SCARTATI per Voi su Netflix: 365 giorni

di Annalisa Pirastu

La cosiddetta trama di 365 giorni è presto detta: Massimo il bellissimo figlio di una generazione di malavitosi del sud d’Italia (e qui, fermo gioco, già si rimane basiti per lo stereotipo consunto e per il razzismo, che non riguarda solo le persone di colore), fa stalkerare e rapisce la manager Laura, perché innamorato di lei.
Lei però deve essere una che non serba rancore perché se ne innamora.

La motivazione dell’intreccio appare un pò dubbiosa ma si tira avanti ed eccola: Massimo assiste all’omicidio di suo (di lui) padre ma, poco prima della tragedia, nota una bellissima ragazza sul bagnasciuga. Ed è fatta! Questi due eventi si fondono nella sua mente e lui rimane ossessionato da lei. Dopo questa visione celestiale, decide di far rapire la giovane dai suoi uomini.

Lui, malavitoso e gentiluomo, dichiara che non la costringerà mai ad avere rapporti con lui. La sequestrerà per trecentosessantacinque giorni (non un anno perchè Massimo sa anche contare), e lei dovrà darsi una mossa per innamorarsi. Ma la ragazza ha fretta e si innamora prima. Infatti furba, furba, si rende conto che al tamarro in canottiera, che è il suo fidanzato, preferisce uomini che grondano sangue, purchè statuari.

La vicenda viene narrata in quasi due ore che, Netflix ci perdoni, vi consigliamo di passare in modo diverso, a meno che non siate masochisti. Purtroppo il film è diretto da Barbara Bialowas, e tratto dal libro omonimo della scrittrice Blanka Lipinska.
Fare un film è una cosa estremamente impegnativa e costosa per cui non si capisce dove trovino i finanziamenti certi registi per fare un film come questo: semplicistico,sciatto,imbarazzante e offensivo.

L’ambizione del film sembra essere la risposta polacca a Cinquanta sfumature di grigio.La pellicola vorrebbe essere erotica ma finisce per essere volgare e talmente ovvia che,anche mettendosi d’impegno, è impossibile fare qualunque spoiler.
Il film poi manca proprio il genere, nel senso che con questa trama, poteva essere un divertente film comico.

I dialoghi sono di una banalità disarmante.Massimo definisce Laura come “donna con un caratterino”, che la dice lunga sul suo bagaglio lessicale.
Laura è così piena di valori e così sicura di sè stessa che crolla al primo paio di scarpe firmate che lui le regala, durante lo shopping alla Pretty Woman.Possiamo affermare senza ombra di dubbio che non c’è una biografia, come invece dovrebbe esserci, nella costruzione del personaggio di Laura perchè i suoi atti scaturiscono dal nulla e sono insulsi.

Anna Maria Sieklucka, l’attrice protagonista, non si capisce se “ci è o ci fa”, come si usa dire perché, se il suo intento era boicottare il film già a tre quarti sul baratro, la sua recitazione è adattissima allo scopo. L’attrice viene e rinviene in pose plasticamente artistiche e non riesce neanche a fingere di annegare con un pò di credibilità. Il contenuto delle sue frasi poi ne rivela lo spessore culturale. Parlando della sua motivazione per essersi innamorata di Massimo dice “Non ha un filo di grasso”.

Massimo è interpretato dall’attore italiano Michele Morrone e strappa il trofeo a Raoul Bova, la cui incapacità di recitare ritenevamo inarrivabile.