Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Tinnura

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Tinnura è un comune di circa 200 abitanti della provincia di Oristano, nella antica subregione della Planargia, conosciuto per i suoi famosi murales. Il centro abitato è unito senza soluzione di continuità con quello di Flussio.

Tinnura confina con Flussio, Suni e Sagama.

Il toponimo “Tinnura” è considerato di origine assai antica, certamente preromana. In esso si rileva in particolare la radice “Tin”, derivante dal protosardo “t(h)innía”, “thinníga”, che indicava, secondo gli studiosi, la pianta del giunco spinoso. L’abitato di Tinnura, infatti, è ancora oggi famoso per l’uso di tale vegetale (oltre che dell’asfodelo) nei lavori di artigianato.

L’area fu abitata già in epoca prenuragica, nuragica e romana come testimonia la presenza sul territorio di numerosi resti archeologici, tra cui tombe dei giganti e nuraghi.

All’età del Bronzo risalgono il nuraghe Tres Bias (o Trobia), struttura complessa posta a controllo dell’area circostante e la vicina tomba di Giganti su Crastu Covocadu, una delle più grandi e importanti dell’Isola, attorno alla quale sono stati trovati anche reperti della seconda metà del II secolo a.C., ossia di età romana.

Nel medioevo appartenne al Giudicato di Torres e fece parte della curatoria della Planargia. Nel 1259, alla caduta del giudicato venne governato dai malaspina e, successivamente, entrò a far parte del Giudicato di Arborea.

Intorno al 1420 passò sotto il dominio aragonese del Regno di Sardegna e divenne un feudo,  concesso inizialmente alla famiglia Villamarina, per poi essere incorporato, nel XVIII secolo, dai Savoia insieme a Flussio nel marchesato della Planargia, feudo dei Paliaccio. Fu riscattato agli ultimi feudatari nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Con l’emanazione della Legge Regionale n. 10 del 13 ottobre 2003, che aveva ridefinito le circoscrizioni delle nuove province sarde, il comune di Tinnura è passato dalla Provincia di Nuoro a quella di Oristano.

Allevamento e agricoltura sono le attività dominanti: vi si coltivano uliveti, frutteti e vigneti, da cui provengono vini di ottima qualità, in particolare la malvasia.

Il paese è un museo d’arte moderna ‘a cielo aperto’: nelle suggestive vie e piazzette lastricate, si possono ammirare monumenti e statue di artisti sardi (tra cui Simplicio Derosas e Pinuccio Sciola) e pittoreschi murales dipinti nelle facciate delle case, raffiguranti momenti di vita rurale e del borgo, come, ad esempio, una donna in costume tradizionale, un calzolaio al lavoro nella sua bottega o un gruppo di pastori che tosano le pecore.

Meritano citazioni particolari il murale del Monumento alla Donna Sarda (chiamato in dialetto S’Iscrarionzu” dal nome dell’asfodelo) e quello dedicato a Giuseppe Garibaldi, opera di Pina Monne.

Da vedere anche la Fontana dello Zodiaco costruito con delle bocchette, rappresentanti i segni zodiacali, che hanno continui getti di acqua.

A Tinnura si può notare la varietà di colori dei pavimenti lastricati in trachite rossa, marmo bianco e basalto grigio delle strade, lungo le quali, in primavera, si vedono le fibre vegetali esposte al sole per essiccare e poi essere usate nel confezionamento dei cestini.

Per far macerare l’asfodelo, sino a poco tempo fa, si usava l’acqua delle fontane del borgo, tra cui Funtana ‘e giosso, della quale si possono apprezzare l’ingresso architravato e la cupoletta intonacata.

Merita una visita anche la seicentesca chiesa parrocchiale di Sant’Anna, che ha un elegante campanile a bande in mattoni rossi. La patrona è celebrata a fine luglio con riti religiosi e civili, durante i quali possono essere gustati i “Parafrittusu di Sant’Anna” accompagnati dal vino locale, dalla vernaccia e dalla birra.

Altra festa sentita è per la beata Vergine del Rimedio, a inizio settembre.