Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Ula Tirso

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Ula Tirso è un comune di circa 500 abitanti che si trova nella provincia di Oristano, nella regione storica del Barigadu. Il territorio di Ula Tirso confina con i comuni di Busachi, Neoneli, Ortueri, Ardauli e Ghilarza.

Il toponimo sembrerebbe derivare dall’appellativo (g)ula «gola», con riferimento alla lunga “gola o strettoia” tra costoni rocciosi, attraverso cui il Tirso scorre nella zona, quella strettoia che ha favorito la costruzione del grande sbarramento del fiume nella diga di Santa Chiara.

In un’altra ipotesi, in cui si pone l’accento su Ulà, ci si spinge a ritenere che si tratti di un toponimo sardiano o protosardo, proprio come altri nomi in Sardegna (Alà, Azzanì, Barì, Belvì, Bidonì, Lodè, Oviddè, Senorbì, Soddì, Tiriddò, Torpè, Tortolí, ecc. ).

Il suo territorio risulta abitato sin dall’età prenuragica come dimostrano numerose testimonianze archeologiche risalenti al Neolitico, anche se il periodo storico che ha lasciato più segni è stato quello della dominazione romana.

Il Tirso è stato culla della civiltà locale: in epoca preromana e romana il villaggio sorgeva sulla riva sinistra del fiume nelle località Orruinas e sos Contones: qui sono stati rinvenuti i resti delle abitazioni e scoperta la più grande necropoli romana del Barigadu.

Il centro abitato sorse probabilmente intorno al XIII secolo. Nel medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Barigadu. Alla caduta del giudicato (1420) entrò a far parte del Marchesato di Oristano, e alla definitiva sconfitta degli arborensi passò sotto il dominio aragonese.

Neln1774, in epoca sabauda, entrò a far parte del marchesato di Neoneli, concesso in feudo a Pietro Ripoll Manca. Il feudo rimase ai Ripoll fino al 1837, quando passò ai Sanjust, per il matrimonio di Maria Angela Ripoll e Carlo Enrico Sanjust, barone di Teulada al quale fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale, per diventare un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Il piccolo borgo rurale racchiude in sè tante piccole tradizioni che possono essere rivissute in occasione delle feste popolari che si svolgono durante l’anno tra le suggestive stradine del centro abitato.

La festa principale è quella dedicata a  La Maddalena che si festeggia il 22 luglio, ma si festeggia anche il patrono sant’Andrea il 30 novembre, giorno in cui si usa anche gustare il vino novello. Il 13 dicembre, invece,  è  festeggiata Santa Lucia con balli e dolci.

A gennaio, come negli altri paesi del circondario e della zona nord-est della provincia di Oristano, si festeggia Sant’Antonio Abate con la tradizionale tuva (falò) e balli accompagnati dal pane cun gherdas, un tipico pane sardo fatto con il lardo o con lo strutto di maiale. e vino a volontà.

Nel mese di febbraio c’è il carnevale con le tradizionali sfilate rigorosamente accompagnate dalla maschera ulese s’urtzu e sos bardianos.

Per Pasqua sono invece da non perdere i riti antichissimi della settimana santa, il più toccante dei quali è s’iscravamentu, il rito della rimozione di Cristo dalla croce, il venerdì con la processione notturna. Questo rito è diffuso in tutta la Sardegna ed è di origine catalana, derivando il nome dal catalano desclavament, letteralmente “schiodamento”.

Un altro santo che si festeggia è Sant’Isidoro, l’ultimo sabato di maggio, in località Besela dove, grazie alla donazione di un terreno da parte di un generosissimo abitante emigrato, nel 1996 la popolazione ha costruito una chiesetta campestre dedicandola al Santo agricoltore; la festa è l’occasione per gustare la tipica pecora bollita accompagnata da gustosi formaggi locali e vino sino a tarda sera.

Nel mese di agosto è la volta della sagra dedicata alla tipica pasta ulese: sos cannisones, ma non mancano le svariate e gustose qualità di dolci tipici, il pane, i formaggi, il bollito di pecora, i vini, i liquori del posto e il miele. Sempre nel mese di agosto si festeggia l’emigrato: grazie alla collaborazione e partecipazione di tutto il paese ogni anno si organizza una cena all’aperto accompagnata da musica e balli tradizionali dove la maggior parte degli emigrati si danno appuntamento per trascorrere una serata di allegria con tutta la popolazione.

Il paese sorge lungo la riva sinistra del fiume maggiore della Sardegna, all’interno di un anfiteatro naturale in trachite: dalla sua particolare posizione si può ammirare un panorama affascinante e selvaggio.

È noto anche per la diga di santa Chiara, monumento di archeologia industriale che ha formato nel 1923 il lago Omodeo, allora maggiore bacino artificiale d’Europa, oggi grande attrazione naturalistica e di turismo attivo. A valle si può visitare la centrale idroelettrica: Ula Tirso è stato il primo paese nell’Isola a usufruire dell’energia elettrica.

Nelle suggestive stradine del centro storico meritano attenzione le chiese di santa Croce e di santa Chiara e, soprattutto, la parrocchiale di Sant’Andrea, costruita con trachite a vista nel XVII secolo in stile gotico-aragonese. Molto bella dal punto di vista strutturale, in facciata presenta un grande rosone decorativo che sovrasta il portale gotico con arco a sesto acuto. Il campanile del 1769 domina tutta la valle del Tirso.