Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Scano di Montiferro

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

Scano di Montiferro  è un comune di circa 1.400 abitanti della provincia di Oristano che si trova nella sub regione del Montiferro e confina con Sennariolo, Cuglieri, Sagama, Flussio, Santu Lussurgiu, Sindia, Macomer e Borore.

Il paese è situato in prossimità della costa centro-occidentale della Sardegna, ai piedi della catena montuosa del Montiferru, a circa 380 metri sul livello del mare. L’abitato è situato a ridosso dei colli di San Giorgio, Santa Croce, Iscala rubja e del promontorio di Monte Ruinas.

L’area fu abitata già in epoca nuragica come testimonia la presenza nel territorio di numerosi nuraghi. Fu anche un centro frequentato in epoca romana, di cui si trovano alcune testimonianze archeologiche.

In età medioevale la villa di Scano fece parte della curatoria del Montiferru, nel Giudicato di Torres e successivamente, nel 1259, con la morte della giudicessa Adelasia, la curatoria fu annessa al Giudicato di Arborea.

Nel 1410 la villa passò agli aragonesi e nel 1421 fu inglobata nei territori infeudati ai nobili catalani Zatrillas, signori del Montiferru. Il feudo, accresciutosi in maniera consistente, assunse prima il titolo di Contea di Cuglieri e poi quello di Marchesato di Sietefuentes e quindi diviso fra Marchesia e Francesca Zatrillas che mantenne il titolo.

In seguito alle vicende relative all’assassinio del vicerè Camarassa che videro coinvolta la Marchesa nell’omicidio del marito, Agostino di Castelvì, il feudo fu confiscato dalla Corona nel 1669. Negli anni che seguirono la villa di Scano fu oggetto di scambio nelle molteplici divisioni e assegnazioni di territori tra famiglie di nobili feudatari. Nel 1834 venne assegnata ai Quesada ai quali venne definitivamente riscattata nel 1838.

Tra i monumenti da osservare, merita un particolare approfondimento la chiesa rurale di Sant’Antioco, costruita probabilmente nel 1636. L’edificio è a pianta rettangolare ed ha la caratteristica di avere su entrambi i lati dei “pendentes” o “pennentes”, piccoli ambienti la cui funzione fu quella di ospitare pellegrini e devoti che desideravano soggiornare nella località durante il periodo della novena e della festa del Santo.

Pur essendo una chiesa campestre, rispetto alle altre presenti nel territorio di Scano Montiferro ha struttura più elaborata, forse perché la devozione al Santo in essa venerato, che attirava grande folla anche dai paesi del circondario, aveva generato il bisogno di ingrandire la chiesa con l’annessione dei sopra indicati “pennentes”.

Ancora oggi centinaia di fedeli provenienti da Scano e da tutto il circondario, pregando devotamente Sant’Antioco gli chiedono la grazia di ottenere la guarigione e il conforto nella sofferenza.

Nel presbiterio quadrangolare è ubicato l’altare ligneo acquistato nel 1848 dalla chiesa bosana di Santa Croce per il prezzo di 15 lire. Esso è adibito ad ospitare la statua del Santo che viene portata in processione dal vicino paese di Scano nelle località campestri due volte all’anno, in occasione delle feste che si svolgono il secondo lunedì dopo Pasqua e l’ultimo lunedì di agosto giorno in cui, una volta, veniva trasportato il simulacro dal paese alla chiesa di campagna per la celebrazione della festa.

In assenza della statua l’altare ospita una tavola dipinta ad olio con l’effigie del Santo, opera del pittore svizzero Emilio Scherer che soggiornava a Bosa verso la fine del XIX secolo.

Il culto di Sant’Antioco è molto antico ed ebbe un enorme impulso dopo il ritrovamento delle reliquie del Santo avvenuto nell’isola di Sant’Antioco il 18 marzo 1615 per opera dell’arcivescovo di Cagliari, monsignor Francesco  d’Esquivel. Il Santo, originario della Mauritania venne fatto esiliare dall’imperatore Adriano nell’isola di Sulci (l’odierna Sant’Antioco di Sulcis) in quanto professava la fede cristiana e si rifiutava di adorare gli dei pagani.

Qui egli esercitò la sua attività di medico operando nello stesso tempo molte conversioni. La tradizione vuole che Antioco morisse il 13 novembre dell’anno 127.

Grazie al gesuita scanese Salvatore Pala, docente di matematica e teologia all’Università di Cagliari, Scano di Montiferro ebbe la fortuna di avere nello stesso anno del ritrovamento delle reliquie una vertebra del santo e fu proprio questa circostanza a far nascere l’idea della costruzione di una chiesa in suo onore in un territorio ricco di acque, dalla rigogliosa vegetazione, e che inoltre presentava il vantaggio di trovarsi a poca distanza dal paese.

Il santo dà nome anche alle vicine sorgenti di sant’Antioco, che alimentano gli acquedotti della zona e azionano i mulini del rio Mannu. Vicino al paese sorge la via dei mulini, unica nell’Isola, che ha dato vita dal Medioevo a un’attività paleoindustriale. Dei 16 mulini originari, oggi se ne possono vedere sette, a ruota orizzontale e a ruota verticale.

Sicuramente da visitare è anche isantuario di santa Barbara, a due chilometri dal paese, accanto a domus de Janas e al nuraghe Abbaudi, edificio in blocchi di arenaria, la cui unica torre si conserva per 16 filari ed è alta nove metri.

In centro spuntano anche il campanile quattrocentesco della Madonna del Rosario e la facciata seicentesca di San Niccolò. Tra le chiese campestri, suggestive sono Santa Croce e San Giorgio, poste su due colline, come a a far da guardia al paese.

Uno dei più imponenti nuraghi del Montiferru è il Nuracale, costituito da una torre centrale, alta undici metri e un quadrato di cortine murarie e torri angolari intorno. Nella zona si possono ammirare anche le tombe di Giganti di Pedras doladas. Sono le tre maggiori espressioni della civiltà nuragica, che ha disseminato tracce di 50 insediamenti in un territorio frequentato già dal Neolitico e abitato poi in epoca punico-romana.

Le tradizioni di Scano sono mantenute vive dalla storia del paese, dalla sua collocazione geografica e dall’onore dei suoi abitanti.

Scano presenta il tipico canto “cuncordu”, comune a tutta l’area del Montiferru-Planargia. Su cuncordu accompagna da secoli i riti della Settimana Santa con i canti del Miserere, dello Stabat Mater e delle Laudi mattutine del venerdì santo. In passato esistevano i canti ordinari della liturgia che venivano eseguiti da su cuncordu, ma sono andati perduti nel tempo. Su cuncordu possiede inoltre un repertorio profano, rappresentato dai canti come su trajusos muttossa ‘oghe reasu ballu tundusa dansa e su ballu cantigu.

È ancora molto viva anche la tradizione del ballo. I balli di Scano sono: su ballu sardu (a ballu tundu)sa dansasu ballu cantigu (a passu torrau)su ballittu e su dillaru. Fra i suonatori del ballo scanese si ricordano Salbadore Rosa (Ti’ Mericanu), che succedendo al padre in questo ruolo ha caratterizzato singolarmente il ballo di Scano.

Vicino al paese sono imperdibili anche la cascata del bosco s’Istrampu de Alere e il parco degli uccelli, museo naturalistico popolato da asinelli, cavallini della Giara, daini, emù, mufloni e sorvolato da fenicotteri, gru, ibis, pappagalli e pavoni. Ampie vasche ospitano cigni e oche.

Il Parco degli Uccelli si estende per circa 20.000 mq ai piedi della catena del Montiferru nel Comune di Scano Montiferro ad un’altitudine di 400 m.

Il clima e’ molto favorevole; la vegetazione e’ composta da querce, perastri e lecci, per questo la zona e’ stata scelta per stabilirvi una collezione di animali esotici: oltre duecento esemplari di cui una buona parte pappagalli. (vedasi foto)
Lo scopo principale del parco e’ quello della riproduzione e della conservazione di specie rare.

Sono state edificate grandi voliere di cui la piu’ importante, di oltre 2000 mq, ospita gru, pavoni, ibis sacri e marabù in grado di volare liberamente in un ambiente privo di pericoli. In altre voliere si possono ammirare gazze, fenicotteri e decine di pappagalli. Ampie vasche sono destinate a cigni bianchi e neri, oche di magellano, oche barrate indiane, casarche del paradiso ed altre specie. Altri recinti ospitano daini, emù, asinelli sardi e cavallini della Giara.

L’economia del paese è basata sulla coltivazione di viti e ulivi, da cui deriva un pregiato (e pluripremiato) olio d’oliva. Altra attività rinomata è la produzione di miele.