Pandemia: nessuno ha le idee chiare sulla malattia  e   su quanto avverrà in futuro

I problemi legati ala Pandemia da Corona Virus  sono molti, complessi, mancano idee, le poche sono burocratizzate e fantomatiche

di Gianfranco Leccis

L’attuale momento è di grande confusione non si sa se più per gli aspetti sanitari (le malattie) o per quelli socio-economici. Parlare di “post-pandemia” è un modo, forse banale e semplicistico, di definire un momento di crisi di cui non appare chiara la portata. Certamente nessuno ha le idee chiare sia sulla malattia stessa che su quanto avverrà in futuro, non l’hanno i medici e gli operatori del settore, non ce l’hanno chi se ne dovrebbe occupare per gli aspetti economico sociali, burocratici, amministrativi.

Vi sono molte cose incomprensibili: perché l’intero sistema sanitario è stato bloccato, quello pubblico s’intende? Non si capisce perché è stata sospesa l‘attività anche in quegli ospedali e strutture che nulla avevano a che fare con il corona virus e non si capisce perché tutt’ora ci sia un fermo quasi totale. Sulla stampa quotidiana appaiono frequentemente notizie su questo tema, sulle conseguenze negative. Ma non sono sufficienti, talvolta sono i giornali a non essere chiari, ad avere interessi specifici, talvolta sono gli stessi giornalisti superficiali, ignoranti, in malafede

C’è da chiedersi quanto il settore della sanità sia sano, se di fronte a tanti ottimi addetti – sono moltissimi quelli che si sono dedicati e si dedicano con impegno al loro compito e dovere – non prevalga chi lavora solo per interesse privato.

In effetti non è solo questo settore ad essere impasticciato e criticabile. I trasporti sono in una situazione pessima: praticamente la Sardegna è isolata e non si fa quasi nulla per risolvere questa situazione.

E’ evidente il legame esistente col turismo, di conseguenza non esiste possibilità reale di ripresa del turismo finche non si risolve il problema dei trasporti. E’ evidente che i turisti per arrivare debbono utilizzare dei mezzi collettivi di trasporto ma vengono poste alcune assurde limitazioni, come fosse l’Isola la sola fonte dell’epidemia. Parlare di turismo interno che sostituisce quelle internazionale è pura fantasia e significa incompetenza.

Le cose peggiorano se si considera un altro aspetto. La sospensione dei contatti umani, e cioè l’interruzione dei rapporti diretti tra uffici e impiegati pubblici e l’intera popolazione (i cosiddetti utenti). Può darsi che il lavoro svolto da casa dei funzionari risulti positivo ma certamente la mancanza di contatto umano è importantissimo per l’evoluzione dei rapporti, delle pratiche.

Non esistono solo obblighi ma anche scambio di opinioni.  In Sardegna mancano le grandi industrie (o sono pochissime, rari anche i complessi commerciali o amministrativi). Ricchi di personale sono gli Enti pubblici, soprattutto i regionali, che hanno tutti o quasi sospeso l’attività diretta, anche per le cose più banali.

Posso portare la mia testimonianza personale: sono giornalista da oltre 60 anni e da tanto faccio studi e approfondimenti su alcuni temi specifici (turismo e sviluppo socio-economico): da parecchi mesi non riesco ad avere alcun contatto, ad avere dati aggiornati e reali al di là dei comunicati stampa che non sono significativi – manca qualunque possibilità di dialogo – non riesco più ad effettuare alcuna analisi. Il mio lavoro è crollato. Questo potrebbe non essere determinante, però è un sintomo evidente di stasi, di immobilismo.

Non basta: il lavoro “casalingo” ha determinato la chiusura di molte piccole attività che costituivano l’ossatura, la base dell’attività di esercizi che sorgono nelle vicinanze dei principali uffici pubblici. Questo ha comportato la “morte” del tessuto sociale di varie strade e quartieri, ora desertificati (bar, ristoranti, “spuntini”, “colazioni”), moltissime piccole aziende costrette a chiudere, centinaia di posti di lavoro perduti, molti uffici chiusi, molti agenti a occuparsi di applicare contravvenzioni spesso con un eccesso di severità. Spesso nella zona gestita del “Parkar” (Cagliari) ZTL bastano ritardi insignificanti per far scattare multe gravose. Spesso ci sono delle vere angherie da parte di regole del traffico, v. piste ciclabili o strade impercorribili.

Non si sa chi farà maggiori danni il virus o il lockdown o certi comportamenti come l’arresto generalizzato delle attività minori. Si è fatto un gran parlare (Stato, Regione, enti vari) di contributi o sussidi a chi è rimasto senza lavoro e senza risorse ma – a parte l’entità delle cifre, spesso irrisorie  – c’è stato ritardo o mancanza completa. Molti hanno perso la propria attività, la propria fonte di reddito senza che nelle alte sfere (nazionali, regionali, politiche amministrative), se ne siano occupati più di tanto.

Esagerato e incomprensibile poi l’obbligo di rapporti con mezzi elettronici anche per chi non li usa e non sa usarli. Soprattutto anziani: non è certo così che si ricostruisce un tessuto e dei rapporti sociali.

Il ”lavoro da casa” non deve essere la regola, ci sono dei momenti in cui può essere utile ma certamente non deve prendere il sopravvento.

Analogamente, i contatti diretti tra rappresentanti delle pubblica amministrazione e della libera opinione come la stampa, devono esistere, non possono esser limitati a dei comunicati. Deve esserci un dialogo che purtroppo molto spesso manca, non esiste alcuna forma di contradditorio. E’ vero che non sempre gli interlocutori sono competenti, purtroppo la competenza è spesso un’illusione. Per esaminare problemi sul turismo generalmente si invitano oltre ad amministratori di enti, imprenditori, esponenti di organizzazioni (spesso senza formazione o competenza specifica).

Occorrono idee, nuove, approfondimenti, non restare ancorati ai luoghi comuni, ai sistemi tradizionali. Potrà sembrare strano ma in momento critico come l’attuale esistono spazi liberi, nuove strade da percorrere.