Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – San Nicolò d’Arcidano

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

San Nicolò d’Arcidano è un comune della provincia di Oristano e conta circa 2.500 abitanti. Confina con Terralba, Uras, Mogoro, Pabillonis e Guspini.

Fino a tutto l’Ottocento questo villaggio si chiamava Arcidanu. Letteralmente questa denominazione significa «abitante del monte Arci» e induce ad interpretare che il villaggio sia stato fondato da individui che in precedenza abitavano in qualche parte del monte Arci 

La storia di Arcidano è particolarmente incerta e si hanno scarsi documenti.

All’epoca nuragica risalgono 7 nuraghi, ormai distrutti. Quello principale era il nuraghe ”Peppi Tzappus” che si trovava, probabilmente, nella regione di “Is codinas”, ma non esistono elementi certi sull’esatta posizione. Nel medesimo luogo si trovava anche il nuraghe “Nuracciolu” e, sotto la chiesa principale, vi era il “Nuraghe Luxia”. Il “Fromiga”, invece, era situato lungo la strada che porta a “Bau Angius” e infine un altro si trovava nelle vicinanze di una casa di campagna.

Le testimonianze dell’epoca romana sono più evidenti grazie alla vicinanza della città di Neapolis. Nella zona di “Is codinas” sono stati trovati anche resti di muratura in mattoni, mentre, nelle località di San Pantaleo e santa Barbara furono dissotterrate alcune urne cinerarie che, però, vennero distrutte.

Risalente all’epoca Romana è anche il cippo che tiene la croce posta all’uscita del paese nella strada per Uras, di recente distrutto durante un incidente stradale.

Nel Medioevo, Arcidano entrò a far parte del giudicato di Arborea, nella regione del “Parte Montis” che a sua volta faceva parte della curatoria di Bonorzuli. Fino alla metà del Trecento, sembrerebbe fossero esistiti due villaggi: “Architano Magno” e “Architano Parvo”. Il primo aveva chiesa dedicata a San Nicolò, il secondo a San Pantaleo.

Alla caduta del giudicato entrò a far parte del Marchesato di Oristano e, alla definitiva sconfitta degli arborensi, passò sotto il dominio aragonese e fu incorporato nella contea di Quirra. Formò, con Uras, una baronia compresa nel marchesato, che ebbe come ultimi feudatari gli Osorio de la Cueva, ai quali il paese fu riscattatonel 1839, con la soppressione del sistema feudale.

Il porto di Neapolis fu un ottimo approdo per le incursioni dei pirati barbareschi che frequentemente saccheggiavano e distruggevano tutto ciò che trovavano. Si narra che dopo un dei tanti saccheggi, gli invasori furono sconfitti da una sortita di saccheggiati in località “Fossaus”. Nel 1563 Drugut (uno dei corsari più spietati) cercò di sbarcare più volte ad Oristano e nel porto di “Marcellino” (l’odierna Marceddì). Purtroppo s’imbatté contro un grosso gruppo di cacciatori di ritorno da “Ercolento” e fu sconfitto.

Di questi pirati si dice che vennero sconfitti nel sito “Fossaus”, dopo che si erano ubriacati e, rientrando dal saccheggio di alcuni villaggi, non avevano trovato la strada per fare ritorno a bordo.

Il paese si trova in un tratto pianeggiante attraversato da Flumini Mannu e rio Sitzerri e chiuso tra le catene del monte Linas e del monte Arci, a pochi minuti dalla marina di Arborea e a meno di mezzora dalle magnifiche e selvagge spiagge della Costa Verde (Arbus).

San Nicolò d’Arcidano è un paese le cui risorse principali sono agricoltura e artigianato. Particolarmente rinomata è la viticoltura, grazie ai vitigni di bovale e su muristellu, dai quali derivano vini di pregio.

All’interno del paese c’è sa mizza de fagoi, antica fonte che un tempo dissetava pastori e viandanti. Nel punto più alto, nonché centro dell’abitato, sorge la parrocchiale di san Nicolò vescovo, la cui origine non è certa. L’ultima ricostruzione dovrebbe essere attorno al 1660: fu eretta una facciata dalle linee neoclassiche con la fronte a tempio greco fatto di colonne che sorreggono un timpano triangolare.

Il patrono, da cui deriva il nome del centro, è celebrato a settembre, in ‘apertura’ di vendemmia. Altre feste religiose sono, a fine giugno, per sant’Isidoro, protettore dei contadini, e a fine luglio per santa Margherita.

Da un’analisi del territorio effettuata prima delle bonifiche del 1933, si può dedurre che la zona del fiume che scorre vicino al paese fosse un tempo un grande delta che poteva essere ritenuto appetibile dagli uomini che approdavano via mare, cioè dai primi abitanti della Sardegna.