Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Sini

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Sini è un comune di circa 500 abitanti della provincia di Oristano, nella regione storica della Marmilla e confina con Genuri, Gonnosnò, Baradili e Genoni.

Circa l’etimologia della parola “Sini” sono emerse differenti teorie. Nel medioevo, il monosillabo “Sin” fu scritto anche “Sinu”, con riferimento alla insenatura dove sorge il paese fra le pendici del monte. Se poi si volesse dare al nome un’interpretazione elegante si potrebbe pensare al vocabolo greco “Csenioi”, vale a dire uomini di grande ospitalità; la parola pronunciata Sénioi sarebbe poi potuta diventare Sinioi ed infine Sini.

Secondo lo studioso Massimo Pittau, invece, si può ipotizzare la derivazione dal gentilizio latino Sinnius, dal nome di un proprietario romano che vi aveva una villa o «tenuta» oppure terreni.

Anche se non si hanno molte notizie sulla origine del paese, i primi insediamenti sono sicuramente antichissimi come testimoniato dai resti di alcuni nuraghi presenti nelle campagne di Sini: Nuraxi Sedda, Nuraxi Pedrosu, Nuraxi Bucca Scala, Nuraxi Scab’i Ois, Domus de Frandaios, Siorus, Nuraxeu, Scala ‘e Brebeis, Bruncu Suergiu e diversi altri.

Sini si trova ai piedi del parco della Giara dove sono presenti testimonianze archeologiche di villaggi sardo-punici. In seguito la Sardegna fu conquistata dai Romani, come dimostrano alcune tracce rinvenute nelle campagne, tra cui tombe, ceramiche e monete ritrovate in località Sa Gora ‘e s’Acqua Sabia.

E’ stato anche scoperto un abitato nella località Nuratò e una necropoli in Pratza Costantis, all’interno del centro abitato.

Nel X sec. d.C., la Sardegna fu divisa in Giudicati, piccoli governi autonomi sotto un Giudice con poteri sovrani e Sini faceva parte del Giudicato di Arborea. L’autonomia dei Giudicati venne limitata dall’intervento dei Genovesi e dei Pisani.

Sotto il governo aragonese Sini risulta dipendeva dal barone di Tuili e successivamente dal marchese di Laconi. Nel 1859, sotto la dominazione sabauda, Sini è parte del mandamento di Lunamatrona, nella provincia di Cagliari, sotto la giurisdizione di Isili. Solamente nel secolo attuale, precisamente nel 1923, Sini si rende autonomo. Durante il fascismo, dal 1928 e fino al 1946, Sini fu aggregata al comune limitrofo di Baressa. Dal 1946 Sini gode di nuova autonomia.

Al Comune di Sini appartiene, come già detto, parte de sa Jara Manna, cioè la Giara, altopiano basaltico di origine vulcanica, dimora di cavallini selvatici unici in Europa. Altro fiore all’occhiello naturalistico di Sini è il parco di Cracchera, impreziosito nei periodi di piena dalla cascata di su Strumpu.

Il Parco Comunale si trova in un’area caratterizzata da una fitta vegetazione nella quale sono presenti lecci secolari, roverelle e querce da sughero. La rete di sentieri acciottolati e le piccole costruzioni in pietra, (alcune utilizzate dai pastori per il ricovero del bestiame) sono testimonianza dello stretto rapporto tra il bosco e gli abitanti di Sini.

La Scala Seremida, che si trova nei pressi del parco di Cracchera, è un sentiero che consente di superare i bruschi pendii della Giara di Genoni e che, per secoli, ha costituito una delle vie di accesso all’altopiano; si presenta profondamente incavata tra le rupi, sale tortuosa lungo il ripido vallone, nel quale le acque del Rio Traineddu, che trae origine dalla sorgente Mitza Salomoi,danno vita alla cascata Su Strumpu.

Nel centro abitato sorgono la parrocchiale di Santa Chiara d’Assisi, patrona celebrata a metà agosto, e l’antica chiesetta di San Giorgio Martire.

La chiesetta campestre di San Giorgio martire è caratterizzata da un importante portico anteriore, con un campanile a vela. Sull’origine di questa chiesa, risalente al XVI secolo, esistono alcune antiche leggende, tramandate dagli anziani del paese e dei paesi vicini.

Una di esse narra che, nel 1650, alcuni contadini di Baressa trovarono mentre lavoravano la terra nel territorio di Ollasta (attuale Albagiara), la Statua in marmo alta una trentina di centimetri, all’interno di due contenitori di pietra, raffigurante un cavaliere seduto a cavallo e chinato a trafiggere un dragone. Evidentemente si trattava di San Giorgio.

La Statua divenne motivo di contrasto, tutti volevano impossessarsene: fu il vescovo a mettere pace ricorrendo a un vecchio espediente, vale a dire porre la statua su di un carro di buoi senza guida. Il luogo in cui si fosse fermato il carro era destinato a diventare luogo sacro, cioè in quel punto si sarebbe costruita la Chiesa in onore del Santo. Accadde così che nonostante i vani tentativi di ostacolare i buoi, questi arrivarono a Sini: inizialmente si fermarono dentro il paese, in un luogo che oggi viene denominato “Su pausu“, poi proseguirono fino ad arrivare nel punto in cui oggi sorge la Chiesa.

A fine aprile il paese si anima con la festa in onore del santo, cui sono associate manifestazioni folkloristiche, mostre d’artigianato e, soprattutto, la sagra de su pani ‘e saba, occasione per assaggiare il prelibato dolce a base di mandorle, uvetta e sapa, che ogni attira migliaia di visitatori.

La Sagra nasce con l’obiettivo di promuovere il dolce tipico, la cui ricetta, tramandata nei secoli in ambito familiare, prevede l’utilizzo di ingredienti locali, quali la farina, la sapa, le mandorle e spezie miste. Ogni 25 aprile, per le vie e nelle piazze del paese si susseguono varie attività per l’intera giornata: degustazione e dimostrazione pratica della produzione del pani saba; degustazione di prodotti tipici locali; percorsi di conoscenza del paese; rievocazione de Sa Coja Antiga; esposizioni di artigianato, di strumenti della tradizione e di eccellenze enogastronomiche; mostre fotografiche, storiche ed etnografiche; sfilata di gruppi folk.

A Sini si trova il Monumento Naturale “Olivo Millenario di Sini”, ubicato, assieme ad altri ulivi millenari, nel parco giochi comunale di Sini. L’Olivo ha una circonferenza di circa 13 metri alla base del fusto e un’altezza di oltre 15 metri.
In autunno, il Comune di Sini, parte attiva dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, organizza in collaborazione con la Proloco la festa dell’Olio, evento di promozione dell’olio extravergine di oliva, eccellenza tipica locale. Durante la giornata, oltre alla degustazione dell’olio extravergine, vengono organizzate delle mostre tematiche, un dibattito al quale partecipano esperti del settore, e per le vie del paese é possibile visitare stand di artigiani e produttori locali. Inoltre, grazie alla collaborazione dei privati cittadini, vengono aperte vecchie case contadine in cui, oltre ad ammirare l’architettura tradizionale, è possibile assistere alla dimostrazione della molitura delle olive attraverso un vecchio torchio trainato da cavallo.