Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Sagama

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Sagama è un comune di meno di 200 abitanti della provincia di Oristano, nella antica regione della Planargia e confina con Tinnura, Suni, Flussio, Scano di Montiferro e Sindia.

Il paese di Sagama sorse in epoca preistorica nella fertile vallata denominata Badde ‘e Sagama, in una felice posizione strategica, su un gradino calcareo dove fu edificato il nuraghe Muristene, mentre probabilmente nell’area dove attualmente insiste la chiesa seicentesca intitolata all’arcangelo Gabriele vi era un preesistente santuario pagano.

Abbondanza d’acqua e fertilità hanno sin dalla preistoria attratto insediamenti, in particolare in età nuragica. In epoca fenicia, punica e romana il villaggio fu dotato di mura, ancora parzialmente visibili nei lati sud e nord.

Nel XIX secolo lo storico sardo Giovanni Spano contava una corona di nove nuraghi intorno all’abitato. Oggi sono visibili il Funtanedda, nella vallata Badde Sagama, con pianta poligonale, il monotorre Molineddu, a pianta circolare, vicino al protonuraghe omonimo, il Pascialzos, i resti del Nuratolu i e il monotorre Muristene, all’interno dell’abitato, vicino alla chiesa parrocchiale, insediamento preistorico da cui si originò il paese.

Vi si trovaano anche esempi di architetture funerarie: la tomba di Giganti su Crasti Covaccadu, in località Terra d’Onore, e le tombe di Triganino sa Costa-Triganinu e Fakkiganu. Di epoca precedente è attestato un alleè couverte, al confine con Tinnura e avvistato un menhir in località Mura Pianu, detto sa Pedra Marmurada. Secondo testimonianze orali, nel territorio sagamese erano presenti anche domus de Janas. Di epoca romana sono le sepolture In località Murenda, oltre a reperti quali embrici, frammenti di bronzo e monete risalenti all’impero di Marco Aurelio.

In epoca medioevale la villa o bidda di Sagama fece parte con il vicino paese (poi scomparso) di Nuraki Triganu (a circa 2,5 km ad est di Sagama, nei pressi dell’attuale chiesa campestre di Santu Micheli), della Curatoria della Planargia (citata anche con i nomi di Fruxia o Serraval), nel giudicato di Torres.

Il 9 gennaio del 1388 i suoi rappresentanti (e quelli di Triganu), sottoscrissero presso la chiesa di San Giovanni Battista a Magomadas, la Pergamena d’Eleonora ovvero la Pace tra il Regno di Arborea e quello di Aragona. Dopo la morte di Eleonora d’Arborea e del figlio Mariano V, la dura lotta contro l’Aragona, fu ripresa dal nipote Guglielmo III di Narbona-Bas, nel 1409. Questi il 30 giugno del 1409 fu sconfitto duramente da Martino il Giovane, Infante (principe ereditario) d’Aragona, a Sanluri.

Nel 1416 risultavano ancora attestati a Triganu 4 fuochi (circa 16 abitanti), nonostante la guerriglia e le pestilenze. Dopo il 1420 il paese di Sagama si trovò dunque assorbito con tutta la Planargia, nel regno di Sardegna ma, nel 1430 la Planargia fu infeudata a Guglielmo Raimondo de Moncada e fu confiscata dalla Corona, che la cedette nel 1468 alla famiglia Villamarì.

Nel 1469 la Corona spagnola, concesse il feudo ad Antonio Brondo, a cui fu confiscato nel 1670; nel 1698 fu la volta della famiglia Olives e infine nel 1756 da Antonio Paliacio (Palliaccio, Paliacho), i cui discendenti assunsero i titoli di “marchese della Planargia” e di “conti di Sindia.

L’editto delle chiudende del 1820, non fu recepito subito a Sagama, ragion per cui gli Ecclesiastici, riuscirono ad impossessarsi della preziosa terra della Badd’e Sagama, mentre nell’altipiano di Santu Mikeli-Triganinu, dove il terreno era adibito a pascolo, l’operazione non fu resa possibile dalla resistenza dei pastori sagamesi, sindiesi e sunesi.

Dopo l’abolizione dei feudi, nel 1839, Sagama entrò a far parte del circondario di Cuglieri e, nel 1927 passò dalla provincia di Cagliari a quella di Nuoro, ma l’anno dopo il comune venne soppresso e accorpato con Tinnura e Flussio a Suni fino al 1946 quando Umberto di Savoia, con decreto luogotenenziale, ricostituì i tre singoli comuni. A seguito della Legge Regionale n. 10 del 13 ottobre 2003, il comune di Sagama è passato alla provincia di Oristano.

L’abitato è disposto intorno a quello che viene chiamato il “tesoro di Sagama”, cioè la chiesa  parrocchiale di san Gabriele arcangelo, costruita nel 1604 sul modello ‘manieristico’ di San Giacomo di Sassari. L’aula a navata unica è voltata a botte. La facciata è impostata su tre ordini scanditi da cornicioni, cui si somma un timpano curvilineo. Sul lato sinistro un campanile a tre livelli che termina con un cupolino ‘a cipolla’, aggiunto successivamente.

All’interno della chiesa è custodita la preziosa statua lignea del santo, dipinti di scuola settecentesca, un pulpito seicentesco e altari lignei. Il patrono, cui è dedicata anche una chiesetta campestre, è celebrato il 24 marzo e a fine ottobre.

Degne di menzione anche la chiesa medioevale della N.S. del Carmelo, quella cinquecentesca della Santa Croce, quella campestre di San Michele, riedificata di recente. Sono inoltre attestate la chiesa di San Basilio, situata dove attualmente è situato il municipio e forse la chiesa di San Giorgio, presso il nuraghe Muristene.

Le manifestazioni principali che si tengono a Sagama sono la festa della Nostra Signora del Carmelo, che si svolge nei primi giorni di maggio, la festa di Sant’Antonio… (continua) Abate, che si svolge a gennaio, e la festa in onore di Sant’Arcangelo Gabriele, patrono del paese, il 24 marzo.