Editoriale  del Capo della Polizia di Stato  nel 168° Anniversario della Fondazione del corpo

Una celebrazione

simbolica

Ci sarebbe piaciuto celebrare il 168° Anniversario della Fondazione della Polizia di Stato con un altro

spirito e con altre modalità. Avremmo voluto festeggiarlo nelle piazze delle nostre città, tra i

nostri concittadini che sono, come dico spesso, la ragione stessa della nostra presenza.

Ma proprio la salvaguardia della salute delle nostre comunità e di noi stessi impone quest’anno

di celebrare l’Anniversario della nostra Fondazione unicamente in forma simbolica, con la sola

deposizione di una corona in memoria dei nostri caduti, che hanno sacrificato la vita per la sicurezza

della nostra collettività.

Più che un festeggiamento, dunque, un momento di riflessione. Sul ruolo che oggi siamo chiamati

ad interpretare. Perché oggi più che mai dobbiamo essere un punto di riferimento per le

nostre comunità. Rigorosi nel far rispettare le leggi, dobbiamo oggi però essere primariamente

interpreti del disagio e dello smarrimento che stanno attraversando i nostri cittadini, per essere

al loro fianco.

Questa pandemia non ha diffuso solo un virus insidioso ma anche un senso di disorientamento.

Il sociologo Zygmunt Bauman scriveva che “La paura più temibile è la paura diffusa, sparsa,

indistinta, libera, disancorata, fluttuante, priva di un indirizzo o di una causa chiari; la paura che

ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque,

ma non si mostra mai chiaramente. Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra

ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare”.

Ecco dunque oggi cosa siamo chiamati ad essere: compagni al fianco dei nostri concittadini

in quella che si preannuncia una maratona, con lunghe salite. E le nostre comunità hanno capito

questo impegno. Ho visto sui social network più di un filmato in cui dai balconi e dalle finestre

delle abitazioni si applaude e si saluta al passaggio di una volante, consapevoli che quando tutti

stanno a casa noi siamo per le strade, a rischio della nostra stessa incolumità.

Questo è il nostro Dna, la nostra natura più profonda: l’attività di soccorso e assistenza alla

nostra popolazione. Lo dice il nostro stesso simbolo araldico. Il motivo delle due fiaccole fiammeggianti

che si incrociano, si riferisce proprio a questa funzione tipica dell’Amministrazione

della Pubblica Sicurezza.

Ma questa opera di vicinanza e assistenza questa volta deve essere rivolta anche al nostro

interno. Molti tra le nostre donne ed i nostri uomini, o i loro familiari, sono stati colpiti da questo

virus. Ed allora questo è il momento di prestare particolare cura anche al collega con il qua-

le condividiamo l’ufficio o il turno di servizio. Questa situazione mai vissuta prima deve costituire

dunque l’occasione per rinsaldare il nostro spirito di corpo, abitualmente distratto in un tempo

che pretende tutto e subito.

Ecco dunque cosa celebriamo oggi. La certezza di essere parte di una comunità che ci lega

tutti. Con questa consapevolezza vi ringrazio per quello che avete sin ora fatto e per quello che

farete, dandovi appuntamento, quando tutto questo sarà passato, alle prossime celebrazioni di

nuovo nelle nostre piazze, tra i nostri cittadini.

Il Capo della Polizia

Direttore generale della pubblica sicurezza

Franco Gabrielli

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