Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Pau

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

Pau è un comune che conta meno di 300 abitanti. È situato nell’area geografica denominata Alta Marmilla, sul versante occidentale del massiccio vulcanico del Monte Arci. Confina con Villa Verde, Ales, Palmas Arborea e Santa Giusta.

È molto probabile che il toponimo derivi dal lat. pagus «villaggio, borgo». L’origine è forse proprio romana, come testimoniano ritrovamenti di embrici, vasi, monete e tracce di antiche costruzioni in località Bruncu Perda Calloni, Sa Tellura, Su Pitzu e Sa Campana, Santa Pinta, Catzighera, Arruinas, Perda Pastori.

Questi indizi inducono gli studiosi e ritenere che a monte ci fosse un grosso insediamento “Pau Mannu” nei pressi della chiesa di Santa Pinta che, la memoria popolare, vuole sorgesse in località denominata, come detto in precedenza,  “Su Pizzu De Sa Campana”.

Alla preistoria, invece, risalgono tre nuraghi, uno monotorre, su Castiu o Spadua, e due complessi, nelle località Arruinas e punta su Nuraxi.

I numerosi siti archeologici del territorio e le officine per l’estrazione e la lavorazione dell’ossidiana, testimoniano la presenza dell’uomo nel territorio fin dai tempi più antichi. Nelle località Su Pizzu de sa Campana, presso la chiesetta di Santa Prisca, si trovano i resti di un antico villaggio.

Nel Medioevo appartenne al  Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Usellus. Alla caduta del giudicato entrò a far parte del Marchesato di Oristano e, alla definitiva sconfitta degli arborensi, passato sotto il dominio aragonese fu incorporato nell’Incontrada di Parte Montis, occupato dalle truppe del feudatario di Quirra Berengario Bertran Carroz, che sposando Eleonora Manriquez ne ottenne ufficialmente dal re il controllo fino all’estinzione dei Bertran Carroz.

Nel 1603 fu incorporato nel marchesato di Quirra, feudo prima dei Centelles, poi dei Català e infine degli Osorio de la Cueva. Il paese fu riscattato agli ultimi feudatari nel 1839, con la soppressione del sistema feudale.

Il centro urbano si trova ad un’altezza sul livello del mare pari a 331 metri, mentre le altezze maggiori si hanno nella zona di “Punta su Ventosu” (681 metri) e “Pranu sa Mesa” (731).

Il territorio montano di Pau fa parte del Parco del Monte Arci, ricoperto di verde che riveste i suoi condotti vulcanici culminanti in tre punte simili a un treppiede. Nel massiccio ci sono almeno tre colate distinte di ossidiana da cui derivano una decina di siti di raccolta e un centinaio di centri di lavorazione.

Il minerale, raro nel Mediterraneo e usato per costruire armi e utensili, è stato grande attrazione per popoli che giungevano in questa parte nell’Isola ad approvvigionarsene. Il generale Alberto La Marmora nel suo ‘Itinerario’ (XIX secolo), affermò di non aver visto altrove tale quantità di pietra nera e lucente. Alcuni giacimenti e insediamenti ricadono nel territorio di Pau, in particolare la vasta area di estrazione e trasformazione del canale di Sennixeddu, che ha restituito grandi concentrazioni di ossidiana e prodotti di scheggiatura. A poche centinaia di metri, a su Forru de Sinzurreddus, forse c’era un insediamento prenuragico.

Sentieri tra lecci, roverelle e macchia mediterranea, popolati da cervi e daini (reintrodotti) e sorvolati da rari rapaci, permettono di scoprire gli aspetti più nascosti del massiccio dell’Arci tra cui, molto famoso è il sentiero corvino (nero), ripido e con grandi cumuli di ossidiana.

All’interno del Museo dell’Ossidiana sono esposte riproduzioni di antichi utensili e le opere dello scultore Karmine Piras.

Nel centro storico si possono visitare laboratori dedicati alla creazione di gioielli di ossidiana e metalli preziosi e ammirare le sculture contemporanee ricavate da grandi blocchi scuri, in particolare due nella piazza del municipio.

La chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio è stata riedificata a fine Ottocento, sul crollo del tempio di stile gotico risalente al Seicento. È a navata unica, a croce latina con cupola all’incrocio dei bracci e copertura a capriate.

 La piccola chiesa campestre di Santa Prisca si trova nel territorio di Pau, in località Argioleddas, ad una quota di 478 m s.l.m. Non si hanno tracce dell’originario corpo di fabbrica; verosimilmente durante il XIX secolo la chiesa fu ricostruita completamente, a causa della condizione di estremo abbandono in cui versava l’edificio.

In alcune pareti si nota l’impiego di frammenti ceramici di età romana. Nell’area circostante si nota una grande dispersione di schegge di ossidiana e di frammenti di ceramica di epoche diverse (romana, tardo-antica, medievale).

Il territorio è per la maggior parte occupato da pascoli, ma sono presenti anche oliveti, mandorleti, vigneti e zone completamente occupate da ciliegi.