Visti per voi su Netflix : The Lovebirds

di Annalisa Pirastu

A cinque anni dall’inizio della loro relazione, Jibran e Leilani (la fortunata coppia cinematografica Showalter-Nanjiani di The Big Sick) si sono venuti a noia. La loro routine è diventata pesante e vogliono darci un taglio. Ma il destino li obbliga a rimanere uniti quando diventano testimoni di un omicidio compiuto con la loro stessa auto. Due testimoni li accusano e non resta che fuggire per salvarsi e cominciare una caccia all’uomo dato che l’assassino si è dileguato.

Accade tutto in una lunghissima notte il cui deroulement si dispiega alla maniera di Una notte da leoni, cioè cominciando dalla fine, per ricostruire le motivazioni che hanno portato all’uccisione del ciclista e quindi al suo aggressore. (No,non viene assassinato perché gli automobilisti odiano i ciclisti.)

In The Lovebirds infatti come in The Big Sick il film precedente di Michael Showalter, accade un imprevisto pericoloso, che ricorda ai protagonisti che si può perdere la persona amata. A rischiare di morire in Lovebirds sono entrambi gli amanti perché il vero assassino li segue per ucciderli.

Dopo una concatenazione di calamità e denouements, da cui i due usciranno miracolosamente illesi, ci sarà il lieto fine.
Sennò che commedia sarebbe?

Della colorata New Orleans neanche l’ombra. Solo un ammiccamento all’annoso e sfruttato problema del razzismo nella battuta sull’uragano Katrina quando, alla maniera di Piscicelli all’Aquila, le élite economiche americane se la ridevano metaforicamente anche loro, per la ricaduta economica vantaggiosa.

Il regista inserisce nella pellicola una scena in maschera che rimanda volutamente a Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick (scelta che sembra un po’ tirata fuori dal cilindro). O forse ci stava bene la scena di un’orgia, visto che la cosa più spinta che fanno i due, è scrutare l’uno il viso dell’altra per capire se sia il caso di osare un bacio alla francese. Uno all’inizio e uno alla fine del film.
Nella sessione in cui assistono all’orgia, insieme a una platea di affiliati, i due oltre a dimostrare di essere detective amatoriali, non possono celare allo spettatore di essere un pò tonti. Al segnale del gran cerimoniere di “Togliamoci le maschere per scoprire gli infiltrati”, i due sollevano la copertura mentre tutti gli altri ovviamente se ne guardano bene.

Il ritmo del film rimanda al famoso Tutto in una notte di John Landis con Jeff Goldblum e Michelle Pfeiffer, ma questo è perdonabile perché dai grandi si può sempre copiare.

Mah, sarà che le scaramucce amorose spesso in odore di crisi o di abitudine non fanno per noi, ma ci viene difficile apprezzare il continuo dialogo tra i due, che vorrebbe essere spiritoso, solo perché collocato in situazioni di pericolo, dai connotati adrenalici.

Manca di fatto nel film proprio la qualità di scrittura e la gigioneria e piacioneria dell’attore di origini pakistane, non aiutano.