Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – San Vero Milis

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

San Vero Milis è un comune della provincia di Oristano di circa 2.400 abitanti. e confina con Zeddiani, Narbolia, Baratili San Pietro, Tramtaza, Milis, Riola Sardo e Seneghe.

È un importante centro agricolo e vinicolo, rinomato per la produzione artigianale dei canestri in giunco, per la produzione della vernaccia e la coltivazione dei mandarini; è conosciuto anche dagli amanti dei gatti per la colonia di gatti di Su Pallosu.

Il nome San Vero Milis deriva molto probabilmente dalla denominazione originale del centro abitato, San Teodoro (San Teoru in sardo), dovuta alla presenza di una Chiesa dedicata al santo e ubicata sotto l’attuale Chiesa di Santa Sofia. La trasformazione, avvenuta nel Medioevo, avrebbe poi modificato il nome San Teoru in Sancte Eru del quale si trova traccia già nel XII secolo nei testi del Condaghe di Santa Maria di Bonarcado.

Milis fu aggiunto in epoca giudicale ad indicare la posizione del Comune nel Campidano di Milis del Regno di Arborea e per poterlo distinguere da un altro Comune omonimo situato nel campidano di Simaxis chiamato San Vero Congius.

Il territorio è caratterizzato da un’ampia varietà di ecosistemi, dalle campagne al deserto alle alte scogliere. Nell’area interna e nella marina è da segnalare la presenza di diverse zone umide di grande importanza ambientale come gli stagni di Pauli Murtas, Sale ‘e Porcus, Is Benas e Pauli Crechi, oasi protette frequentate da varie specie di uccelli migratori tra i quali i fenicotteri rosa.

La conformazione pianeggiante e la presenza dell’acqua hanno consentito sin dai tempi remoti lo sviluppo delle coltivazioni e quindi il costituirsi di insediamenti: sono, infatti, visibili i resti di quattro villaggi e tre necropoli con domus de janas risalenti al periodo neolitico, situate a Serra is aràus, Putzu idu e sa Rocca tunda mentre risalgono al periodo nuragico una trentina di nuraghi di cui il più grande, s’Uraki si trova alle porte del paese. Altri nuraghi sono s’Uràchi ‘e mesu vicino al precedente, su Cunvèntu e Spinàrba, distanti un centinaio di metri l’uno dall’altro. Di dimensioni minori sono, ad esempio, s’Omu, Bidda Maiòri, Costa Atzòri e Zerrèi.

All’età fenicio-punica e romana risale il porto di Koracodes Portus ubicato a Capo Mannu e utilizzato per il trasporto del sale proveniente da Sa Salina Manna.

Come quasi tutti i paesi della zona, nel periodo medioevale fece parte del giudicato di Arborea e fu inserita nella curatoria di Parte Milis, per pasare poi, alla caduta del giudicato, al marchesato di oristano e, successivamente, agli Aragonesi. Fu riscattato nel 1839, dopo la soppressione del sistema feudale,

A partire dal medioevo è attestata l’attività delle saline, più tardi quella delle tonnare. Per creare una difesa dalle continue incursioni dal mare saraceni e barbareschi, vennero edificate lungo le coste delle torri di avvistamento.

La difesa dell’isola fu uno dei problemi più sentiti dai sovrani spagnoli, soprattutto a partire dal 1500, quando gli attacchi di turchi e barbareschi si intensificarono.

Nel 1572 iniziò lo studio e la realizzazione di un vasto sistema di avvistamento costituito da torri costiere. Presidiate da soldati e munite di cannoni esse avevano la funzione di dare l’allarme in caso di avvistamento di navi nemiche. Solitamente le torri erano costruite a una distanza percepibile dall’occhio umano. Gli allarmi venivano lanciati con fumate durante il giorno e con fuochi la notte ed erano accompagnati da segnali acustici, mortaretti, per richiamare l’attenzione delle milizie a cavallo che assieme agli abitanti dei villaggi vicini dovevano accorrere per scacciare gli invasori.

Ancora oggi le torri rappresentano un elemento distintivo del paesaggio costiero dell’intera Sardegna, anche se il tempo, gli agenti atmosferici e l’incuria dell’uomo ne hanno messo a dura prova l’esistenza fino ai giorni nostri. Nella costa del Comune di San Vero Milis sono quattro le strutture costruite e ancora visibili, nonostante il loro attuale degrado.

Torre de Sa mora

Riportata in un carta geografica del XVII secolo, venne costruita tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600. Facilmente raggiungibile, è situata nei pressi del faro di Capo mannu in località “Matta ‘e sa figu” (Albero del fico).

Torre di Capo Mannu

È riportata nella già citata carta geografica del XVII secolo ed è situata a sud della ripida e impervia parete rocciosa di capo Mannu. Nelle giornate più limpide dalla torre si possono osservare tratti di costa molto estesi e un ampio panorama verso l’interno.

Torre Scala ‘e sali

Come le altre torri, anch’essa è gia indicata nella carta seicentesca. È composta da un cilindro sovrapposto a un tronco di cono e dove essi si incontrano vi è un fregio decorativo in granito. Anch’essa è costruita in arenaria calcarea.

Torre delle Saline

Più tarda delle precedenti, più che a una torre somiglia a una casamatta: infatti si differenzia dalle altre per dimensione, struttura architettonica e localizzazione. Situata ai bordi delle saline la sua funzione non era di avvistamento costiero, bensì di controllo sull’estrazione del sale.

San Vero Milis è nota anche per la produzione della vernaccia, un vitigno molto diffuso in Sardegna in un’area geografica limitata tra i comuni di San Vero Milis, Zeddiani e Baratili San Pietro.

Caratteristica distintiva della vernaccia di San Vero Milis e suo pregio principale è il delicato odore di mandorle, un tempo dovuto ad una muffa che forma una sottile patina sul vino quando la botte non è completamente piena e che gli conferisce questo aroma.

Quella della panificazione artigianale è una tradizione che sta conoscendo una nuova giovinezza negli ultimi anni.

Il pane viene classificato in base alla farina utilizzata per la panificazione, alla lavorazione e alla forma che assume. Dalla farina più pregiata (sa simbua o farra limpia) si prepara il pane bianco più pregiato e dalle forme più elaborate. Si passa poi a su scetti con la quale si confeziona il pane giornaliero, fino a su crivazu (il cruschello) con il quale si confezionava un tempo un pane scuro e di scarso valore che non viene più quasi prodotto. Infine dalla crusca (su poddini) si prepara il pane per i cani.

Il paese di San Vero Milis è conosciuto in tutta l’isola per i suoi intrecci di giunco (Juncus acutus), pianta che cresce abbondante nelle zone umide circostanti il paese.

Il giunco, essiccato e intrecciato, veniva usato principalmente per la produzione di cestini ma col tempo la tecnica si è evoluta diventando una vera e propria espressione artistica, realizzando anche, ad esempio, finissimi rivestimenti per bottiglie e bicchieri, decorati secondo i motivi della tradizione.