Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Senis

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

Senis è un comune della provincia di Oristano e conta circa 400 abitanti. Confina con Assolo, Nureci, Villa sant’Antonio, Asuni e Laconi.

L’area fu abitata in epoca prenuragica, nuragica e romana, come attestato da numerose testimonianze archeologiche.

Nel territorio di Senis sono infatti presenti una preistorica cava di selce e otto nuraghi:

  • Nuraghe Amnirinei o Amnirinzi
  • Nuraghe Bidda Perda
  • Nuraghe Maria Turri
  • Nuraghe Monte Santa Vittoria
  • Nuraghe Senis Mannu
  • Nuraghe Sirigoni
  • Nuraghe Tanca Seddau
  • Nuraghe Terra Arrubia

Bidda’e Perda, il “paese di pietra” è un altopiano roccioso che termina a precipizio sulla vallata del Flumini Imbessu, che deve il suo inconsueto nome a numerosi edifici megalitici, ora visibili in piccole porzioni perfettamente conservate. il rinvenimento di alcuni menhir, o pietre fitte, di stile antropomorfo, e di rare statue-stele istoriate da arcaici bassorilievi, evidenzia la correlazione e la continuità del territorio di Senis con quello di Asuni e del Sarcidano di Laconi, ricco delle suddette testimonianze archeologiche.

Sono presenti anche le rovine di antichi villaggi rinvenuti nelle località di Senis Mannu dove, forse, anticamente era posizionato il paese, Santa Vittoria, San Martino, S.Maria Turri, Mogoro e Suspini.
Oltre al nuraghe di Senis Mannu, il meglio conservato e forse il più imponente fra tutti, citiamo il nuraghe Casteddu, condiviso con Asuni e posto in cima al colle di Funtana Menta. Il suo particolare nome è relativo alla presenza, nei pressi dello stesso sito, delle residue tracce di un castello.

Significativi anche i nuraghi di Tanca Zeddau, Sirigoni, Amnirinzi, Maria Turri, Giuerreddu e Giuerri Mannu; questi ultimi due, condivisi con Assolo.

Spesso l’incomprensibilità di tracce certe, lascia spazio a suggestioni che, spesso, sfociano in misteriose leggende come quella che vorrebbe il nuraghe Senis Mannu collegato con quello di Santa Lucia, tramite un paesaggio sotterraneo lungo due chilometri.

La fase romana è testimoniata dallo stesso significato del termine “Senis” (dal latino ‘senex’, vecchio) che indicherebbe un luogo in cui, forse, gli anziani soldati si ritiravano dopo le numerose battaglie contro i popoli delle barbagie.

Nel periodo medioevale appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Valenza. Fino al XIII seocolo il paese era protetto da un castello costruito in funzione difensiva sul colle di Funtana Menta.

Esso svolse, sicuramente, una funzione difensiva dei confini degli stati giudicali ma, la mancanza di dati certi e il dibattito ancora aperto sull’esatta datazione del castello di Funtana Menta, non consentono oggi di fornire notizie sicure al riguardo.

Si sa, comunque, che si tratta di un edificio militare fra i più antichi della Sardegna e che fu edificato in un periodo particolare, caratterizzato da guerre fratricide tra un giudicato e l’altro.

Alla caduta del giudicato passò sotto il dominio aragonese e formò una baronia che vide il susseguirsi di diverse signori e baroni, tra i quali ricoprì l’incarico di primo signore di Senis Luigi Ludovico Pontos (1417-1421), nominato direttamente dal re Alfonso V il Magnanimo.

Nel 1421 il feudo venne acquistato da Francesco Carbone sotto il cui dominio rimase fino al 1432, anno in cui venne acquistato da Pietro Joffrè (1432-1460) con il titolo di primo Barone, ottenendo dal re il privilegio di trasmettere l’eredità alle figlie femmine, in assenza di maschi.

Il paese venne riscattato ai Nin Zatrillas, ultimi feudatari, nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Il suo territorio è dominato da una parte dal colle tabulare di Giuerri e, dall’altra, dal colle di Santa Vittoria, l’abitato di Senis si è sviluppato, nel corso del tempo, in maniera raggiante, tanto che oggi la conformazione del tessuto edilizio urbano appare circolare.

Pascoli, coltivi, macchie arbustive e piccoli nuclei di sugherete, si alternano fra di loro conferendo al territorio un gradevole aspetto paesaggistico, esaltato dalle anse fluviali del Flumini Imbessu.

Preziose opere artistiche sono custodite nella chiesa di San Giovanni, delle splendide architetture del palazzo baronale e della torre medioevale, delle semplici linee costruttive delle antiche abitazioni e della mirabile opera scultorea rappresentata dalla fontana spagnola.

La chiesa parrocchiale di S.Giovanni Battista che sorge in posizione dominante rispetto al paese, custodisce all’interno l’antica base del fonte battesimale che riporta la data 1608 e adesso costituisce la base dell’altare maggiore.

Altrettanto importanti sono l’acquasantiera, nella cui base è scolpito lo stemma dei Masones, duchi di Sottomajor, il lavabo della sacrestia risalente al XVI sec., la nicchia della statua di S. Giovanni, l’altare del rosario e la bifora dell’arco contenente le campane.

L’altra chiesa paesana è intitolata ai Santi Cosma e Damiano.  I due erano gemelli e fratelli maggiori dei santi Antimo, Leonzio ed Euprepio. Secondo la tradizione furono nella prima generazione di martiri  sotto l’impero di Diocleziano.

Dal momento che non vollero mai denaro o beni in cambio della loro pratica di medici e guaritori, furono soprannominati Anargyroi (dal greco antico Ανάργυροι, “senza argento” o “Santi non mercenari”). È stato detto che grazie a queste opere convertirono molte persone alla fede cattolica

Questo edificio ebbe la funzione di parrocchiale del paese fino a quando, nel 1654, fu inaugurata la chiesa dedicata alla Natività di Maria Vergine, adempiendo all’ordine di Federico Borromeo.

La fontana spagnola, scenograficamente realizzata lungo la sponda sinistra del Flumini Imbessu, nella località presso Bau Nou, fu realizzata su pietra trachitica rossa, attorno al 1600 per mano di Francesco Giuseppe e Gianpietro Lampis, abili scalpellini di Laconi. Originariamente la fontana era inserita nell’ampio parco del palazzo baronale.

Il luogo particolarmente suggestivo, rappresentava la meta preferita della nobiltà della contrada.