Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via David Livingstone

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia.

di Annalisa Pirastu

Via David Livingstone è una traversa di via Schiavazzi nel quartiere S. Elia.

Figura centrale nella storia e cultura dell’imperialismo britannico in Africa, fu spesso inviato in Africa dalla London Missionary society. Le sue spedizioni erano sia a scopo commerciale che per implementare la presenza delle missioni nel continente.
David Livingstone nacque in Scozia a Blantyreil il 19 marzo 1813.
Livingstone esplorò quasi tutta l’Africa e fu lo scopritore delle cascate dello Zambesi da lui chiamate Vittoria in onore della Regnante Inglese del tempo.

Negli anni Quaranta Livingstone esplorò il Botswana e arrivò, nel 1851, al fiume Zambesi, nel regno dei Kololo.
Con l’aiuto di questa popolazione percorse le vie che collegavano Luanda, sul mar Atlantico, a Quelimane, sull’Oceano Indiano.

Livingstone divenne famoso in Inghilterra con la sua opera Travels and researches del 1857, e la sua figura acquisto’ quasi un alone leggendario. Dopo la prima spedizione ritornò nello Zambesi con la carica di console per promuovere gli interventi britannici nella regione.

Nel 1858-63 esplorò il Malawi, ponendo le basi della successiva colonizzazione inglese. Livingstone è bene ricordarlo, si oppose sempre fermamente al commercio degli schiavi e i suoi resoconti sulla Tratta, portarono come risultato ad interventi abolizionisti.

Coprì coi suoi viaggi una vastissima parte dell’Africa. Quando nel 1862 la moglie di Livingstone morì di malattia cerebrale, egli non tornò in patria ma continuò le sue esplorazioni e fece ritorno in Inghilterra due anni dopo.

Durante la sua spedizione per esplorare lo Zambesi, le missioni da lui volute dovettero chiudere perché moltissimi missionari morirono di malaria o di altre malattie. Intanto si scoprì che lo Zambesi non era navigabile per lunghi tratti a causa delle rapide. I componenti della spedizione intanto rinunciarono a a proseguire e alcuni morirono. La spedizione fu considerata un fallimento e Livingstone incontrò difficoltà a raccogliere fondi per sovvenzionare le spedizioni successive.

Nel 1866-73 visitò la Tanzania e il Congo contribuendo con le sue esplorazione ad accrescere le conoscenze anche geografiche sull’interno del continente africano. Livingstone in quegli anni cercava la sorgente del Nilo. Altri esploratori prima di lui avevano già identificato sia il lago Alberto sia il lago Vittoria, come possibili sorgenti, ma non c’era accordo sulla questione. Livingstone intraprese i viaggio ma si spinse troppo ad ovest, e raggiunse il fiume Lualaba, cioè la parte iniziale del fiume Congo, che egli erroneamente considerò essere il Nilo.

In seguito Livingstone si ammalò e per tre anni si persero le sue tracce.
Fu soccorso sul Lago Tanganica, nel 1869, da una spedizione con a capo il giornalista Henry Morton Stanley, inviato a cercarlo. Si narra che l’inviato britannico lo abbia salutato alla maniera formale vittoriana, con la famosa frase: Il dottor Livingstone, suppongo, essendo gli unici due europei nel raggio di molte miglia.
Stanely si unì al gruppo che continuò ad esplorare il nord del Tanganica, poi dopo circa due anni Stanley decise di ripartire. Livingstone voleva completare la sua missione e rimase, ma si ammalò.

Il primo maggio 1873, morì in Zambia di malaria e per una emorragia interna.
Il suo corpo fu trasportato per oltre mille miglia dai suoi assistenti fino a Zanzibar e poi traslato in Inghilterra.
L’esploratore fu sepolto insieme ai “grandi”, nell’Abbazia di Westminster a Londra, con un funerale maestoso. Il suo cuore invece fu interrato nel luogo dov’era morto, sul lago Bangweulu, come simbolo della sua appartenenza anche a quella terra. Livingstone aveva sessant’anni.