Visti per voi su Netflix: The Breakfast Club

di Annalisa Pirastu

Consigliatissimo

The Breakfast Club si chiude con la voice over, che legge il saggio richiesto ai ragazzi dal Professor Vernon, dal titolo Chi sono io?

“Caro Mr. Vernon accettiamo il fatto di aver dovuto sacrificare un sabato per ciò che abbiamo fatto di sbagliato. Quello che abbiamo fatto era sbagliato ma pensiamo che Lei sia pazzo a farci scrivere un tema spiegandoLe chi crediamo di essere. Che importanza ha per Lei? Lei ci vede come ci vuole vedere, per dirla tutta, con la definizione più conveniente. Quello che abbiamo scoperto è che ognuno di noi è un cervellone, una svitata, un atleta, una principessa e un criminale. Questo risponde alla sua domanda? Saluti Il Breakfast Club“

The Breakfast Club è arrivato su Netflix il 10 aprile e mentre lo si assapora, si capisce come abbia potuto influenzare l’impostazione di tutti i teen drama successivi.
Generazioni di registi, sceneggiatori, ideatori, più o meno consapevolmente, hanno riprodotto caratteri e situazioni del capolavoro di John Hughes, del 1985. Spesso ne hanno ripreso il taglio e le atmosfere.

La trama di Breakfast Club è semplice e lineare. Cinque liceali vengono messi in Detention nella biblioteca del loro istituto. Nelle scuole americane la detention è la punizione a cui vengono sottoposti gli studenti che commettono gravi mancanze. Si svolge Il sabato, cioè il giorno che non si va a scuola e dura quanto una giornata didattica. La costrizione diventa quasi insopportabile perché durante le circa 8 ore di permanenza, i puniti sono obbligati a non fare assolutamente nulla. Non possono leggere, non possono parlare, non possono alzarsi, non possono studiare.

In The Breakfast Club un professore frustrato (uno tra i tanti adulti riprovevoli che compaiono o sono evocati nella pellicola), assegna loro un tema dal titolo: “Chi sono io?”.

Lasciati soli, i ragazzi danno sfogo alle loro interazioni graffianti e agli scontri al vetriolo. Sarà solo dopo che le loro debolezze e le loro identità di facciata verranno smontate dal gruppo stesso, che cominceranno ad aprirsi. I cinque, pur capendo di essere diversi, si rendono conto di essere anche uguali: ognuno di loro, in fondo, ha un problema di qualche tipo in famiglia.

La sequenza in cui gli adolescenti seduti in cerchio, trascinano lo spettatore dentro le loro storie, compattando il nucleo centrale del racconto, risulta tanto più stupefacente e reale in quanto il regista Hughes aveva permesso agli attori di improvvisare.

The Breakfast Club è rimasto nella storia del cinema e ha fatto scuola perché, per la prima volta, ci si discostava dalla commedia sentimentale per ragazzi e si provava a nuotare a testa in giù verso il fondo dei loro turbamenti. Per la prima volta si mettevano in evidenza i problemi, le paure, la fragilità degli adolescenti, chiamati invece in famiglia e a scuola, a mostrare i muscoli. I teen drama che sarebbero venuti avrebbero fatto i conti con questa impostazione che andava in profondità.

Le serie tv che rendono omaggio a The Breakfast Club sono moltissime.
Su Netflix Dawson’s Creek è stato il primo teen drama a rendere omaggio a The Breakfast Club, con una puntata nella prima stagione interamente dedicata, nell’episodio 7, intitolato appunto Breakfast Club, tradotto in italiano con Convivenza forzata.
Anche in Riverdale sei ragazzi finiscono per raccontare loro stessi. Sex Education, I Am Not Okay with This, mantengono il taglio e le atmosfere di The Breakfast club.

Ma gli omaggi a Breakfast Club sono tantissimi e si sviluppano nel corso degli anni. Non potevano mancare I Simpson di Matt Groening. L’espressione “eat my shorts” che John il più insolente e sofferente del gruppo, rivolge all’ignavo professore, diventerà famosa in italiano con la traduzione, “ciucciami il calzino”.
Non mancano in The Breakfast Club, momenti leggeri ed ironici.

Il garbato finale, liberatorio in senso fisico e mentale, rompe le serrature e l’oppressione di quello spazio senza finestre e ci fa uscire da questa sorta di piece teatrale, restituendoci al mondo in pace con noi stessi.