Fase2: dubbi e incertezze per l’apertura delle attività per i servizi alla persona

Intervista a una estetista. L’ordinanza del Presidente Solinas, pur prevedendo la ripresa anticipata in Sardegna dell’attività per estetiste e parrucchieri, lascia dubbi e incertezze circa le modalità di svolgimento di alcuni servizi.

di Antonio Tore

“Ritengo doveroso fare una lettura e rilettura del passaggio dell’ordinanza che riguarda nello specifico il settore dell’estetica e che rischia di creare ulteriore confusione e aspettative che potrebbero andare deluse, disorientando, in questo delicato momento, ancor di più chi lavora nel settore”.

Questa è la dichiarazione di Rossana Sulis, estetista, che racconta le proprie preoccupazioni e perplessità che scaturiscono dall’Ordinanza n. 20 del 2 maggio 2020.

In particolare, quali sono gli aspetti che, secondo lei, suscitano perplessità?

“Prima di tutto vorrei sottolineare che da un’attenta lettura del testo dell’ordinanza medesima, scaturisce che la decisione finale e l’adozione di protocolli specifici sarebbe demandata ai Sindaci. A questo punto sorge una domanda: è una ordinanza della Regione a stabilire la ripresa o sarà necessaria una ordinanza di ciascun Sindaco della Sardegna che, territorio per territorio, decideranno come e quando le attività avranno la possibilità di riprendere, in deroga al DPCM?”

L’articolo 23 dell’ordinanza dispone la riapertura di vari settori, demandando ai Sindaci la possibilità di far iniziare nuovamente le attività di estetiste a parrucchieri. Come considera questo aspetto?

“E’ proprio questa una contraddizione che balza agli occhi. La ripresa dell’attività dell’11 maggio o la successiva nuova sospensione è legata “salvo diversa valutazione” in dipendenza dell’andamento della curva di diffusione del virus – nei Comuni della Sardegna con parametro dell’indice di trasmissibilità RT (R con T) uguale o inferiore a 0,5. Quindi, come evidenziato dall’ultimo comma dello stesso articolo, se l’indice di trasmissibilità RT dovesse cambiare, si chiude di nuovo?”

L’ordinanza prevede alcune norme da osservare nell’organizzazione dell’attività come, ad esempio, il divieto di sostare in attesa da parte delle clienti sia all’interno che all’esterno del locale. Come pensa si possa ovviare a questo problema?

“Non esiste questo problema, perché noi abbiamo sempre lavorato su appuntamento”.

Le disposizioni dell’ordinanza impongono una distanza di almeno due metri tra le postazioni di lavoro. Pensa che ciò sia possibile?

“Qui le cose si complicano. Se nell’attività lavorano più addetti è richiesto il rispetto delle distanze tra gli operatori. Ma niente viene chiarito su come sia possibile gestire il distanziamento sociale nell’eseguire il singolo servizio sul cliente o la cliente, pur ottemperando all’obbligo di indossare i dispositivi di protezione individuale”.

Per quanto riguarda l’igienizzazione delle postazioni e degli strumenti, come pensa si possa fare? Per la protezione dei clienti, potranno essere utilizzati solo teli, camici o asciugamani monouso?

“Questo non è un problema perché fa parte delle cautele che da sempre adottiamo nel lavorare. Niente di nuovo! Si tratta di osservare in modo ancora più puntuale le indicazioni di igienizzazione all’inizio della giornata di lavoro, al termine e nell’intervallo tra una cliente e l’altra”.

Gli operatori ed i clienti all’interno delle strutture hanno l’obbligo di indossare adeguati dispositivi di protezione delle vie respiratorie e di guanti.

“Come ho già detto, questi dispositivi già vengono utilizzati in alcuni servizi. La novità sta nel fatto che, qualora la cliente non ne fosse provvista, abbiamo l’obbligo di metterli a loro disposizione”.

Il punto d) dell’articolo 23 dell’ordinanza sembra porre dei limiti alla piena attività di parrucchieri ed estetiste per quanto riguarda alcune zone del viso non “trattabili”. E’ cosi?

“In effetti si, in quanto viene vietata l’esecuzione di trattamenti che prevedano un contatto diretto con bocca, narici, zona oculare e perioculare dei clienti, quali, come cita l’ordinanza, il taglio e la regolazione di baffi e/o barba, la depilazione del contorno labiale, la sistemazione di ciglia e sopracciglia e simili. Quindi il viso è off limits? Certo, si deduce il divieto generale di effettuare sul viso qualunque trattamento. Ma come è possibile effettuare anche altri tipi di trattamenti estetici come, ad esempio, i massaggi al corpo o una ceretta senza contravvenire alle norme previste sul distanziamento? Quindi, la domanda finale è: cosa possiamo fare? Ma, soprattutto, è necessario che vengano emanati dei protocolli precisi sui processi di lavoro in senso stretto, senza limitarsi alle norme di carattere igienico e sanitarie, per quanto importanti ed essenziali”.