Visti per voi su Netflix : Inside Man

di Annalisa Pirastu

L’imperdibile film di maggio su Netflix è Inside man. Se non lo avete visto sappiate che La casa di Carta ne ha scopiazzato la cornice, con i “malfattori” abbigliati come le vittime.

Inside man è un film potente, di quelli che non si dimenticano.

Impeccabile per regia, sceneggiatura, casting e interpretazioni, è catalogato come un poliziesco, ma travalica vari generi.

Clive Owen guarda dritto in macchina e si rivolge a noi spettatori, ammonendoci sulla pregnanza degli eventi “ Fate attenzione a quello che dico, poichè scelgo le mie parole con attenzione e non mi ripeto mai.”
Spike Lee riassume in queste parole la sua scelta di presentare ogni elemento con cura e attenzione, perché ogni tassello riveste un significato preciso che porterà a dare un senso alla “rapina”.

Siamo a New York con la sua cultura, le sue fobie, i suoi poliziotti, i suoi abitanti, in una città che ha già vissuto l’11 settembre. Il film gioca, come il suo protagonista, con le illusioni dell’apparenza contrapposta alla realtà che, in questo rincorrersi di alternative, impedisce di decodificare il messaggio che è presente da subito.

Chi è dentro la banca esplicita le sue intenzioni, seguite dalle usuali richieste di ricatto, ma i poliziotti all’esterno, con al comando Denzel Washington, arrivano a conclusioni errate perché l’architetto attuatore di questo assedio al contrario, gli tende delle trappole mentali.
Uno degli indovinelli che Owen propone al detective è questo (vado a memoria) “Pesano di più i treni che passano attraverso la grande Central in un anno, o gli alberi abbattuti per stampare i dollari in circolazione?”.

Le stesse trappole mentali di cui è preda il pubblico in sala che rimane incerto sui contorni sfumati di alcuni personaggi; su Denzel Washington pesa un’accusa di corruzione, la mediazione di Jodie Foster incarna un misterioso interesse a risolvere il tutto in tempi brevi , il direttore di banca, Christopher Plummer, mostra un aplomb che percepiamo di facciata.

La trovata geniale del film consiste nel fatto che la pellicola alterna quasi da subito la ricostruzione della vicenda, attraverso flashback e flashforward, durante le deposizioni degli ostaggi. La frustrazione dei poliziotti che sanno che tra gli ostaggi ci sono i rapinatori, ci riporta di nuovo nella spirale di realtà e finzione che, come la trottola di un ipnotizzatore, non si riesce a fermare.
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Durante lo svolgimento del film ci lasciamo assorbire da questo prodotto di qualità e solo nel finale, quando la giostra smette di girare e i giochi sono chiari, ci sentiamo pienamente soddisfatti, quasi avessimo partecipato noi stessi alla “rapina”.