Terralba (Or): partono i lavori di restauro della Torre di Marceddí

Dopo la sospensione dovuta all’emergenza Covid-19 possono finalmente avere inizio i lavori di restauro dell’antica costruzione spagnola. 

Redazione 

Il progetto realizzato dalla Fondazione MEDSEA è stato approvato dal comune di Terralba a seguito dei pareri positivi di tutti gli enti coinvolti nella Conferenza di Servizi. L’immobile, di proprietà del Demanio dello Stato e di competenza della Capitaneria di Porto di Oristano, è stato dato in concessione al comune di Terralba.

La Torre di Marceddì tornerà a essere una viva presenza fra le bellezze che popolano il golfo di Oristano. MEDSEA ha preso in consegna il sito per la realizzazione dell’intervento di restauro e valorizzazione, affidando all’architetto Pier Paolo Perra la direzione lavori e alla ditta C.G.P. la realizzazione dell’intervento. Il progetto di restauro conservativo, finanziato da MEDSEA e dal comune di Terralba, consisterà in massima parte nel risanamento dalle cause di degrado, limitando allo stretto necessario i rifacimenti di parti mancanti. Il fine primario è quello di conservare i segni e gli effetti che il tempo, gli adeguamenti, le variazioni tipologiche e morfologiche hanno lasciato sull’edificio.

“Il restauro della torre è il miglior esempio della concretezza che caratterizza la collaborazione fra il nostro comune e la Fondazione MEDSEA”, spiega il sindaco di Terralba Sandro Pili. “Non abbiamo memoria di un intervento così importante. La torre è il nostro simbolo e costituirà il fulcro di uno sviluppo che interesserà Terralba e la borgata di Marceddì. Le torri costiere sono un elemento identitario fondamentale per la nostra isola. Insieme alla fondazione MEDSEA siamo partiti dal recupero del valore storico e artistico per fare della torre un monumento da vivere in relazione allo straordinario patrimonio ambientale e alle attività produttive che la circondano”. 

Torre di Marceddì: presidio di cultura e finestra sulle ”terre d’acqua”.

Al piano terra saranno ospitati un archivio e una mostra sulla storia della torre, mentre al primo piano verrà allestito l’osservatorio del paesaggio delle Zone Umide progettato dallo studio d’architettura Casciu – Rango. La terrazza che in passato ospitava i bracieri utili alla segnalazione di pericolo diventerà un punto di osservazione dell’avifauna e delle “terre d’acqua” circostanti. L’associazione 3DNA, grazie alla sua esperienza triennale in loco, collaborerà con azioni partecipative e di formazione, e con azioni di comunicazione a livello locale affinché l’iniziativa si integri nella proposta turistico-commerciale locale. La realizzazione di un impianto fotovoltaico garantirà l’accumulo di energia elettrica per gli utilizzi interni alla torre. Dieci settimane di lavori per trasformare un rudere in un luogo di attrazione per turisti, appassionati e studiosi delle zone umide, una memoria ritrovata capace di dialogare con il caratteristico villaggio pescatori e il vicino Museo del Mare, e ricostituendo l’organica relazione fra comunità, ricerca, attività economica sostenibile, tutela ambientale e identità culturale. 

“Il progetto di restauro e messa in valore della Torre di Marceddi rappresenta una tappa fondamentale , per la Fondazione MEDSEA nel suo impegno per la tutela beni dei beni identitari di interesse ambientale, storico-culturale e paesaggistico delle coste della Sardegna”, spiega il presidente di MEDSEA Alessio Satta.

Indietro, nel tempo. 

Le Torri costiere della Sardegna vennero erette a partire dal 1570 circa, per volontà della Corona di Spagna, proprio in attuazione di un piano di difesa dalle scorrerie dei Saraceni nelle coste sarde che, intensificatesi, provocavano gravi danni e la perdita di vite umane. L’intero sistema difensivo era amministrato dalla Reale Amministrazione delle Torri, istituita da Filippo II di Spagna, nel 1581. Tale istituzione rimase in attività anche in periodo sabaudo per essere definitivamente soppressa soltanto nel 1842 e doveva provvedere alla progettazione e costruzione di nuove torri, alla manutenzione di quelle già esistenti, all’arruolamento dei soldati e al rifornimento di armi, munizioni e tutto l’occorrente per il funzionamento delle guarnigioni. 

Le torri costiere, nel loro insieme, costituivano un vero e proprio sistema difensivo (di avvistamento e di segnalazione) statico ed integravano il sistema difensivo mobile costituito dalle galere, più incisivo ma maggiormente oneroso. 

Solitamente ubicate in luoghi strategici di vedetta rappresentavano, pertanto, un valido strumento di controllo del territorio. Tale funzione è confermata dalla presenza di più aperture: una usualmente rivolta alla costa ed in collegamento visivo con le altre torri del circondario, l’altra rivolta verso l’interno. In particolare, ciascuna torre, presidiata dai soldati e dotata di armamenti, era posizionata a vista rispetto alla torre precedente e alla successiva per consentire, in caso di avvistamento di incursioni nemiche, una rapida comunicazione lungo tutta la costa con appositi segnali visivi e uditivi che propagavano l’allarme. Durante il giorno gli allarmi venivano lanciati con l’uso delle fumate mentre in notturna con i fuochi, accompagnati da mortaretti per richiamare l’intervento delle milizie a cavallo che unitamente agli abitanti dei villaggi vicini avanzavano rapidamente per dissuadere gli invasori.

La torre di Marceddi fu ultimata nel 1580 per volere del re Filippo II di Spagna e costituì, insieme alla Torre Nuova di Capo Frasca, Torre Grande di Oristano, la Torre di San Giovanni e quella di Capo San Marco, tutte visivamente collegate fra loro, un efficiente sistema difensivo contro le frequenti incursioni piratesche saracene. Nei secoli successivi svolse il ruolo di centro di smistamento commerciale e dogana. La struttura ha subito alcune modifiche durante il secondo conflitto mondiale, adattandosi alla logistica della guerra moderna. Gli ultimi decenni hanno visto invece il prezioso monumento cadere in uno stato di abbandono e degrado.