Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Tresnuraghes

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Tresnuraghes è un comune della provincia di Oristano e si trova nella regione storica del Montiferru. Confina con Cuglieri, Flussio, Magomadas e Sennariolo.

Il suo territorio occupa la parte occidentale dell’altipiano della Planargia: a ovest arriva sino al tratto di mare compreso tra golfo di Oristano e capo Marrargiu, verso l’interno è circondato dalle colline del Montiferru.

Nel territorio si possono ammirare fondali di rara bellezza, suggestive falesie e incantevoli spiagge. Su tutte spicca Porto Alabe (o marina di Tresnuraghes), dal catalano alabe (gabbiano): sette chilometri di sabbia rosa fine, alternata a calette e faraglioni.

Attorno alla spiaggia sorge una piccola borgata marina, soggetta a spettacolari mareggiate invernali per l’esposizione al maestrale.

Il toponimo viene fatto derivare dal fatto che in corrispondenza del centro abitato odierno erano presenti tre nuraghi, di cui due ormai scomparsi, mentre del terzo restano a tutt’oggi poche tracce: il nuraghe Martine, Nani e Tepporo. Nel resto del territorio comunale i nuraghi sono numerosi, anche se non in buone condizioni.

Il nuraghe Nani si trova sulla strada a destra del riu Mannu: è un nuraghe monotorre con l’ingresso a sud sovrastato da architrave regolare con finestrino di scarico.

Il nuraghe è circondato da un doppio muro concentrico a sfoglie. Nel pendio sotto il nuraghe si trovano i resti d’una decina di capanne circolari e qualche tratto di muro rettilineo: avanzi di età nuragica e romana confermati anche dai reperti ritrovati.

Lungo la strada che conduce al colle di San Marco e termina in località Foghe, sono visibili un dolmen ed un trittico in pietra conosciuto con il nome di Su Ju Malmuradu, che può essere tradotto in italiano come “Il giogo pietrificato”. Il nome deriva da una leggenda popolare che parla di un contadino il quale, non avendo smesso di lavorare durante il passaggio della processione di San Marco, fosse stato per questa colpa trasformato in pietra con il suo giogo.

L’area fu abitata già in epoca prenuragica, nuragica e roma, come testimonia la presenza sul territorio di numerose testimonianze archeologiche, tra cui tombe dei giganti, dolmen e nuraghi.

La rada di Foghe è stata frequentata in epoche remotissime e rappresentava anche uno snodo cruciale che divideva due antiche tribù nuragiche: i Ciddilitani sulla sponda destra del Rio Mannu erano di origine romana e gli Euticiani sulla sponda sinistra di origine greca.

Nelle vicinanze della torre di Foghe sono venute alla luce le tracce di un’insediamento preistorico testimoniato da una grande quantità di materiale fittile e litico attribuibile a Neolitico. Non vi è omogeneità di forme e di stili decorativi, ma si trovano mescolati reperti di varie età.

In questa zona si ipotizza potesse trovarsi l’antico abitato, denominato Ciddilis, che dopo la sconfitta di Amsicora nella battaglia di Cornus passò sotto l’influenza romana.

Nel periodo dei Giudicati, Tresnuraghes faceva parte del Giudicato di Torres e fu capoluogo della curatoria della Planargia. A partire dalla caduta del giudicato venne governato dai Malaspina e, successivamente, entrò a far parte del Giudicato di Arborea.

Come altre zone dell’isola, intorno al 1420 passò sotto il dominio del Regno di Sardegna aragonese e divenne un feudo concesso inizialmente alla famiglia Villamarina, per poi essere incorporato successivamente dai Savoia nel marchesato della Planargia, feudo dei Paliaccio. Fu riscattato agli ultimi feudatari con la soppressione del sistema feudale.

Nel paese predominano case basse, sviluppatesi intorno alla chiesa parrocchiale di San Giorgio martire, patrono festeggiato a fine aprile. Si possono, comunque, vedere tante altre chiese: Santa Croce, San Lorenzo, Santa Lucia, Santa Maria de s’Adde, Santa Maria di Loreto, San Nicolò, Santa Vittoria e sant’Antonio da Padova.

La parrocchiale dedicata a San Giorgio è caratterizzata dalla maestosa cupola. Il monumento venne edificato nel 1838 sopra una precedente chiesa risalente al 1500, attorno alla quale si estendeva il vecchio cimitero. L’utilizzo della pietra a vista le conferisce una particolare monumentalità mentre le tecniche costruttive utilizzate la rendono molto interessante e sicuramente meritevole

Nei pressi della chiesetta campestre di San Marco è possibile scorgere nel fondovalle le rovine della mai utilizzata cartiera detta “Sa fabbrica”, fatta costruire nel 1809 ai forzati delle galere sabaude, nel tentativo di sfruttare la loro forza lavoro gratuita e l’energia delle acque del Rio Foghe. Di essa rimangono quasi per intero le strutture portanti in conci d’ignimbrite bosana e la volta della derivazione attraverso la quale l’acqua avrebbe dovuto azionare le macchine.

E’ difficile trovare strutture industriali così rifinite, imponenti ed eleganti nell’isola. La costruzione aveva pianta rettangolare, con ampie volte che all’interno creavano grandi saloni. Bellissime due delle facciate, con eleganti finestre e particolari realizzati in pietra calcarea perfettamente scalpellata. L’alto valore architettonico della struttura e il suo inserimento nel paesaggio la rendono interessante e ricca di fascino.

A Tresnuraghes non si può non visitare il museo Casa Deriu”, che rappresenta un unicum nel panorama museale sardo. Il percorso di visita è un interessante viaggio nel tempo, dove, partendo dalla storia di una famiglia borghese sarda del XVIII-XIX secolo, si ramifica per trattare vari argomenti relativi alla storia del giornalismo e dei periodici sardi, passando attraverso la storia della moda, dei viaggi e della stampa, in un insieme armonioso e unico nel suo genere.

La struttura si sviluppa su tre vie distinte ma integrate fra loro: il museo, il centro di documentazione sul giornalismo e sui periodici in Sardegna fra XIX e XX secolo, ed il centro di documentazione e di iniziativa per la difesa dei diritti umani.

La casa conserva al suo interno parte degli arredi originali lasciati dagli antichi proprietari, una cospicua collezione di volumi giuridici, teologici e di diversa tipologia, editi tra la fine del 600 e i primi decenni del 1900, che consta di circa 1000 volumi, ed un fondo documentario.

La collezione esposta è caratterizzata da circa 110 diverse testate e rappresenta un viaggio, unico nel suo genere, attraverso una delle più ricche raccolte di periodici di Provincia del XIX secolo. Ne risulta un quadro variegato dove è chiaro l’utilizzo della carta stampata come mezzo di propaganda politica ma anche di riscatto di una popolazione che poteva ora lamentare liberamente soprusi ed azioni di malgoverno.

(foto dal sito del Comune di Tresnuraghes)