Torre di Marceddì: al via i lavori di restauro

Il progetto, realizzato dalla Fondazione MEDSEA, è stato approvato dal comune di Terralba a seguito dei pareri positivi di tutti gli enti coinvolti nella Conferenza di Servizi.

di Antonio Tore

L’immobile, di proprietà del Demanio dello Stato e di competenza della Capitaneria di Porto di Oristano, è stato dato in concessione al comune di Terralba.

La Torre di Marceddì tornerà a essere una viva presenza fra le bellezze che popolano il golfo di Oristano. MEDSEA prenderà presto in consegna il sito per la realizzazione dell’intervento di restauro e valorizzazione, affidato agli architetti Pier Paolo Perra e Maria Franca Perra. La restaurazione, finanziata congiuntamente da MEDSEA e dal comune di Terralba, consisterà in massima parte nel risanamento dalle cause di degrado, limitando allo stretto necessario i rifacimenti di parti mancanti. Il fine primario è quello di conservare i segni e gli effetti che il tempo, gli adeguamenti, le variazioni tipologiche e morfologiche hanno lasciato sull’edificio.

Torre di Marceddì: presidio di cultura e finestra sulle ”terre d’acqua”.

Al piano terra saranno ospitati un archivio e una mostra sulla storia della torre, mentre al primo piano verrà allestito l’osservatorio del paesaggio delle Zone Umide. La terrazza che in passato ospitava i bracieri utili alla segnalazione di pericolo diventerà un punto di osservazione dell’avifauna e delle “terre d’acqua” circostanti. L’associazione 3DNA, grazie alla sua esperienza triennale in loco, collaborerà con azioni partecipative e di formazione, e con azioni di comunicazione a livello locale affinché l’iniziativa si integri nella proposta turistico-commerciale locale. La realizzazione di un impianto fotovoltaico garantirà l’accumulo di energia elettrica per gli utilizzi interni alla torre. Dieci settimane di lavori per trasformare un rudere in un luogo di attrazione per turisti, appassionati e studiosi delle zone umide, una memoria ritrovata capace di dialogare con il caratteristico villaggio pescatori e il vicino Museo del Mare, e ricostituendo l’organica relazione fra comunità, ricerca, attività economica sostenibile, tutela ambientale e identità culturale. Un progetto, quello dedicato alla torre, immaginato e realizzato in ossequio ai valori espressi nello statuto della Fondazione MEDSEA: “Acquisire a titolo oneroso o gratuito, prendere in locazione, usufrutto, concessione, uso, comodato o gestione beni di interesse ambientale, storico-culturale e paesaggistico per la loro tutela, conservazione e valorizzazione”.

Indietro, nel tempo. La torre fu ultimata nel 1580 per volere del re Filippo II di Spagna e costituì, insieme alla Torre Nuova di Capo Frasca, Torre Grande di Oristano, la Torre di San Giovanni e quella di Capo San Marco, tutte visivamente collegate fra loro, un efficiente sistema difensivo contro le frequenti incursioni piratesche saracene. Nei secoli successivi svolse il ruolo di centro di smistamento commerciale e dogana. La struttura ha subito alcune modifiche durante il secondo conflitto mondiale, adattandosi alla logistica della guerra moderna. Gli ultimi decenni hanno visto invece il prezioso monumento cadere in uno stato di abbandono e degrado.