Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Solarussa

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Solarussa  è un comune di circa 2.000 abitanti che si trova nella provincia di Oristano e confina con Siamaggiore, Zerfaliu, Simaxis, Tramatza, Bauladu, Oristano e Paulilatino.

Le origini del toponimo “Solarussa” seguono due correnti di pensiero tra gli storici.

La prima fa derivare il toponimo dal colore della terra delle campagne. Il nome compare, per la prima volta nel condaghe di Bonarcado, un registro delle tasse ecclesiastiche, così come è scritto oggi insieme ad altri nomi dati al paese quali: Solagrussa, Solarusa.

Nel registro delle decime della Santa Sede del XIV secolo il toponimo compare come Solarosa, Solarossa, Salarussa e, infine, sul finire del XVIII secolo divenne Solarossa. A conferma è da evidenziare che, proprio nelle campagne del centro abitato si trova una località detta ancora oggi “Terra Arrubia” – Terra rossa -, che si ritiene abbia dato origine al toponimo del villaggio sin dall’antichità per la sua colorazione dovuta alla fertilità del suo suolo.

La seconda origine attribuita al toponimo lo fa derivare da: Zeppara-Sebara-Zeppara Grussa-Solarussa. Secondo diversi linguisti sardi è un appellativo di origine preromana che significa collina molto sassosa. Secondo alcuni studiosi, Zeppara, pur essendo caduto in disuso come appellativo comune, è rimasto invece ad indicare varie località della Sardegna.

A questo punto la versione di Zeppara Grussa, dovrebbe dimostrare che il nome di Solarussa deriva dalla collina molto sassosa su cui è sorto il paese. Dando uno sguardo alla topografia del paese ci si rende conto che anche questa versione del toponimo potrebbe avere l’origine giusta.

I primi insediamenti umani nel territorio di Solarussa hanno origini preistoriche, come dimostrano i numerosi resti nurgaici presenti nel territorio. Uno di questi, posto in punto elevato, sulla collinetta dove sorge attualmente la chiesa rurale di San Gregorio, vicino alla palude, che fino al 1936 affiancava il centro abitato.

Come per molti altri siti nuragici dell’Oristanese, anche per quelli nel territorio di Solarussa ebbe importanza l’utilizzo dell’ossidiana proveniente dal monte Arci.

Successivamente come nel resto della zona, in pieno periodo nuragico fecero la loro comparsa i Fenici che si spinsero nell’interno lungo il fiume cui, secondo Tolomeo, diedero il nome di Tihium (forse Tirsum).

Sempre in prossimità dell’attuale chiesa di San Gregorio, in zona chiamata Putz’e Angius, in epoca successiva i Romani stabilirono una stazione di sosta di cui sono ancora visibili alcune rovine e un pozzo, ritenuto anch’esso di epoca romana. La stazione di sosta era posta sulla via che passando per Solarussa congiungeva Tharros Macopsissa (l’attuale macomer) e che da qui raggiungeva anche Forum Traiani, cioè Fordongianus.

Nel IX secolo in Sardegna si formarono governi autonomi retti da giudici e Solarussa vennero così a trovarsi sotto l’influenza del giudicato di Arborea avente sede nella vicina Oristano.

Nel 1355 una delegazione di Solarussesi che assieme a molti paesi vicini aveva preso parte alla guerra del giudicato di Arborea contro gli Aragonesi è tra coloro che firmano la pace di Sanluri, che garantirà un periodo di pace.

L’11 gennaio 1388 a Solarussa fu sottoscritto l’accordo di pace tra Eleonora d’Arborea e Pietro IV d’Aragona.

Il 29 marzo 1410, in seguito al trattato di pace che sanciva la caduta del Giudicato di Arborea anche Solarussa entrò a far parte del marchesato di Oristano, che divenne feudo regio in seguito alla sconfitta di Leonardo Alagon a Macomer il 19 maggio 1478 e che non fu più infeudato fino al XVIII secolo.

Con la caduta del Giudicato, i marchesi promossero ulteriormente la viticoltura che continuò a svilupparsi così che durante il Cinquecento le condizioni della zona si mantennero stabili e la popolazione riprese a crescere.

Nel 1637 i francesi tentano un’invasione dell’Isola dal golfo di Oristano bruciando e distruggendo numerosi paesi del circondario di Solarussa.

Verso il 1654 una nuova epidemia di peste colpì i paesi del Campidano Maggiore, tra cui Solarussa e nuovamente nel 1680 decimando la popolazione.

Nel 1720 i piemontesi presero possesso dell’isola, trovando un paese spopolato e misero. Nel 1767, Solarussa come tutti i paesi del Campidano di Oristano tornò suo malgrado sotto un feudatario e le sue rendite furono concesse a Damiano Nurra col titolo di marchese di Arcais.

Nel 1807 passò dai Nurra ai Flores e nello stesso anno fu incluso nella provincia di Oristano, e successivamente fu riscattato ai suoi feudatari, mentre la sua economia continuava a poggiarsi sulle attività agricole, in particolare vi erano sviluppate l’ovicoltura e la produzione della vernaccia.

Nel 1927 i comuni di Siamaggiore e Zerfaliu furono accorpati al comune di Solarussa, divenendone frazioni, mentre nel  1946 Zerfaliu riacquistò l’autonomia comunale, seguito da Siamaggiore nel 1950.

Le pratiche vinicole e cantiniere si sono tramandate da epoca romana e la testimonianza migliore sta nella produzione della Vernaccia di cui Solarussa detiene diversi primati. Fino alla metà del secolo scorso era praticata la produzione artigianale di mattoni pieni e tegole nelle zone di Banzus, Nurughiddu e Co’e Forru, località a sud del villaggio che era, secondo antichi documenti, ai confini col villaggio di Bidda longa o Villalonga, villaggio tra Solarussa e  distrutto dalla peste nel XIV secolo e di cui si sono perse le tracce nei secoli seguenti, ma che è tuttavia citato nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado.

Nell’abitato spiccano per il loro interesse la Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo, la Chiesa della Madonna delle Grazie, che è la più antica del paese, la Chiesetta campestre di San Gregorio Magno.

La Chiesa delle Grazie è il Santuario più antico del paese e venne edificata nella parte più alta del centro abitato, intorno al quale si addensarono le case, probabilmente per proteggerla dalle continue inondazioni che in quel periodo devastavano gran parte dei campi e del territorio abitato.

La chiesa di San Gregorio, si erge su una collinetta nella periferia est del paese. Ha una struttura molto semplice a forma rettangolare. La costruzione risalente al periodo romanico, venne edificata nel XIII secolo con pietre di trachite e basalto. Si tratta dell’unico monumento religioso esistente in questo stile e di questa epoca nella diocesi arborense.

La Sagra della Vernaccia, organizzata dalla Pro Loco nel periodo compreso tra i mesi di settembre e novembre, ricorda l’importanza che il paese di Solarussa ricopriva nella produzione della bevanda.  Della pregiata Vernaccia prodotta nel paese parla anche la scrittrice Grazia Deledda in “CHIAROSCURO” – racconto  VII “Il natale del consigliere”.