Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Simaxis

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Simaxis è un comune di circa 2000 abitanti della provincia di Oristano, facente parte dell’Unione dei Comuni della Bassa Valle del Tirso e del Grighine e confina con Solarussa, Zerfaliu, Ollastra, Siamanna e Siapiccia.

La tradizione locale fa derivare il nome del villaggio da quello di San Simmaco che vi sarebbe nato e che è stato papa negli anni 498-514. Al santo è dedicata la chiesa parrocchiale.

L’area fu abitata già in epoca nuragica attesta dalla presenza nel territorio di alcune testimonianze archeologiche, tra cui un nuraghe.

Nel medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte proprio della curatoria di Simaxis e alla caduta del giudicato entrò a far parte del Marchesato di Oristano. Alla sconfitta del marchesato durante la conquista aragonese della Sardegna passò sotto il dominio aragonese e, in particolare, entrò in possesso della famiglia dei Carroz.

Successivamente fu incorporato nel Marchesato d’Arcais, feudo della famiglia dei Nurra, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Nel 1928, a Simaxis fu aggiunta la frazione di San Vero Congiu, fino ad allora comune autonomo.

Nel territorio di Simaxis, su un gradino creato dalle alluvioni vicino al rio S. Elena affluente del fiume Tirso, furono ritrovati circa trenta centri di vita preistorica dell’oristanese a cui si pensa appartenessero gli agglomerati di capanne di frasche e di canne palustri. Nella zona sono stati scoperti diversi manufatti e statuette raffiguranti la dea Madre mediterranea e appartenenti secondo gli studiosi alla cultura di S. Michele (1600-1200 a.C.).

Possono, invece, essere attribuiti al periodo nuragico risalente alla cultura di Monte Claro i resti di alcuni nuraghi presenti nella bassa valle del Tirso nei territori di Ollastra-Simaxis, San Vero Congiu e Zerfaliu.

Si susseguirono, poi, varie dominazioni: i Fenici fecero la loro comparsa in Sardegna in pieno periodo nuragico verso l’anno 800 a.C. estendendo il loro dominio nell’entroterra lungo il fiume cui, secondo Tolomeo diedero il nome di Tihium (forse Tirsum). Alla fine del VI secolo a.C. i Cartaginesi occuparono la zona.

Nella valle del Tirso sorsero vari villaggi e borghi: Santu Eru, Simagis margiani, Simagis de Josso, Simagis Santu Jiulianu.

Nel 1637 a causa dell’invasione francese tentata nel Golfo di Oristano, furono bruciate e distrutte alcune ville ed altre molto popolose rimasero quasi deserte come San Vero Congius e Simagis.

All’interno dell’abitato di Simaxis è situato il cosiddetto “monte frumentario (o monte granatico)” che risale ai primi del 1800, cos’ chiamato perché era il luogo dove veniva ammassato il grano versato dai coltivatori in percentuale al raccolto annuo. Questa riserva serviva per essere distribuita gratuitamente ai poveri o dietro pagamento, alle persone che intendevano iniziarne la coltivazione.

La chiesa parrocchiale dedicata a San Simmaco, designato Papa il 22 novembre 498 fino alla sua morte avvenuta il 19 luglio 514, risale alla prima metà del 1800, come risulta dal libro della parrocchia, nel quale si dice che i popolani si riunirono per l’esercizio del culto nella chiesa di San Simmaco Papa, patrono di Simaxis, eretta dove la tradizione vuole fosse la casa paterna del Santo.

In un’epistola lo stesso Simmaco ribadisce la sua origine sarda: fu il secondo papa sardo dopo sant’Ilario. La chiesa sorse nel presunto sito della casa paterna del santo. La facciata di ispirazione neoclassica è conclusa da un timpano con al centro un lunotto chiuso da una vetrata a spicchi colorati. L’interno è costituito da un’unica navata con tre cappelle per lato. San Simmaco si celebra a fine gennaio e a metà luglio, rispettivamente nascita e morte del santo.

Il periodo del papato fu uno dei più controversi e difficili per la chiesa cattolica, dilaniata a causa dei rapporrti con la chiesa orientale di Costantinopoli. La storia racconta che nello stesso giorno della elezione di Simmaco, una fazione dssidente elesse come Papa l’arciprete Lorenzo, favorevole alle posizioni della chiesa orientale. Lo scisma si ricompose dopo il sinodo del 501 con il ritiro di Lorenzo a vita privata e il riconoscimento del ruolo di Simmaco, sfuggito anche ad alcune aggressioni orchestrate dai suoi oppositori.

Alla sua morte fu sepolto nella basilica di san Pietro, ma non si hanno tracce della sua tomba.

Nella frazione di San Vero Congius sorgono i ruderi delle chiese di san Nicolò di Mira e dell’Angelo, con cupola emisferica, e l’antica parrocchiale di san Teodoro di Amasea, santo militare della tradizione bizantina, databile fra VII e IX secolo, con pianta cruciforme e bracci voltati a botte, il cui incrocio è sormontato da una cupola. La chiesa ha subito vari restauri.

Il paese di Simaxis è noto per la Giornata del Riso: si tiene nel mese di novembre e comprende degustazioni dei prelibati risotti ed esposizioni di prodotti agroalimentari, dimostrazione della lavorazione del pane di Simaxis, esposizione di trattori d’epoca, mostra di organetti d’epoca, mostra di abiti tradizionali, visite guidate ai siti archeologici, musica e balli in piazza.

Oltre ciò il paese è noto anche per il carnevale. La festa organizzata il martedì grasso è conosciuta col nome di “Sa Coja de tziu Damus” (il matrimonio di Signor Damus) che prevede un matrimonio di una coppia di sposi. Il matrimonio è celebrato da un attore che impersona il Sindaco e tutta la popolazione partecipa indossando così come gli sposi, abiti della tradizione agro-pastorale. Il corteo nuziale sfila poi per tutto il paese. La festa si conclude con la cena di nozze, la cui particolarità è data dal fatto che tutti gli “invitati” devono portarsi da casa propria le sedie e il cibo.