Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Siapiccia

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore 

Siapiccìa è un comune della provincia di Oristano di circa 400 abitanti e confina con Allai, Fordongianus, Ollastra, Siamanna e Simaxis.

Il paese si torva all’inizio del Barigadu tra le colline del Grighine (nome da cui deriva quello del territorio circostante).

Come per Siamanna, vengono attribuite le origini al periodo fenicio-punico, come testimoniano la presenza di tombe, graffiti e nuraghi.

Il nuraghe Santa Barbara e il complesso archeologico, donati allo Stato agli inizi del XX secolo, sono per la maggior parte ancora di proprietà ed è sottoposto a vincolo di tutela.


Il nuraghe sorge sulla sommità della collinetta omonima, alla quota di 70 metri sul mare. I primi scavi archeologici furono eseguiti intorno al 1915 da Antonio Taramelli; nel 1991-92 la Soprintendenza Archeologica per le province di Cagliari e Oristano ha effettuato un accurato intervento di scavo e restauro; infine nel 2006 il Comune di Villanova Truschedu ha attivato un cantiere per agevolare l’accesso e per eseguire opere di sistemazione e valorizzazione.

È un nuraghe complesso, cioè composto da diverse strutture con una torre principale e un corpo aggiunto, che contiene un cortile scoperto e una torre secondaria. All’interno della torre principale e della torre secondaria si trovano due camere circolari coperte con volte a cupola, ancora quasi perfettamente conservate fino alla sommità.

Gli scavi effettuati nella zona hanno messo in luce nel cortile un’ampia cavità della piattaforma rocciosa e sono stati trovati frammenti di vasi risalenti a diverse epoche, tra cui una brocca nuragica interamente ricomposta che sembra indicare un utilizzo della cavità come cisterna.

Come affermato da vari studiosi e storici, in epoca romana fu un presidio lungo una strada che collegava l’attuale Fordongianus (all’epoca Forum Traiani) con Usellus (l’antica Colonia Iulia). Probabilmente il toponimo indica che si trovava in una strada secondaria che la distingueva da Siamanna. Il nome di Siapiccia viene fatto derivare da “sa ìa picìa”, cioè la strada piccola, mentre il toponimo di Siamanna sta per “sa ìa manna”, cioè la strada grande.

Durante il periodo medioevale Siapiccia faceva parte del Giudicato di Arborea, esttamente nella Curatoria di Simaxise, alla caduta del giudicato, come tanti altri paesi sardi, entrò a far parte del Marchesato di Oristano.

Al disfacimento dei giudicati, Siapiccia passò sotto il dominio aragonese e, successivamente, in epoca sabauda, venne incorporato nel marchesato d’Arcais, feudo dei Flores Nurra fino alla sopressione del sistema feudale.

La storia di Siapiccia è parallela a quella di Siamanna, al quale fu legata sino al 1975, prima che divenissero due Comuni autonomi.

Tutta l’area è ricca di quarzite, un tempo usata per ricavarne materiale per tingere e di sorgenti termali: le più conosciute sono “sa Mitza de s’acqua callenti”, con proprietà salutari, e la fonte di “s’Arrogana”, da cui scaturisce acqua microbiologicamente pura.

Al centro del paese, nel punto più alto si trova la chiesa parrocchiale di san Nicola di Bari, consacrata nel 1605. All’interno si conserva un bell’altare in marmo raffigurante il santo patrono, festeggiato il 6 dicembre.

L’ antica chiesa della Madonna del Rimedio fu fatta costruire nel 1512. Si trattava di una struttura in stile romanico – pisano fatta di blocchi di pietra lavorati e sorgeva nella stessa posizione di quella attuale ma non era congiunta al campanile, che si trovava infatti distante alcuni metri.

Da fine agosto si celebra la festa dedicata alla Madonna: vengono celebrati i vespri e la messa in onore della Vergine ed, infine, prende il via la processione che accompagna il simulacro della Madonna lungo le vie del paese.

Ai primi di settembre la statua viene portata in processione sino alla chiesa parrocchiale e, successivamente, viene riportata al suo santuario, dove con una messa solenne si chiudono i festeggiamenti.

Nel mese di giugno si tiene la Sagra della pecora, mentre nel successivo mese di luglio si svolge, tradizionalmente, la Sagra delle polpette, che vengono offerte ai turisti cucinate in vari modi: da quelle al sugo a quelle fritte o in verde.