Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Soddì

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Soddì è un comune della provincia di Oristano di circa 100 abitanti. Il comune sorge a 250 metri sul livello del mare, nella regione storica del Barigadu. Confina con Boroneddu, Aidimaggiore e Ghilarza.

Gli sudiosi e storici ritengono che il toponimo sia sardiano o protosardo per l’accento sull’ultima vocale, proprio come in Barì, Belvì, Bidoní, Senorbì, Tortolì, ecc. Secondo Massimo Pittau esso, inoltre, sembra potersi collegare a altri toponimi: Soddaggi (attuale Ulassai), Sodde (Fonni), Soddi (Tramatza), Solí (Bolotana), Solle (Bitti, Osidda), Solloái (Villagrande Strisaili), Solluli (Baunei), Toddeitto e Toddoschi (Dorgali), Toddòttana (Nùoro), Toddule (Bultei), Toddunele (Bitti), Zoddis (Narbolia) e cognomi come Sodde e Todde): forse tutti sono da riportare all’appellativo sardiano o protosardo tzodda (Nùoro), ciodda (Desulo) che significano «avanzo dell’aia», «materiale frollo», «cuoio fermentato», «pasta frolla», (Dorgali) «materiale inzuppato».

Il toponimo Soddì, quindi, forse porta in sé il riferimento a un’aia in cui restavano i rimasugli della trebbiatura oppure a un «sito inzuppato d’acqua».

L’area fu abitata già dall’epoca nuragica, come testimoniato da numerosi nuraghi presenti nella zona.

Nel territorio circostante sono stati ritrovati resti di urne cinerarie, ceramiche e monete che attestano la presenza umana anche in periodo punico e romano.

Nel Medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Guilcer, o Gilciber, detta più tardi Ozier Real. Alla caduta del giudicato passò sotto il dominio aragonese. Nel 1416 tutto il Gilciber e i territori della curatoria di Parte Barigadu vennero concessi in feudo a Valore di Ligia, un arborense che aveva tradito il giudice di Arborea Ugone III nel corso delle guerre tra Arborea a Aragona.

Quando Valore e suo figlio Bernardo si recarono a prendere possesso del feudo, vennero uccisi insieme alla loro scorta a Zuri. In seguito Soddì entrò a far parte del marchesato di Sedilo, di cui seguì le sorti fino al 1839, quando il sistema feudale venne abolito e il paese fu riscattato agli ultimi feudatari e divenne un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Sino al 1979 il paese è stato una frazione del comune di Ghilarza.

Dal suo centro abitato si può osservare il lago Omodeo e le montagne circostanti territorio nel quale è presente la famosa foresta fossile risalente al periodo del Miocene.

Si tratta della famosa Foresta Fossile, scoperta neiterreni in prossimità dei lago. I tronchi Fossili sono una delle poche attrattive del paese e sono situati nella piazza della chiesa dedicata a S. Maria Maddalena.

La località nella quale si trova la Foresta Fossile è detta Montigu Abile, visitata da un gran numero di persone che da decenni l’hanno saccheggiata, portandosi a casa pezzi di tronchi risalenti a 20 milioni di anni fa (Era del Miocene). Purtroppo, nonostante richieste a tutti i livelli per la sua valorizzazione e per creare un Museo, tutto è in stato di abbandono.

Della foresta si possono notare resti di palmizi e baobab, distrutta circa 25 milioni di anni fa da una pioggia di lapilli eruttata da vicini vulcani, oggi sommersa dalle acque dell’Omodeo e che riaffiora nei periodi di siccità.

Il riconoscimento dei legni fossilizzati si basa sullo studio delle caratteristiche della stuttura del legno che si confronta con quello delle altre specie presenti. I tronchi di Zuri- Soddì sono di un numero abbastanza elevato.

I primi studi riguardanti i legni sicilizzati di Zuri- Soddi, si ebbero dallo studioso Sterzer, che descrisse due nuove specie di palme fossili. Un altro studioso, Krausel, scoprì altrepalme. Gli sudiosi Lauvet, Model, Angeliwea e Muler- Stall scoprirono un fossile che, anche se non riuscirono a precisarne la specie, lo chiamarono “TERMINALIOXYLON”.

I reperti di questa foresta fossile sono molto importanti per il loro ottimo stato di conservazione, e quindi è necessaria la messa in atto della conservazione dei reperti. Attualmente nella zona non c’è alcun tipo di protezione e questo permette di effettuare scavi e ricerche, anche sui reperti sommersi dalle acque, soprattutto quando queste, in annate di siccità, si ritirano.

Altri fossili importanti li troviamo nelle rocce Arenarie in cui sono presenti Ostreel, Pecten, Cordium, Clypeaster, Scutelle e Schizzaster.

Nella zona, ma ricadente nel territorio di Ghilarza, è la chiesa di san Pietro di Zuri, smontata concio per concio e ricostruita in un punto più alto in seguito alla realizzazione del’invaso (1923), così come il borgo di Zuri.

Di particolare interesse è la chiesa parrocchiale dedicata allo Spirito Santo e la chiesetta campestre di Santa Maria Maddalena.

Nelle acque del lago è possibile effettuare escursioni con canoe e kayak oppure perlustrarlo con un battello turistico, da cui si possono osservare il falco pellegrino e varie specie di anatre, aironi e testuggini.

Nei periodi di secca riaffiorano testimonianze del passato con un colore uniforme per il limo che vi si deposita, dando la sensazione di un mondo incantato. Si potranno, perciò, ammirare resti archeologici lungo le rive o sommerse attraverso agevoli percorsi escursionistici che partono dal paese e consentono la visita a vari siti nuragici, tra cui Aurù, Corona, Pajolu, sant’Anastasia e, in particolare al bellissimo nuraghe Crastu.

In un centro basato essenzialmente sull’allevamento, di grande interesse è la chiesa parrocchiale dello Spirito Santo, la cui celebrazione è a metà ottobre. Altra festa religiosa è per Sant’Isidoro a fine aprile, mentre due interessanti manifestazioni socio-culturali sono la sagra de su Cazau, tra aprile e maggio, e sos Donos de su Lagua dicembre.

Su cazau è un piatto tipico ottenuto mediante il processo di coagulazione della caseina.
La sagra propone la degustazione di ‘su cazau”, nonché di altri derivati del latte, come il pecorino, il caciocavallo e la ricotta.