Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Santu Lussurgiu

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

Santu Lussurgiu è un comune della provincia di Oristano di circa 2.000 abitanti e confina con Bonarcado, Seneghe, Cuglieri, Scano di Montiferro, Paulilatino, Abbasanta, Norbello e Borore. Sorge sul versante orientale della regione storica del Montiferru a 503 metri sul livello del mare.

Il suo nome lo si fa derivare dal santo-soldato Lussorio, martirizzato nel 303 o nel 304 sotto l’imperatore romano Diocleziano. Il nome del santo viene citato per la prima volta in un documento del 559 indirizzato da pap Gregorio Magno al vescovo di Cagliari Gianuario.

Per quanto riguarda l’origine del paese, si racconta che una parte degli abitanti originari abbandonarono il borgo di San Leonardo de Siete Fuentes a causa di una lite fra loro e due importanti famiglie lasciarono San Leonardo. Una fondò il paese di Iscanu, Scano di Montiferro, sul versante Ovest del massiccio montuoso e l’altra fondò Santu Lussurgiu sul versante Est.

La presenza umana nel territorio di Santu Lussurgiu è attestata sin da epoche prenuragiche, considerate le domus de janas, tra le quali sono notevoli per ampiezza e tecnica costruttiva quelle di Matziscula, verso Abbasanta e anche alcuni dolmen.

Numerosi sono i  nurgahi e alcuni in buono stato di conservazione. Si possono citare il nurgahe Elighe Onna, che è ben visibile su un’altura a pochi chilometri dall’uscita di San Leonardo verso Macomer, il nuraghe Piricu, il nuraghe Procarzos, il nuraghe Banzos, il nuraghe Mura Lavros de subae il nuraghe Zuanne Madau.

Sono presenti anche le Domus de janas di Matzìscula, 5 domos a poche centinaia di metri dal nuraghe Procarzos, le Domus de janas di Mandra ‘e Caddos e il villaggio di Monte Agudu (che si fa risalire al periodo tardo nuragico). Il passaggio dei Romani è anch’esso visibile con resti di villaggi come quello di Santa IttoriaCamputzola e Banzos.

Il territorio in cui oggi sorge il paese fece parte del giudicato di Torres fino al 1259 poi del Giudicato di Arborea nella curatoria del Montiverru fino al 1410 quando, a seguito della battaglia di Sanluri, il territorio perse la sua indipendenza e cadde sotto il controllo degli aragonesi.

Degli atti del Liber Censuum del XIII secolo, attestano l’esistenza di un altro villaggio, Lucentina, che sorgeva a pochi chilometri dal santuario di San Lussorio in direzione dell’attuale Abbasanta nella zona che oggi prende il nome di Lughentinas. Nello stesso periodo intorno al santuario si era formato un primo insediamento stabile.

Per motivi attribuibili alle guerre e alla epidemia di peste che nel 1300 sconvolse l’Europa gli insediamenti medievali di San Leonardo e Lucentina persero importanza e abitanti, mentre crebbe quello di Santu Lussurgiu. Non sarebbe quindi esatta la tradizione che vuole il comune fondato dagli abitanti del vicino San Leonardo de Siete Fuentes: i due borghi ebbero invece vicende storiche separate, che solo successivamente si incontrarono.

San Leonardo di Siete Fuentes, conosciuta appunto per le sue sette fontane (Siete Fuentes), sorse attorno alla chiesa omonima, di stile romanico, intorno al 1100. La zona, per la sua salubrità e per la presenza di abbondante acqua, venne scelta per fondarvi un ospedale da parte dei Cavalieri di San Lazzaro, che curavano i soldati di ritorno dalle crociate e i lebbrosi.

L’ordine ebbe un tale sviluppo da portare alla costruzione di un nuovo ospedale, anch’esso sotto la protezione di San Giovanni Battista: l’ordine prese, quindi, il nome di Giovannìti o cavalieri di San Giovanni Gerosolimitàno, e successivamente quello dei Cavalieri di Malta. Man mano che l’ospedale cresceva d’importanza, la chiesa di San Leonardo fu ampliata conservando in parte lo stile romanico e solo in alcune parti assunse lo stile gotico dell’epoca.

La zona godette in questo periodo di elevato prestigio e cospicue ricchezze, epoca che terminò con la conquista aragonese, in quanto i beni ricaddero nelle mani dei feudatari ispanici. L’amministrazione delle proprietà venne affidata ai preesistenti Cavalieri di Malta che lottizzarono l’area agricola suddividendola ai lussurgesi, e tuttora nella zona della borgata di San Leonardo è possibile riconoscere il regolare reticolo dei muri e dei sentieri. A questo punto gli abitanti delle “Settefontane”, rimasti senza proprietà private, si stabilirono a Santu Lussurgiu, ma anche nella vicina Scano Montiferro per poter usufruire delle porzioni di terreno.

Nel 1417, in epoca aragonese, il paese venne incorporato nella baronia di Montiferro, data in feudo dal Re d’Aragona Alfonso V il Magnanimo a Guglielmo de Montagnana.

Alla fine del Quattrocento passò per Santu Lussurgiu il beato Bernardino da Feltre , che fondò la chiesa di Santa Maria degli Angeli e il convento dei Frati Minori Osservanti che, come in altri luoghi in cui operarono i monaci, ebbe grande importanza per lo sviluppo sia spirituale che culturale del paese.

Alla fine del Settecento e inizi dell’Ottocento diversi abitanti si resero attivi protagonisti dei moti rivoluzionari sardi accesi dall’illuminismo francese e inglese e inseriti nei moti riformisti europei iniziati nel secolo XVIII.

L’avversione al regime feudale e all’autorità piemontese causò non pochi problemi a Carlo Felice di Savoia che in una sua lettera al fratello Placido Benedetto conte di Moriana, governatore di Sassari esternò tutto il suo disprezzo per Santu Lussurgiu: «Sono mendicanti perché non hanno ben accolto un uomo prezioso come Voi. Ho intenzione di inviare l’ordine di demolire l’intero paese, che non ne resti pietra su pietra, e che tutti gli abitanti siano passati a fil di spada».

Nel 1906 Antonio Gramsci frequentò il Ginnasio comunale del quale non fu molto soddisfatto: «un piccolo ginnasio in cui tre sedicenti professori sbrigavano, con molta faccia tosta, tutto l’insegnamento delle cinque classi».

Il territorio del comune è in gran parte montagnoso. Il paese si sviluppa all’interno di un’antica e inattiva conca vulcanica, come tutto il massiccio del Montiferru ed è ricco di sorgenti e corsi d’acqua.

Quasi alla sommità del Montiferru, alla quota di circa 1000 metri, si trova la sorgente di Elighes Uttiosos dove dalle radici di lecci secolari sgorga la fresca acqua di sorgente: il nome significa infatti “lecci gocciolanti”.

All’interno del paese si trova la fontana di Su Sauccu, mentre sulla strada provinciale che porta a Cuglieri, si trova la fontana de Sa Preda Lada sormontata da un Madonna votiva. La sorgente omonima, poco più a monte, origina il rio Preda Lada che è il tratto più a monte del riu di Mare Foghe che va ad alimentare lo stagno di Cabras.

Proseguendo sulla stessa strada, a circa 800 metri di quota, si trova la sorgente di Silvanis, nascosta nella fitta vegetazione di agrifogli e lecci.

Lungo la strada di penetrazione agraria che si collega alla strada provinciale 15, invece, si trova la fontana de Sos Crabalzos le cui acque si gettano nel riu Bau ‘e Mela. Il suo nome poco più a valle diventa riu Sos Molinos e, scorrendo verso la pianura, alimentato da numerosi affluenti di modesta portata, va a formare il riu Mannu di Milis che, infine, sfocia nel riu di Mare Foghe.

Delle sei chiese presenti a Santu Lussurgiu, due solamente sono rilevanti dal punto di vista storico artistico: la chiesa di Santa Croce e la chiesa della Madonna degli Angeli.

La chiesa di Santa Croce era, anticamente, intitolata a San Lussorio. La chiesa fu consacrata come attestano i documenti, nel 1185 dal vescovo di Bosa. Attorno a questa chiesetta campestre sorse il nucleo abitativo del paese.

La bellissima chiesa di Santa Maria degli Angeli è in stile tardo gotico-aragonese, sorse nel 1473 per volere dei frati minori osservanti e del Beato Bernardino da Feltre, che giunsero a Santu Lussurgiu nel 1420, nell’atrio della chiesa, infatti, vi è tra le altre, una lapide murata nella quale vi si legge: “Fue fundado este convento por el B. Bernardino de Feltro el dia 2 de agosto de 1478“.

La chiesa conserva al suo interno una preziosa statua lignea del 1500 della Madonna degli Angeli col Bambino ed è arricchita da un pulpito ligneo, da una pregevole pala d’altare in legno policromo, nelle cui nicchie si possono ammirare le statue della Madonna, di S. Diego e di S. Pasquale.

La memoria del passato dei lussurgesi, di ciò che sono stati e di ciò che hanno fatto, è documentata nel Museo della Tecnologia Contadina presente a Santu Lussurgiu, situato in una antica casa padronale del XVIII secolo.

Il Museo raccoglie oltre duemila strumenti da lavoro e oggetti di uso quotidiano del passato donati esclusivamente da famiglie lussurgesi, raccolti e catalogati sapientemente in più di vent’anni, testimoniando vicende esistenziali che hanno scandito, in tempi ormai lontani, la faticosa lotta per la sopravvivenza affrontata ogni giorno della comunità di Santu Lussurgiu.

La parte più ricca di boschi e maggiormente suggestiva è quella compresa fra Santu Lussurgiu, Seneghe, Bonarcado e Cuglieri. Altrove i boschi di querce e di lecci si alternano a prati e pascoli, mentre in prossimità del centro abitato si trovano uliveti e vigneti, oltre a castagneti e alcune piante di ciliegio, presenze residue di antichi e prosperi ciliegeti.

La fauna del Montiferru è rappresentata in modo molto significativo dal cinghiale, tanto è vero che lo stesso nome del massiccio montuoso potrebbe essere una trasformazione del nome Monte Verro, data l’elevata presenza di questi animali. Altri animali selvatici caratteristici sono la volpe, che si può incontrare spesso nelle campagne, le donnole, i ricci, le lepri e, nel cielo, upupe, pernici, falchi, corvi e gruccioni. Da alcuni anni nel territorio, a seguito di politiche di ripopolamento poste in atto nel cantiere forestale di “Pabarile” da parte dell’ex Ente Foreste (ora Agenzia Forestas) sono stati reintrodotti mufloni, cervi e grifoni.

Dal punto di vista del paesaggio produttivo, nel territorio di Santu Lussurgiu sono storicamente diffuse le coltivazioni degli olivi e della vite, specialmente nell’area in direzione Paulilatino, in cui ferve l’attività de “sos inzatteris”, orgogliosi produttori di un vino genuino ed apprezzato dai più.

La tradizione è anche nelle feste: il carnevale è sa Carrela ‘e nanti, corsa a cavallo su una strada sterrata del centro. È preceduta di pochi giorni da Cantigos in Carrela, esibizioni canore lungo le vie. Il patrimonio del canto a cuncordu è tramandato dalle confraternite, che intonano canti religiosi durante i sentiti riti de sa Chida Santa.

Altra sfrenata giostra equestre è, a fine agosto, l’ardia di san Lussorio attorno alla parrocchiale di san Pietro. Mentre tra giugno e luglio i cavalieri de su Sotziu in abiti tradizionali lussurgesi si esibiscono in su Coru ‘e Zeus.

L’anima agropastorale è espressa dall’allevamento del bue rosso, da cui derivano carni d’alta qualità e il latte per il formaggio casizolu.