Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Ruinas

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

Ruinas è un comune della provincia di Oristano in particolare dell’area storica della Brabaxianna (porta della Barbagia), al confine col Mandrolisai. Conta circa 650 abitanti e confina con Villa Sant’Antonio, Samugheo, Asuni,  Mogorella, Allai, Villaurbana e Siamanna.

Il toponimo corrisponde al plur. dell’appellativo ruína «rovina», il quale deriva dal lat. ruina. Tale denominazione di «rovine» lascia intendere che per un certo periodo il villaggio sarebbe andato distrutto, probabilmente a causa di qualche peste. Lo studioso Massimo Pittau esclude che il villaggio sia andato distrutto per le ostilità dei villaggi vicini, poiché i suoi abitanti avevano fama di essere molto coraggiosi, dato che costringevano i Barbaricini a versare un pedaggio quando questi ritornavano dalle loro bardanas «razzie» effettuate nei Campidani. In seguito però fu abitato di nuovo e dunque rinacque a nuova vita.

L’area fu abitata già in epoca prenuragica, nuragica e romana come testimoniano la presenza sul territorio di alcune domus de janas, di alcuni nuraghi (Norampè o Bruncu Nurampei, Nurachi e nuraghe de Pirena) e dei resti di un antico villaggio (Ghentiana) di epoca romana e bizantina. Nella zona è presente anche una statua stele chiamata Macchetturu.

Del periodo neolitico restano necropoli e numerose singole Domus de Janas di varie tipologie, dalla “monocellulare” a quella “a pozzo”, per giungere alle “classiche” (localmente chiamate isciòrrusu, forni) – la più pregevole delle quali dipinta con l’ocra, colonnina e protome taurina. Protome del dio Toro ricavata nella roccia e affiancata da simbologia a “clessidra”, blocco di trachite disteso con coppelle allineate longitudinalmente al centro (ancora non classificata); Menhir aniconici ecc.

Del periodo che va dal 4000 al 1800 a.C. resta una statua-menhir lavorata a martellina e scolpita con tratti antropomorfi, “esemplare probabilmente unico nel suo genere nel bacino del Mediterraneo”. Svariati menhir, più o meno integri o in frammenti, della tipologia “a foglia” (soprattutto) e “a nasone” e la testimonianza orale della dispersione di tanti altri; “Mini-menhir” ancora della tipologia “a foglia”.

Dell’epoca Romana (238 a.C./456 d.C.) sono pervenute una piccola necropoli, un sarcofago, un cippo funerario, resti di strade carraie, materiale ceramico disseminato in diversi siti e ritrovamenti di “vasi, anfore, monete”

Al seguito delle scorrerie musulmane (704-1015 d.C.), che determinarono l’allontanamento dei bizantini, la Sardegna si riorganizza autonomamente in quattro Giudicati (VIII-X sec. d.C.). La “villa” di Ruinas entrò a far parte della Curatoria di Parte Valenza (o Valenza/Brabaxiana) del Regno di Arborea. Le prime citazioni storiche di Ruinas sono risalenti ai primi anni del 1340 d.C. e sono riportare nelle Rationes Decimarum Italie: le decime versate in favore della Chiesa.

La decisiva battaglia di Sanluri (1409) decreta la fine dell’epopea Giudicale. Si consolida del tutto la dominazione Aragonese-Spagnola (1323-1708) che fraziona l’isola in tanti piccoli e grandi feudi. Ruinas viene assegnato alla Baronia di Senis i cui obblighi di vassallaggio si protrarranno dal 1417 al 1863, in piena era sabauda.

A ovest del paese si staglia l’imponente monte Grighine, alto quasi 700 metri, massiccio forse un tempo dedicato al culto della dea Diana, simbolo di verginità. Qui sgorgano numerose sorgenti, tra cui Santu Teru, Botta ‘e Corongiu e Abbadda, che rendono il territorio particolarmente rigoglioso.

Dall’allevamento derivano ottimi formaggi e carni. Ancora molto diffusa è la tradizione di fare il pane in casa, di tutti i giorni e delle feste: crivaxiu, coccoi, fogazza, ladighedda de scetti. Altre antiche usanze sono la tessitura, la lavorazione del sughero e l’arte dell’intreccio.

Notevole anche l’estrazione della trachite, di cui il territorio è ricco, usata per realizzare opere d’arte. In pietra è anche la muraglia della parrocchiale di san Giorgio martire, che si erge a metà del monte san Michele e domina l’abitato. Nel XIII secolo era solo una cappella, oggi detta ‘del Carmelo’, che conserva motivi romanici. Tra XVII e XVIII secolo l’edificio fu notevolmente ampliato, nella seconda metà del XIX completato.

A quattro chilometri dal paese sorge la chiesetta di santu Teru (san Teodoro), di origine bizantina, costruita nel XV secolo e restaurata più volte. Il compatrono è celebrato a metà maggio con una processione dalla parrocchiale alla chiesetta in cima a un altopiano. Si racconta che San Teodoro, San Lussorio di Fordongianus e Santa Susanna di Busachi fossero chiese ‘sorelle’ e che dalle loro alture si osservassero a vicenda, richiamandosi col suono delle loro campane.