palazzo baronale dei Touffani e case con architravi, balconi e bei portali.

Piazze e vie del centro storico sono in ciottolato, abbellite da fontane e murales, e si articolano attorno alla seicentesca chiesa di santa Barbara. La festa della protettrice dei minatori è a inizio dicembre. Tra le celebrazioni religiose, durante le quali si possono gustere la cucina di tradizione agropastorale, anche quelle per santa Rita a fine maggio, san Giacomo e sant’Anna a fine luglio, sant’Ignazio da Laconi a metà ottobre e, soprattutto, i fuochi di san Sebastiano a gennaio, rito arcaico e propiziatorio.

A metà agosto vi si svolge Mamma Blues Festival, rassegna internazionale di blues e jazz.

Il Centro di Interpretazione Paleontologico e del Paesaggio (CIPP), situato nel centro storico del Comune di Nureci, accoglie la raccolta di fossili provenienti dal suo territorio. I fossili sono resti o tracce di organismi animali o vegetali vissuti sulla terra in tempi passati e trasformati in roccia.
Il patrimonio geologico – paleontologico del territorio comunale di Nureci, riveste, in virtù della sua importanza a livello scientifico e del suo interesse naturalistico culturale, un ruolo di primissimo piano nel contesto geologico regionale e nell’intero ambito del mediterraneo.

In particolare in località  Genna Manna  – Muru ‘ e Cubeddu, affiorano rocce sedimentarie di ambiente marino del Miocene, che documentano in modo esemplare gli eventi geologici e paleontologici che hanno interessato il Sarcidano e la Marmilla.

Tra i fossili esposti si trovano Echinidi, Gasteropodi, Aturie e bivalvi in diverse forme e conglomerati. I Molluschi in particolare sono presenti con diverse specie e notevolissimo numero di individui, che fanno assumere alla roccia l’aspetto di un deposito organogeno conchigliare, come il “Banco a Turritelle”, così chiamato per primo da La Marmora, che si è composto cosi per lo straordinario accumulo di individui appartenenti a varie forme di Turritellidi (Gasteropodi).

All’interno della struttura museale è inoltre possibile visitare una mostra, intitolata  “Is Prinzipales”, una raccolta di statuine in terracotta rappresentanti la vita quotidiana degli agricoltori, opera dell’artista Pinuccio Sciola. La mostra rappresenta un omaggio da parte dell’artista alla sua gente, alle persone che lo hanno visto crescere, formato, consigliato, aiutato e che sono state fonte di ispirazione artistica per le sue numerose opere d’arte.