Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Siamanna

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

Siamanna è un comune della provincia di Oristano e conta circa 800 abitanti. Confina con Ruinas, Siapiccia, Allai, Villaurbana e Simaxis.

Buona parte del territorio del Comune di Siamanna si inserisce nel Monte Grighine, sistema montuoso caratteristico per la grande importanza geologica. La sua vetta Cuccuru Mannu non supera i 700 metri e apre le porte al Barigadu.

Il monte è un’isola paleozoica. Secondo i geologi, tenuto conto dei minerali esistenti nel territorio, la sua nascita risale a 500 milioni di anni fa.

Il villaggio, è stato fondato probabilmente in epoca romana, lungo la strada che collegava Fordongianusa (l’antica Forum Traiani) con Usellus (l’antica Colonia Iulia).

Secondo una ipotesi molto probabile, come affermato, ad esempio, dallo storico Massimo Pittau, l’origine del nome del paese sarebbe da identificare dall’unione del termine sa ia (la strada) e manna (grande) ovvero la strada grande, che fiancheggiava anticamente l’insediamento.

Il primo popolamento ad opera della civiltà nuragica, però, è testimoniato dai numerosi edifici a torre dislocati nel territorio tra i quali Auredda, Pajolu, Paba de Sobi, San Giovanni, Caureu, S.Vittoria, Riu Murta etc.

Un primo agglomerato di capanne sorse, probabilmente, nella parte alta del paese attuale, in località denominata ”Funtana e susu” prossima ad una sorgente omonima e ad un borgo che gli spagnoli più tardi chiamarono ”Vega”.

La dominazione punica è testimoniata da numerose tombe rinvenute nel centro abitato e in varie zone del territorio.

Durante il Medioevo, il paese di Siamanna apparteneva al Giudicato di Arborea nella Curatoria di Simaxis. Nel 1410 Siamanna passò al Marchesato di Oristano e nel 1479 venne consegnato dal regno di Aragona a Leonardo Alagon.

Sotto la dominazione iberica divenne feudo in mano ai Carroz e nel secolo XVIII passò al marchesato d’Arcais dei Flores – Nurra. Nel 1720 passò in mano ai Duchi di Savoia e fece parte del Regno di Sardegna.

Nel 1767 Siamanna divenne nuovamente un feudo entrando a far parte del Marchesato d’Arcais, istituito in favore di Damiano Nurra, un ricco possidente di Oristano che ricevette il titolo nobiliare direttamente da Carlo Emanuele III.

Nel 1821 il paese entrò a far parte prima della provincia di Oristano e nel 1848 nella organizzazione amministrativa di Cagliari, per poi essere assegnata, nel 1859, alla Provincia di Cagliari. Dopo essere diventato Comune nel Regno d’Italia, nel 1928 il governo fascista lo inglobò nel comune di Villaurbana insieme al vicino paese di Siapiccia che continuò ad esistere fino al referendum del 1975 con il quale gli abitanti del paese decretarono la creazione di Siamanna come comune a sé stante.

La chiesa parrocchiale di Santa Lucia fu costruita nel 1512.

Si trattava di una struttura in stile romanico – pisano fatta di blocchi di pietra lavorati, provenienti da Fordongianus. Essa sorgeva nella stessa posizione di quella attuale ma non era congiunta al campanile, si trovava infatti distante alcuni metri. Al fianco opposto sorgeva un ripostiglio e un cortile, mentre nel retro vi era l’area adibita a cimitero. Era costituita da una navata centrale molto ampia e da due navate laterali, l’altare maggiore dedicato a Santa Lucia era prospiciente l’entrata principale e dietro vi erano organo, coro ed accesso alla sacrestia.

La chiesa fu ritenuta pericolante per la caduta di alcuni calcinacci e nonostante la ferma resistenza dimostrata dalla popolazione, nel 1899 venne fatta abbattere. Dalla distruzione del monumento fu risparmiato solo il campanile.

I primi anni del 900, cominciarono i lavori per la costruzione della nuova struttura i quali terminarono solo nel 1950, sotto la direzione del capomastro Giuseppe Minieri, al quale è dedicata l’attuale Piazza antistante.

Il 12 dicembre, giorno della vigilia, viene organizzato il tradizionale falò, la cui realizzazione vede impegnata tutta la popolazione nella consueta raccolta della legna nel monte del Grighine. Il 13 dicembre, giorno di S. Lucia, si tiene la Messa in onore della Santa Patrona, la quale viene portata in processione per le vie del paese.

La patrona viene celebrato anche il 21 e il 22 agosto con due eventi molto popolari: il Festival di Su Pannu, broccato o stoffa damascata, una volta assegnato come premio alla corsa del festival, e il Festival dei prodotti tipici. I protagonisti del festival sono il pane siamannese, l’uva, i formaggi e la ricotta, tipici di una città di pastori e contadini che coltivano cereali, frutta, olive e uva.

Durante la festa, gli agricoltori cucinano i ravioli secondo le ricette tradizionali per i visitatori. Le celebrazioni religiose si ripetono il 12 e 13 dicembre con un falò e una processione.

La Chiesetta campestre dedicata a San Giovanni era situata su una omonima collina, vicino a un nuraghe, a circa 2 km dal paese di Siamanna.

Adiacente alla chiesa si trova un nuraghe con lo stesso nome, il più importante dei nove che circondano la cittadina, che precedono da diversi secoli il periodo punico e la vasta “romanizzazione”.

Costruita probabilmente da artigiani locali nel XVI secolo, la chiesa nel corso degli anni fu oggetto di numerosi restauri. Dopo secoli di cerimonie religiose in onore del Santo, la chiesetta fu abbandonata nel dopoguerra. I lavori di ricostruzione sono terminati nel 2006.

I festeggiamenti sono organizzati dall’omonimo gremio. La messa si tiene nella antica chiesa campestre e i festeggiamenti civili prevedono una cena sociale offerta a tutti e allietata da musica e balli tradizionali.

La flora del Monte Grighine è composta quasi prevalentemente da macchia mediterranea che in alcune zone si presenta alta ed impenetrabile ed in altre bassa ed intervallata con vaste aree di cisto, la cui presenza è il campanello dall’allarme che segnala forse l’ultimo stadio del degrado ambientale. Infatti sono poche ormai le zone di bosco d’alto fusto, soprattutto quelle popolate da lecci secolari e sughere, se si esclude la zona di Sa Cora de is Ortus e Su Sruesciu Nieddu e poche altre.

Il monte Grighine, per la sua posizione strategica è da sempre punto di collegamento con le montagne dell’interno e del nuorese e sembra sia stato un rifugio sicuro per ladri di bestiame e banditi, come confermano gli anziani quando raccontano che negli anni Quaranta e Cinquanta si nascondevano nella montagna più di dieci pericolosi latitanti.

Alla fine degli anni Sessanta e primi Settanta ci fu la svolta storica della montagna: tutti i comuni del perimetro hanno ceduto quasi seimila ettari di territorio ad una società per la realizzazione di un grande rimboschimento a scopo industriale. Ben presto i bulldozer cominciarono a ripulire e a dissodare il terreno, intervenendo anche in costoni con pendenze superiori al 50 per cento e provocando così gravissimi danni ambientali a causa del dilavamento della superficie da parte delle piogge. A quei tempi si misero a dimora milioni di alberi del tipo ‘Pinus Radiata’ da destinare come materia prima alla cartiera di Arbatax.

Un pauroso incendio, di probabile origine dolosa, distrusse tutta la piantagione il 26 e il 27 luglio 1983. Furono momenti drammatici: le fiamme in poco più di ventiquattro ore ridussero in cenere tutto il Grighine, alimentate da un forte vento di scirocco. Andarono in fumo con gli alberi anche le speranze degli operai della zona che avevano creduto fino in fondo di avere in futuro con questo rimboschimento.

L’anno successivo iniziarono da parte dei vari comuni interessati numerose attività volte ad un rapido rimboschimento del monte. I risultati ottenuti furono buoni, numerose infatti le piantine messe a dimora, tra cui lecci, sughere, roverelle ed altre essenze particolarmente adatte al territorio del Grighine, molte delle quali attualmente sono adulte e rigogliose.