Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Tramatza

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Tramatza è un comune della provincia di Oristano di poco meno di 1.000 abitanti e confina con Bauladu, Milis, San Vero Milis, Siamaggiore, Solarussa e Zeddiani.

Il terreno su cui sorge Tramatza è di origine alluvionale, ma affiorano, a tratti, formazioni basaltiche, testimoniano l’antica attività vulcanica del vicino Montiferru.

Il territorio è attraversato dal fiume Cispiri che ha avuto un ruolo importante nella storia e nell’economia del paese, in particolare per la produzione di canne, conosciute in tutta l’isola per la loro resistenza.

Le si possono notare lungo il corso d’acqua, insieme a salici, giunchi e tamerici – tramatzu in campidanese, da cui il toponimo del paese.

Esistono diverse varietà di canna: Sa canna Pisanu, canna di primissima qualità, Sa canna de Pischera, canna di prima qualità abbastanza grossa adatta per la peschiera, Sa canna Comù, canna media, usata soprattutto per fare s’orriu, Sa canna de fogu, canna più scadente, usata soprattutto per il fuoco.

L’area fu abitata già in epoca nuragica, come testimonia la presenza nel territorio di alcuni nuraghi. Numerosi reperti indicano la presenza di popolazioni Neolitiche che abitavano due villaggi prenuragici individuati nella località ” Su satigheddu ” e ” Launeddas ” e che seppellivano i morti nelle necropoli che noi conosciamo come “Domus de is zanas”.

Nel territorio di Tramatza sono presenti le rovine di sette nuraghi e questi ruderi hanno dato origine alla denominazione dei terreni circostanti: Nurachi Mannu, situato su un poggio nei pressi di Boronnai, Nurachi Attus, Nurachi a Cuoros, Nurachi Zuddas, Nurachi Piciu, Nurachi Aurras, Nurachi Pellidos o di San Giovanni.

Durante il medioevo faceva parte della curatoria di Parte Milis nel Giudicato di Arborea. Alla caduta del giudicato entrò a far parte del Marchesato di Oristano. Alla definitiva sconfitta degli arborensi, nel 1478, passò sotto il dominio aragonese e divenne un feudo.

In epoca sabauda venne incorporato nel marchesato d’Arcais, feudo dei Flores Nurra, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Nel centro storico le case che hanno un aspetto tipicamente rurale, in mattoni di terra e paglia essiccati e con caratteristici portali e loggiati, fanno da contorno alla chiesa parrocchiale dei santi Maria Maddalena, Salvatore e Geminiano.

Consacrata nel 1388, custodisce nella sagrestia un sarcofago di età giudicale con decorazioni a bassorilievo. La patrona santa Maria Maddalena è celebrata a fine luglio.

Nella periferia del paese, invece, si può vedere la chiesa di san Giovanni battista, risalente al XVII secolo. È il santo più venerato, celebrato a fine giugno. Alla festa è associata la sagra della pecora.

Altri appuntamenti tradizionali sono la festa del pane a maggio, la sagra della cipolla di inizio agosto e la rassegna del vino novello a novembre, tutti legati alla tradizione agricola. Mentre a metà gennaio si accende un grande falò in onore di sant’Efisio.

Tanti i piatti tipici locali, a base di legumi, specie fave, cipolle, patate, salsiccia arrosto, pollo e coniglio alla vernaccia, spezzatino con verdure, anguille con il formaggio. E soprattutto i dolci, preparati per feste e cerimonie: amaretti, bianchini, sospiri, pirichitus, gueffas, pistoccus, pabassinus de saba.