Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Seneghe

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

Seneghe è un comune di circa 1.700 abitanti e si trova nella provincia di Oristano sul versante orientale del Montiferru. Confina con Bonarcado, Milis, Narbolia, Santu Lussurgiu, San Vero Milis e Cuglieri.

In sardo logudorese “sèneghe” significa vecchio, antico. Tale significato è sostenuto dallo studioso Massimo Pittau, mentre l‘archeologo e storico Giovanni Spano sostenne che il toponimo Seneghe deriva dalla voce fenicia scin, cioè dente, facendo riferimento all’aspetto della montagna che sovrasta l’abitato e la cui cima appare dentellata. Egli fa rimarcare che altre località hanno avuto lo stesso nome, come un distrutto villaggio della antica diocesi di Dolia ed un nuraghe dell’agro di Suni e, sull’origine di quel nome, cita addirittura il biblico monte Sinai, dicendolo così chiamato per la sua cresta dentellata.

Un’altra teoria sul toponimo è quella espressa da Monsignor Giovanni Antonio Deriu, parroco a Seneghe dal 1885 al 1927. In una monografia manoscritta ha sostenuto che sen, la radice del toponimo, è comune a quello di molte altre località dell’isola, come Senis, Senorbì, Sennori, rispetto alle quali non si può fare riferimento a nulla di “dentellato”. Inoltre, la radice s’ena, o bena, con l’aggiunta alla prima vocale della consonante b, nel dialetto seneghese, è comune a quella di varie località del territorio e significa “vena o striscia di fertile terra”. Se ne trovano diversi esempi in S’ena ‘e Bobboi (terra di Salvatore), Beneidi (terra di vite), Benalonga (striscia di terra lunga), S’ena ‘e su pirastru (terra di peri selvatici), Benandria (terra di Andria).

Il nome, comunque, sarebbe completato dalla seconda parte del toponimo (ghe) il quale varia a seconda del periodo temporale di riferimento e degli scrittori. Il dominio di Aragona e Spagna, e nel primo secolo della dominazione sabauda, il comune viene indicato come Senegui o Senegue nei documenti pubblici e negli atti notarili del periodo. .

Infine, il ghe del toponimo deriverebbe dalla lettera ebraica ghimel, da cui la voce ghil, che assume il significato di “allegra” o “alta”. Quindi, secondo queste interpretazioni il nome di Seneghe significherebbe S’ena (terra) + ghe (alta), in virtù del posizionamento geografico in cima a una collina.

Grazie al felice posizionamento naturale del territorio, a Seneghe esistono numerosissimi altipiani e nel periodo nuragico ci fu un gran fiorire di costruzioni: sono presenti almeno un centinaio di protonuraghi e nuraghi con più torri e fortificazioni, alcuni dei quali ancora eretti e altri quasi completamente distrutti, a cui sono da aggiungere le numerosissime tombe a cumulo, tombe dei giganti, dolmen, menhir, betili.

Si ricordano, ad esempio, la tomba dei giganti in località Serrelizzos, o anche “S’omo de sas Zanas”

Importanti e bellissimi sono i resti punici di S’Issizzu, dove si trova una fonte e di Mesone Majore e Zippiriu.

I Fenici e i Romani, dimostrarono molto interesse per la zona di Seneghe. Ne sono testimonianza l’altissimo numero di reperti e siti pervenuti ai nostri giorni, quali oggetti d’utilizzo comune e in alcuni casi di resti di fondamenta di fabbricati.

Al Museo Nazionale di Cagliari è esposta una bella testa femminile in marmo, rinvenuta attorno al 1880 in località Barili. Dalla stessa zona proviene un medaglione in bronzo con tracce di doratura di ottima fattura e una piccola testa di leone, anch’essa in bonzo.

Del periodo fenicio possiamo trovare intatto in alcuni punti il selciato di una strada che portava da Cornus al villaggio proto-sardo di Serrelizzos, località che si trova intorno alla reggia ciclopica di Mesone Majore.

Anche della dominazione Romana rimangono numerose tracce, delle quali, una fonte termale si trova nella località di Sa Funtana Fraigada. Inoltre, numerosi cimeli e utensili sono stati rinvenuti nelle zone di Barili, Cannas de Piscamu e Zippiriu.

Le monete rinvenute indicano con precisione i periodi in cui le località del territorio furono abitate: alcuni bronzi punici con le spighe di Astarte, dei bronzi con l’effigie del Sardus Pater, dei sesterzi e assi coniati da vari imperatori romani, e piccoli bronzi risalenti al tardo impero.

Alla caduta del giudicato di Arborea, Seneghe entrò a far parte del Marchesato di Oristano e, alla definitiva sconfitta degli arborensi, passò sotto il dominio aragonese, ove divenne un feudo.

Successivamente, le cronache raccontano che nel 1692 morirono oltre cinquecento abitanti, a causa di una pestilenza che cessò grazie all’intercessione di san Sebastiano martire. Il santo fu scelto in seguito dalla popolazione come compatrono in segno di gratitudine, mentre la chiesa rimase intitolata all’Immacolata Concezione. .

Intorno al 1767 il paese entrò a far parte del marchesato d’Arcais, feudo dei Flores Nurra, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Le pendici alte del Montiferru ricoperte dalla foresta, un tempo usate per le cacce giudicali, venivano affittate dal demanio regio a privati per il pascolo e il ghiandatico.

Nella struttura sociale seneghese aveva un ruolo fondamentale anche la Chiesa, unico organismo che consentisse la promozione sociale di un popolo di contadini e pastori. Fu grazie ad essa che si realizzò l’ascesa al cardinalato di Agostino Pippia (Seneghe 1660-Roma 1730) nel 1724.

Testimoni di un’epoca di fiducia sono le due piccole chiese costruite in posizioni dislocate rispetto alla Parrocchia, la Chiesa di sant’Antonio che conserva ancora l’impianto originario e quella di sant’Agostino, demolita nell’Ottocento.

Nel centro del Montiferru, il ballo in piazza “sos balloso in sa parza” (che si svolge dal 20 gennaio al martedì grasso) rappresenta senza dubbio uno dei momenti più significativi dell’espressione culturale e sociale del paese.

Oltre il ballo, esistono a Seneghe altre due espressioni fondamentali della cultura: la Poesia e il “Canto a Cuntrattu”.

I primi di settembre, a Seneghe, si svolge ilCabudanne ‘e sos poetas”, al quale partecipano poeti e appassionati di poesia che giungono da tutt’Italia.

Il Cantu a Cuntrattu è un tipico canto corale maschile a quattro voci: Su Pesadoe (il solista che esprime la parte letteraria del canto), Sa Mesa Oghe (letteralmente “Mezza Voce”), Sa Contra e Su Bassu (che formano il coro). Tale canto accompagna diversi momenti dell’anno, relativi a festività religiose o civili, come i i riti della Settimana Santa e i balli nella piazza nel periodo di carnevale.

In quest’ultima occasione i Cori a Cuntrattu si alternano con la fisarmonica per far danzare i ballerini al ritmo di “Ballu e Cantidu”, una sorta di antico canto a cappella che racconta scorci di storia locale.

Nell’ultima settimana di novembre si svolge “Prentzas apertas” (Frantoi Aperti) durante il quale sono proposte degustazioni in occasione della Festa dell’Olio Nuovo, accompagnata da visite a vecchi frantoi, mostre fotografiche, canti e balli in piazza.

(Foto di copertina tratta dal sito di Sardegna Turismo)