SCELTI per Voi su Netflix: Pray for Rain (2017)

di Annalisa Pirastu
 
Il film del regista Alex Ranarivelo, narra la storia di una reporter che, alla morte del padre, si reca nel suoi possedimenti in California, dove è in corso una tremenda siccità che impedisce le coltivazioni. 

Le opinioni sulla veridicità delle cause del problema della siccità sono diverse: alcuni parlano di un film propaganda che promuove l’idea che la scarsità d’acqua in California sia dovuta non a fenomeni climatici, ma alle scelte degli ambientalisti, più preoccupati della sorte degli animali che della sparizione dei farmers. Propenderebbe per questa tesi la scoperta che la casa di produzione del film  è di proprietà di un miliardario petrolifero.

Il film ha un ritmo fortemente squilibrato, con momento lentissimi e altri invece in cui l’azione è data da noiosissimi inseguimenti su moto e macchine, in rettilinei polverosi. L’audacia dell’eroina che porta avanti l’inchiesta che sostiene la narrazione, pur dopo la minaccia di morte, appare abbastanza incredibile.

Il film comunque si fa vedere  anche se la solita esibizione di buoni sentimenti e richieste di perdono di cui è costellato, è sempre imbarazzante e fastidiosa. Nella vita come al cinema. Jane Seymour  è un attrice di prima classe e il suo ruolo seppur stereotipato, della pioniera indurita da una vita rude e solitaria, con un perenne bicchiere di alcol in mano, salva comunque un pò la reputazione del film. 

Ho una domanda per gli spettatori: “Perché l’uomo della gang che ferma l’eroina-reporter vicino al trattore del padre morto (dove lei ovviamente per le dinamiche di suspense del film si è recata incredibilmente in piena notte), le chiede di togliersi il tubino nero e poi, malgrado il coordinato alla Victoria’s secret, se ne va senza torcerle un capello?
Anzi le chiede di tacere sull’avvenimento, cosa che sicuramente diventa abbastanza improbabile perchè la donna deve tornare a casa mezza nuda? Mah!