Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Palmas Arborea

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  comune della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Palmas Arborea è un comune di circa  1.500 abitanti della provincia di Oristano e confina con Santa Giusta, Oristano, Villaurbana, Pau, Villa Verde e Ales.

Il toponimo corrisponde all’appellativo palma, parma, pramma «palma», sia quella nana che quella dattifera e deriva chiaramente dal lat. palma. Della palma dattifera in Sardegna esistono esemplari ed una volta esistevano anche boschetti nelle vicinanze di Cagliari. In passato esistevano in Sardegna ben 6 villaggi denominati Palma o Palmas (VSG; Day 159).

Intorno al mille sorgevano tre piccoli borghi: Palmas Majori e Palmas de Ponti che furono abbandonati già dal XV secolo e Villa de Palmas che ha conservato continuità storica e diede origine  all’attuale abitato. In origine il nome, come già detto, era solo Palmas – dovuto al gran numero di palmeti che la circondano -, nel XIX secolo fu aggiunto anche Arborea per evitare confusioni con un’altra Palmas (di San Giovanni Suergiu).

Nel territorio del paese esistevano molte testimonianze delle civiltà del passato, risalenti soprattutto al periodo nuragico, delle quali oggi purtroppo restano solo poche pietre, sia per l’incuria sia per la cattiva abitudine di utilizzare i massi dei nuraghi per realizzare le fondamenta delle abitazioni.

L’insediamento di popolazioni nuragiche è testimoniato dalle tracce di nuraghi e di villaggi sparsi in tutto il territorio: nella località di Perda Bogada è stato rinvenuto il basamento di un nuraghe e altre rovine del villaggio annesso.

Rimangono invece diversi resti interessanti del periodo romano nella zona di “Mitzienas”, dove si snodava la strada romana (visibile ancora oggi per brevi tratti) e il “Ponte Vecchio”, caratterizzato da due arcate in mattoni cotti intonacati e dal basamento in pietra

Nel Medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Simaxis. Alla caduta del giudicato fu incluso nel Marchesato di Oristano e dal 1478 passò sotto il dominio aragonese. Il paese, che ebbe notevole importanza in epoca medievale, andò via via decadendo. Nel 1767 fu incorporato nel marchesato d’Arcais, feudo dei Nurra, ai quali fu riscattato nel 1839  con la soppressione del sistema feudale.

Il paese si trova in una pianura, dominato a oriente dal massiccio vulcanico del monte Arci e affiancato a occidente dallo stagno Pauli Majori, a pochi minuti dalle incantevoli spiagge della penisola del Sinis.

Palmas Arborea è un paese la cui economia è basata prevalentemente su allevamento e coltivazione di carciofi, agrumi e viti.

Nel centro storico si possono vedere case in mattoni di terra cruda che si dispongono attorno alla parrocchiale di sant’Antioco, celebrato più volte durante l’anno. Ai festeggiamenti di aprile sono associate le Pariglie palmaresi, appuntamento che prevede sfilata a cavallo accompagnata da gruppi folk e corsa de is tre aneddus, dove i cavalieri devono infilzare tre anelli e poi si esibiscono in acrobazie. Alle celebrazioni di luglio si unisce una rassegna di ballo sardo. A novembre si commemora la scomparsa del martire e si svolge un’imperdibile rassegna micologica con mostra e degustazione di funghi.

I paesaggi attorno al borgo, multiformi e dalle mille tonalità, regalano momenti suggestivi. È una delle zone umide più importanti d’Italia.

Le calme distese d’acqua del Pauli Majori, paradiso degli appassionati di birdwatching, ospitano pollo sultano, airone rosso e gobbo rugginoso, mentre la flora si caratterizza per splendide orchidee.

Nel parco del monte Arci, il maggior giacimento di ossidiana dell’Isola, si può fare un viaggio a ritroso di otto mila anni, durante i quali vari popoli mediterranei giungevano in Sardegna, lasciando loro tracce, alla ricerca del minerale – ‘oro nero’ del Neolitico -, abbondante nelle sue falde e usato per costruire armi e utensili preistorici.

Il mantello del massiccio è formato da colate di lava basaltica, mentre l’ossatura interna è di trachite. I condotti vulcanici culminano in tre punte (la più alta è di Trebina Longa, 812 metri), che evocano l’immagine di un treppiede. Un abito verde di lecci e macchia mediterranea, con sprazzi di sughere e roverelle, ricopre il monte, compresa, nel territorio di Palmas Arborea, la foresta di sa Dispensa, 150 ettari, popolati da donnole, martore e rapaci (astori, gheppi, poiane e sparvieri).

La riscoperta di antiche attività tradizionali legate all’artigianato permettono anche a Palmas Arborea di possedere una serie di prodotti tipici, come, ad esempio le produzioni di elaborati ricami “a teba segada” o a “trama tirada” con cui si confeziona a mano l’antica camicia sarda. Anche l’arte della cestineria che si lega allo sfruttamento delle risorse locali quali l’asfodelo e il giunco costituisce una risorsa importante per il paese.

Nella gastronomia di Palmas Arborea risaltano  “Pai fattu in domu” (pane fatto in casa), elemento da sempre insostituibile nell’alimentazione tipica dei sardi, “casiggiou” (formaggio) e un buon vino rosso corposo. Accanto ad essi si trovano i piatti tipici sardi quali i malloreddus, l’agnello e il maialetto arrosto, che si trovano un po’ in tutti i paesi.

Una curiosità si lega al vino rosso prodotto a Palmas Arborea: come racconta Vittorio Angius, frate e scrittore di Cagliari, a causa della pessima qualità dell’acqua del territorio il buon vino rosso costituiva l’unico elemento col quale dissetarsi.