Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Siamaggiore

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

Siamaggiore è un comune di circa mille abitanti della provincia di Oristano e confina con Solarussa, Zeddiani, Tramatza e Oristano.

Il significato del toponimo non è ben definito. Per lo più si indica il suo significato in riferimento alla Via Maior dei Romani, una via romana antica che potrebbe essere collegata alla strada che da Tharros conduce alle Terme del Foro Traiani (Fordongianus).Non tutti gli studiosi concordano su questa interpretazione.

Secondo lo storico Massimo Pittau “In virtù del fatto che questo toponimo compare numerose volte nel Condaghe di Bonarcado come Sivi, si può prospettare, con molta prudenza, che esso derivi dal gentilizio lat. Sifius di un proprietario romano, che vi aveva una villa «fattoria o tenuta».- Nelle Carte Volgari campidanesi  compare un centro abitato chiamato Sii, il quale non è stato finora identificato, ma sarà stato o nella Trexenta o nella zona che gravitava attorno a Dolia. Ma esisteva un altro villaggio Sii, nelle vicinanze di Oristano, il quale per essere distinto dal primo veniva chiamato Sii Maiore  ed è appunto il villaggio di cui stiamo parlando. La forma recente Siamaggiore si è conformata ai nomi dei villaggi abbastanza vicini Siamanna e Siapiccia.

Secondo, invece, Vittorio Angius e Goffredo Casalis il toponimo “Sia-majore, nel periodo del Regno d’Arborea, era prospero e molto popolato, rispetto al tempo in cui si scrive, perché meritò di essere capoluogo del Campidano, che fu nominato Majori, e che in principio dicevasi di Sia-majore”.

Ed ancora nello stesso testo, alla voce Solarussa o Solorussa, troviamo: “Solarussa, villaggio della Sardegna, provincia di Oristano, compreso nel mandamento di Cabras … fa parte del campidano di Siamaggiore, che fu uno dei distretti dell’antico Giudicato di Arborea.

Certamente Siamaggiore risulta fra i villaggi che sottoscrissero l’atto di pace fra Eleonora d’Arborea e Giovanni d’Aragona del 1388.

Nel Medioevo, quindi, appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria del Campidano di Oristano, della quale era capoluogo Solarussa. Alla caduta del giudicato entrò a far parte del Marchesato di Oristano.

Il Giudice Mariano vi possedeva estesi vigneti e terreni agricoli nella zona. Diede gran parte di queste terre a un fedele ministro, Mariano Mameli di Oristano (1282), che apparteneva ad una famiglia oristanese legata alla famiglia dei giudici, che esprimeva giuristi ed uomini di chiesa e occupava importanti uffici nell’amministrazione del giudicato.

Nei secoli successivi i giudici continuarono a curare lo sviluppo della viticoltura nel territorio, ma nel XIV secolo il villaggio subì gravi danni durante la peste del 1378: nel 1388 la sua popolazione era ridotta a 28 abitanti.

Alla definitiva sconfitta degli arborensi, nel 1478 passò sotto il dominio aragonese e divenne un feudo.

Quando il grande feudo fu confiscato a Leonardo Alagon, Siamaggiore fu incluso nei territori per i quali nel 1479 fu chiesta l’inclusione nel patrimoniale reale.

La richiesta fu accolta e durante il 1506 Siamaggiore entrò definitivamente a far parte del patrimonio reale; il villaggio continuò ad essere amministrato dal majore che però cessò di essere eletto e fu invece scelto l’official del Campidano Maggiore entro una terna indicata dagli abitanti.

Nel corso del Cinquecento le condizioni del villaggio si mantennero stabili e la sua popolazione aumentò ulteriormente fino a toccare, nel 1583, i 440 abitanti.

I suoi abitanti continuarono a godere del privilegio derivante dall’amministrazione diretta dal re e lo difesero gelosamente nel corso del Seicento.

Durante questo secolo però la popolazione soffrì per la peste del 1652 e per la grande carestia del 1680 e non aumentò rispetto a quella del secolo precedente.

Nel 1767, quando fu costituito il marchesato d’Arcais concesso a Damiano Nurra, Siamaggiore nonostante le proteste dei suoi abitanti vi fu incluso. Nel 1807 passò dai Nurra ai Flores e nello stesso anno fu compreso nella provincia di Oristano e incluso nel mandamento di Cabras.

Aveva quasi 700 abitanti e la sua economia continuava a poggiarsi sulle attività agricole, in particolare vi erano sviluppate l’ovicoltura e la produzione della vernaccia.

Nel 1901 Siamaggiore aveva 553 abitanti; nel 1927 perse la propria autonomia e fu aggregato a Solarussa.

Mantenne uno status di frazione fino al 1950 quando riprese ad essere comune autonomo. Con la costituzione della provincia di Oristano nel 1974, entrò a farne parte.

Siamaggiore è caratterizzato da un territorio pianeggiante e altamente produttivo che coincide in gran parte con la bassa valle del Tirso, il fiume più grande dell’isola.

Le produzioni più significative sono di grano e orzo, con legumi e verdure prodotte in piccole quantità. I vigneti locali producono una buona quantità di vernaccia .

Tra febbraio e marzo, si tiene il Festival del carciofo durante il quale si possono gustare piatti tipici con la partecipazione di migliaia di visitatori ogni anno.

Nella frazione di Pardu Nou si sono sviluppate moderne aziende agricole grazie a terre fertili di bonifica che una volta erano soggette ad alluvioni dal fiume Tirso ed erano state utilizzate come barriere difensive durante le invasioni saracene del 16 ° -17 esimo secolo.

L’affascinante e ben curato centro storico ha una tipica struttura campidanese rurale: edifici bassi con ampi cortili e strade strette costruite principalmente con ladiri (mattoni di argilla non cotti).

In particolare spicca la chiesa Parrocchia di San Costantino , esempio di architettura tardo barocca del XVIII secolo. Il patrono della chiesa viene celebrato il 23 aprile.

Anche l’attribuzione della titolarietà della chiesa è stata oggetto di discussione tra gli storici, non tutti d’accordo nel ritenere che ci si riferisse all’imperatore romano che riconobbe ai cristiani la libertà di culto.

Come affermano Angius_Canalis” “I sedilesi non venerano San Costantino Imperatore, ma il Regolo (Giudice) di Torres. Il San Costantino cui è dedicata questa chiesa, come quella del campo (Santu Antinu e Campu), è Il Regolo Turritano, non l’Imperatore romano, come alcuni credono. Scrive anche che ‘In una sepoltura ‘ detta dei giganti’ in un podere di ‘Rughe’ fu trovata una corona regale con inciso le seguenti lettere R.T. (Re Turritano)”.

In affinità, si pensa che anche la chiesa di Siamaggiore possa essere dedicata allo stesso San Costantino, Regolo Turritano.

La chiesa campestre di San Ciriaco sorge a poca distanza dal centro abitato di Siamaggiore in un luogo che fu un antico insediamento rurale. Se ne ha una attestazione dal 1282. Era circondata da muri e ospitava al suo intorno i “muristenes”, edifici che nel periodo delle feste venivano abitati dai pellegrini. Nel 1917 una terribile alluvione causata dal fiume Tirso devastò sia questi edifici che molte delle case del paese. I muistenes non furono più ricostruiti. Il presbiterio è caratterizzato da un altare e da una balaustra marmorei del 1791 realizzati da Battista Spazzi.