SCELTI per VOI su Netflix: Capitain Phillips

di Annalisa Pirastu

Nel 2009 la Maersk Alabama inizia il suo viaggio umanitario alimentare da Salalah, nell’Oman a Mombasa, in Kenya. L’equipaggio è composto di 20 uomini al comando di Richard Phillips. 

L’8 aprile, a 240 miglia dalla costa Somala, il cargo viene affiancato da un motoscafo con a bordo 4 pirati somali, armati di fucili d’assalto che, in un rocambolesco  abbordaggio mozzafiato, piazzano una scala ad uncino alla fiancata della nave e, malgrado i getti d’acqua deterrenti, riescono a salire a bordo.

Per ordine del capitano la maggior parte degli uomini si nasconde in sala macchine, dove per 12 ore sopporta una temperatura di 55° C. Il comandante rimane sul ponte con 3 ufficiali e cerca una trattativa con i sequestratori che, grazie al cast scelto in modo esemplare secondo l’immaginario collettivo, si capisce da subito che sono più bravi con le armi che con i concetti.

Phillips offre i 30mila dollari contenuti nella cassaforte per chiudere la vicenda ma senza successo. Mentre ai piani alti si discute, l’ingegnere capo disattiva il sistema motore e provoca l’arresto del mercantile. Il leader dei pirati, Muse, scende in sala macchine per capire cosa stia succedendo e viene catturato dall’ingegnere.

A quel punto, comincia una trattativa tra membri dell’equipaggio e i sequestratori: scambio tra il comandante e il loro uomo e la possibilità di andar via coi 30mila dollari della cassaforte.La trattativa va a buon fine ma con un colpo di mano i pirati prendono in ostaggio Phillips, trascinandolo  sulla scialuppa di salvataggio messa a loro disposizione per andarsene.

Questo passaggio del film mostra un captain Phillips piuttosto ingenuo e benevolo nei confronti dei sequestratori che, capirete leggendo oltre, potrebbe essere un messaggio del regista sulla vicenda. L’umanità di Phillips verrà fuori nel film anche durante i giorni del suo sequestro.

Il film si snoda in un’appassionante suspense con lo spiegamento di varie forze americane, compresi i Navy seals, pronti a intervenire per un eventuale insuccesso. Si può dire tutto degli americani ma non che non sappiano gestire le emergenze. 

Il film contiene  anche un’interessante sottodiscorso di ciò che avviene durante le vere trattative con ostaggi.Il ritmo rimane sempre sostenuto anche dalla tensione che si crea tra i sequestratori braccati.

La pellicola ottiene una buona accoglienza e varie nomination agli Oscar, ai Golden Globe e ai BAFTA ma… Eh si  c’è un ma che, come per tutte le storie vere tradotte in arte, penalizza la realtà e smorza un pò l’entusiasmo dello spettatore.

La vicenda filmica si basa sul libro scritto dallo stesso Phillips, ma subito dopo la proiezione, diversi membri del suo equipaggio dichiararono che Phillips non era stato l’eroe lì descritto e chi avrebbe dato una svolta alla situazione sarebbe stato l’ingegner capo Mike Perry.In altre parole il Capitano Philips avrebbe messo in pericolo l’equipaggio navigando troppo vicino alla costa somala malgrado le proibizioni, non avrebbe mostrato tutto il coraggio che manifesta Tom Hanks, nella difesa dei suoi uomini, oltre ad aver sottovalutato il pericolo della pirateria.Insomma secondo i suoi uomini il film darebbe un’immagine completamente capovolta del vero Capitain Phillips. 

A noi è sembrato di cogliere soprattutto all’inizio del film, un accenno del regista a una certa ignavia del capitano Phillips e una certa codardia, negli sguardi smarriti con cui è fotografato  a volte Tom Hanks nel film, oltre che avere, come abbiamo accennato prima, una certa responsabilità del suo sequestro che non è avvenuto come descritto nel film ma potrebbe essere avvenuto proprio a seguito delle sue imprudenze.