Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Ollastra

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Ollastra è un comune della provincia di Oristano. Conta  poco più di 1.000 abitanti e confina con Siapiccia, Zerfaliu, Simaxis, Fordongianus e Villanova Truschedu.

Il nome del paese deriva da “ollastu” cioè dalla presenza di numerosi olivi selvatici che crescono lungo le rive del Tirso, il fiume più grande dell’Isola. La parte pianeggiante del territorio, grazie anche alla diga Santa Vittoria, è coltivata in gran parte a vigneti, agrumeti, carciofaie e orti. Alcuni terreni sono destinati a cereali.

A nord-ovest gli olivastri sono stati sostituiti dagli ulivi, dai quali si ottiene olio di ottima qualità. A sud-ovest l’antica palude Arcais, bonificata, è coltivata a risaie. Conseguentemente l’economia è soprattutto agricola, anche se hanno spazio anche allevamento e artigianato con produzione di tappeti e cestini. Tra le specialità spiccano vernaccia, dolci alle mandorle e formaggio.

Nella zona di San Martino, si trova una vegetazione costituita dalla tipica macchia mediterranea con corbezzolo, mirto, lentischio, arbusti di cisto e, in quantità minore, quercia. Inoltre sono presenti terreni gravati da “uso civico”, ossia la popolazione può seminare, raccogliere legname e far pascolare i propri greggi gratuitamente.

In pianura, grazie alla realizzazione della diga Santa Vittoria e alle opere di irrigazione effettuate nel dopoguerra (che hanno impedito le inondazioni del Tirso e consentito l’incanalamento delle acque), è stato possibile dare vita a vigneti, agrumeti, carciofaie e orti. Alcuni terreni sono destinati alla coltivazione di avena, orzo e grano.

Il territorio di Ollastra è stato popolato sin dai periodi più antichi. Il paese era dislocato al centro di un’area circondata da numerosi nuraghi e da piccoli agglomerati di capanne di argilla e paglia coperte di frasche.  Attorno al 550 a.C., quando la civiltà nuragica stava tramontando, il paese era al centro di un’area circondata da vestigia di numerosi nuraghi, tra cui Accas, s’Orco e San Perdu.

Dell’epoca romana si ricorda la “Via Maxima”, molto importante ma purtroppo interamente distrutta.

Nel medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Simaxis.  Alla caduta del giudicato entrò a far parte del marchesato di Oristano e alla definitiva sconfitta degli arborensi passò sotto il dominio aragonese e quindi dei Salazar di Iglesias.

In epoca sabauda, il paese fu incorporato nel Marchesato d’Arcais, feudo dei Flores Nurra, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Dal 1928 al 1946 era in passato frazione di un paese vicino, Simaxis di cui, fino al 1991, possedeva parte del nome. Dopo quella data, quindi, il paese ha cambiato il suo nome da “Ollastra Simaxis” all’attuale Ollastra.

I santuari più importanti sono lontani del centro. La chiesa di san Marco è su una piccola altura in periferia; costruita nel XIII secolo su un terreno donato ai camaldolesi, fu ampliata nel XVI con l’aggiunta di due navate laterali. La copertura a capanna è realizzata con canne intrecciate sorrette da travi in legno (s’urriu), secondo un metodo antico.

In suo onore si svolge la corsa de su pannu con partecipazione di cavalieri di tutta la Sardegna.  La festa religiosa inizia il pomeriggio del 24 Aprile, con la celebrazione dei vespri nella chiesa dedicata al Santo. Il giorno della festa, il simulacro di San Marco viene portato in processione e sosta alla fontanella che si trova lungo la strada principale, per la benedizione dell’acqua. Questo rituale viene tutt’ora rinnovato quale buon auspicio per l’annata agraria.

San Costantino è, invece, su una collinetta vicina al paese. Per la sua costruzione sono stati utilizzati i ruderi della vicina chiesa di Santa Vittoria. Essa presenta una struttura essenziale: si sviluppa in un’unica navata a rettangolare e due aperture, di cui una situata lateralmente, la copertura è a capanna con assi in legno.

Sulla parete sinistra della chiesa, trovano posto i così detti ex voto, a testimonianza del sentimento religioso dei sardi in generale e degli ollastrini in particolare, che spesso si reidentificava in antiche credenze pagane. Si tratta di oggetti rappresentanti arti umane e addirittura piccole statue di animali utilizzati nel lavoro dei campi. Questi venivano offerti al santo in segno di grazia ricevuta o a risoluzione di qualche promessa.

Al Seicento risale la chiesa di san Sebastiano, in onore del quale il 20 gennaio si accende un falò in piazza, dove si riuniscono tutti gli abitanti in festa. E’ di ispirazione romanica e la si fa risalire al 1600. La sua struttura su pianta a croce latina si richiama allo stile gotico-aragonese. Sulla parete frontale del presbiterio si innalza imponente un crocifisso ligneo di ottima fattura risalente al 1600. La chiesa parrocchiale annovera tra i suoi arredi sacri una croce d’argento “Crusci de Pratta” datata 1630, la Madonna dell’Assunta, definita dalla soprintendenza “opera di suggestiva bellezza e molto interessante dal punto di vista storico e artistico” pare risalga al XIII secolo.

Più antica è Santa Severa. Così come appare oggi, la Chiesetta si fa risalire al 1450 circa.  E’ un edificio a pianta rettangolare, suddiviso in tre navate collegate da archi a tutto sesto poggianti su pilastri a base quadrata in trachite.

La copertura è a capanna con tavole e travi in legno; lungo la navata centrale si nota una struttura particolare formata da una travatura a reticolo con funzione di sostegno.

Si racconta che lungo la via Santa Severa, o comunque in vicinanza della Chiesa, sorgessero piccole case da pellegrinaggio, le cosiddette “Domus de Nuinas”; pare inoltre che queste siano state adibite a “lazzaretto” nel periodo in cui la popolazione venne colpita dalla peste.